Lascia perdere il film, guarda i titoli: Kyle Cooper

di Cesare Cioni

È un grande cineasta, il migliore nel suo campo. Ha realizzato più di 150 opere, che sono state proiettate in tutti cinematografi e su ogni televisore del mondo. Ha vinto premi, e gli è stata dedicata almeno una monografia. Ma tra il grande pubblico nessuno conosce il suo nome.

Va bene così. L’arte di Kyle Cooper, noto a tutti i professionisti del cinema come autore delle più belle sequenze di titoli di testa dell’ultimo trentennio, è raffinata ed elusiva. E colpisce più a fondo proprio perché arriva inaspettata.

Riprese dal vero, grafica, animazioni tradizionali e computerizzate: Kyle usa qualunque tecnica, qualunque materiale – per Dawn of the Dead, addirittura sangue vero. Il suo unico intento è attirare l’attenzione dello spettatore, rapirlo per qualche minuto, manipolarne le emozioni e le attese per immergerlo nell’atmosfera del film che sta per essere proiettato.

Kyle si è affermato definitivamente con i titoli di testa di Se7en: la sua sequenza è in sé un piccolo film, apre una porta nella mente del serial killer, e definisce il tono di tutto ciò che seguirà:

Ha collaborato con Martin Scorsese, John Frankenheimer, Brian De Palma, Oliver Stone, Mike Newell e molti altri. Ha lavorato su progetti diversissimi tra loro: da Nixon a Zathura, dai film di Hulk alla serie TV The Walking Dead. In alcuni casi, bisogna ammetterlo, il suo contributo è il momento migliore dell’opera.

Quella dei titoli di testa è un’arte che viene da lontano, e ha grandi maestri: Saul Bass, che negli anni ‘50 ci diede memorabili sequenze d’apertura, anche per i film di Hitchcock; e Maurice Binder, che dal 1962 ha siglato col suo stile personale i film di James Bond. Ma Kyle trascende e fonde insieme le eleganti astrazioni grafiche del primo e la colorata creatività del secondo, in una metamorfosi fra testo, oggetti, volumi e luci, e aggiunge un’originalissima e inquietante vena personale

Allievo del grande Paul Rand a Yale, la sua sensibilità di designer grafico gli permette di asservire alla sua volontà anche i caratteri tipografici – si tratti dei graffi di Se7en, dei geroglifici de La Mummia o delle lettere imprigionate dalle ragnatele nel primo film di Spider-man (che comincia con l’ormai familiare logo Marvel che alla prima proiezione valse a Kyle una standing ovation):

Io personalmente trovo anche migliore la sequenza d’apertura del secondo, in cui la ragnatela si combina con le immagini del grandissimo Alex Ross per creare un riassunto dell’episodio precedente:

Quando l’ho incontrato, mi ha raccontato che avrebbe voluto fare il regista, e che all’inizio sperava che le sequenze dei titoli gli avrebbero aperto la strada alla direzione di lungometraggi. Ma il suo vero talento è questo: porsi al servizio del film, adeguandosi, anticipandone e amplificandone il tono; e allo stesso tempo creare opere riconoscibili all’occhio attento come creazioni dello stesso artista.

Lasciata Imaginary Forces, l’azienda di design grafico più celebrata di Hollywood che aveva contribuito a fondare nel 1996, dal 2003 ha dato vita a Prologue Films, nella quale con un ristretto gruppo di collaboratori si dedica a pochi, scelti progetti alla volta, e si concentra su ciò che ama: creare.

Oggi un regista di minor talento può esitare all’idea di assumerlo, sapendo che il suo film potrebbe non essere all’altezza delle aspettative create dai suoi credits. Ma i più grandi autori lo cercano, non hanno paura di confrontarsi con la sua arte. Sanno che Kyle Cooper entrerà nello spirito della loro opera, la filtrerà e la distillerà in una manciata di secondi, discreto e inesorabile.

E dopo aver ipnotizzato lo spettatore Kyle lo restituirà al film, pronto come il toro in attesa della muleta del matador: mentre lui, l’abile picador, starà già cercando un’altra arena, un’altra corrida, un altro film.

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