Il Demonio, il film italiano che ispirò L’esorcista

di Nicola Donadio

A distanza di anni dalla sua uscita, L’Esorcista resta uno di quei film capaci sempre di suscitare passioni, entusiasmo o al contrario diffidenza, in ogni caso discussioni interminabili.

Correva l’anno 1963, il film cult dell’horror si sarebbe mostrato al mondo solo dieci anni dopo, ma in quell’anno in Italia usciva Il Demonio di Brunello Rondi, uno dei film che maggiormente avrebbe influenzato sia la stesura del romanzo che la sceneggiatura del film.

Il Demonio è la storia di Purif, una giovane contadina lucana considerata una posseduta dal diavolo, che per questo motivo si trova di fronte all’ostilità e all’incomprensione di tutti. Purif è innamorata di un uomo che la respinge perchè intenzionato a sposare un’altra donna. La giovane decide quindi di legare a sè il suo amato attraverso un rito magico.

Il resto del film è, per l’appunto, la storia dei tentativi fatti per esorcizzare la possessione della donna.

Il film ebbe scarsissimo successo in Italia: fu prima massacrato dalla critica alla mostra cinematografica di Venezia di quello stesso anno e successivamente fu un vero flop anche al botteghino. La stroncatura, nel nostro Paese, dipese molto anche dalla solita scure della censura che si abbattè su quest’opera bloccandola, dopo che era già stato imposto il divieto di visione ai minori di diciotto anni.

Però, come spesso accade in questi casi, la pellicola fu accolta in maniera entusiastica all’estero, specie in Inghilterra, e ancora oggi in paesi come la Francia gode di grandissima considerazione.

Se l’eco del film di Rondi arrivò fin oltreoceano un qualche tipo di errore fu commesso dalla critica nostrana. Probabilmente l’aver dato troppo peso alla lettura antropologica che è presente nella pellicola (ispirata agli studi di Ernesto De Martino) è stato fuorviante per un giudizio complessivo più sereno sull’opera. Questo stesso errore era molto più difficile commetterlo a debita distanza dal dibattito sulle credenze e sull’arretratezza del nostro Sud.

Dunque, all’estero questo film fu accolto come un horror vero e proprio, dalle ambientazioni molto particolari e dalla forte connotazione esorcistica. Sia l’autore letterario de L’Esorcista, Blatty, sia il regista Friedkin vollero estrapolare dei passaggi narrativi del Demonio per ricreare determinate atmosfere. L’esempio più lampante a proposito è la scena del tentato esorcismo in chiesa: il prete solleva il crocifisso e dà inizio al rito, ma l’indemoniata si ribella e poi cammina a ritroso inarcando le spalle a mo’ di ragno, proprio come ne L’Esorcista, quella che poi sarà ricordata nella storia del cinema come “la camminata del ragno”.

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