Cosa collega Halo ad Elysium e District 9?

di Ennio Formusa

Non sono molti i film mainstream come District 9 (2009) di Neill Blomkamp che riescono a trovare un equilibrio decente e coerente tra il “genere”, le tendenze coeve e il valore socio-culturale dei temi trattati. Nonostante i fan dell’universo Halo siano ancora amareggiati per il fallimento dell’ambizioso progetto di una trasposizione cinematografica dal suddetto, le produzioni del giovane regista sud-africano e del produttore Peter Jackson, incaricati all’inizio di tale adattamento, rimangono comunque qualitativamente soddisfacenti.

In Elysium (2013) Blomkamp mette in scena una rappresentazione futuristica della Terra in cui le risorse basilari principali per la sopravvivenza sono esaurite da tempo.

La piccolissima percentuale di popolazione mondiale abbiente si è trasferita su di una piattaforma satellitare che gravita intorno alla terra, “Elysium” appunto, dove il benessere e il progresso tecnologico permettono un tenore di vita qualitativamente opposto rispetto a quello al quale sono limitati gli abitanti della Terra.

Il suo primo prodotto, tuttavia, ha un’origine più particolare rispetto a quella di Elysium, che può essere genericamente classificato come un attuale blockbuster ben prodotto e distribuito.

Nel 2005 la Microsoft incarica l’Alex Garland di 28 Giorni Dopo per la sceneggiatura di un film basato sulla popolare serie di videogames Halo.

Per distribuire ai maggiori studios cinematografici le copie della suddetta sceneggiatura, l’azienda fondata da Gates decide di inviare dei corrieri travestiti da Master Chief (con tanto di tuta e casco spaziale)… e in allegato una proposta di produzione economicamente molto pretenziosa.

La saga è notoriamente una di quelle sulle quali la multinazionale in questione ha investito di più e continua ad investire; è anche considerata una di quelle che ha avuto più impatto sulla cultura videoludica del nuovo millennio.

Quando si tratta però di megaproduzioni cinematografiche “all’occidentale”, solo due colossi come la 20th Century Fox e gli Universal Studios insieme decidono di accettare una partnership nella produzione.

Il progetto sembra essere partito a gonfie vele: come produttore esecutivo viene ingaggiato Peter Jackson (Il Signore degli Anelli, King Kong) e come regista l’allora esordiente animatore 3D sud-africano Neill Blomkamp.

I costi preventivi a questo punto lievitano sempre di più fino a superare il centinaio di milioni di dollari.

Uno degli spot promozionali girati da Blomkamp per l’uscita del videogame Halo 3 nel 2007. Difficile non notare la somiglianza anche solo fotografica con District 9.

La pre-produzione comincia, si interrompe e ricomincia diverse volte finché nel 2007 il progetto viene dichiarato in fermo.

Il fallimento del progetto di un Halo cinematografico – che sarebbe potuto diventare una pietra miliare del cinema contemporaneo mainstream derivato dalla cultura videoludica – porta Jackson e Blomkamp alla creazione di District 9 nel 2009.

Amplificando l’idea del suo primo cortometraggio in stile mockumentary Alive in Joburg, Blomkamp scrive e dirige un film economicamente meno pretenzioso di quello che sarebbe potuto essere un Halo, ma oggi considerato un moderno cult di genere fantascientifico.

In Alive in Joburg gli alieni sono simili a degli Chtulu lovecraftiani di stazza umanoide.

Le tematiche trattate riguardano l’istituzione del Distretto 6 nella Cape Town del 1966.

Da questa zona residenziale, che fu dichiarata abitabile esclusivamente da etnie caucasiche, in più di dieci anni furono infatti deportate diverse decine di migliaia di abitanti di colore.

Non è un caso infatti che in District 9 gli alieni siano stati spogliati delle prostethics tentacolari di Alive in Joburg per far spazio a un alieno più simile a un indigeno/clandestino di etnia imprecisata, creato del tutto digitalmente tramite tecnologie motion capture.

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