Die Hard: un cambiamento nell’azione, dalla sceneggiatura ai soli fuochi d’artificio

di Andrea Spazzoli

Con l’ingresso negli anni duemila, il cinema d’azione, le sue tematiche e il suo pubblico di riferimento sono notevolmente cambiati. Prendiamo come esempio la celebre saga di Die Hard con protagonista John McClane interpretato da Bruce Willis, formata da una trilogia a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta e due nuovi episodi degli anni duemila.

Le differenze risultano evidenti. Nella trilogia originale ci viene presentato un antieroe che non cerca di certo l’azione, ma che è costantemente perseguitato dagli eventi in cui inesorabilmente finisce per trovarsi nel mezzo. Un eroe ironico, cinico e grezzo che non è di certo un vincente.

Ma sono soprattutto gli eventi e come sono costruiti a saltarci all’occhio. Nei primi tre film l’azione e gli effetti usati sono costruiti nel modo più realistico possibile, non una serie di esplosioni senza senso e di infiniti inseguimenti in auto come negli ultimi due episodi, per capirci.

Le prime pellicole di questa saga, invece, mostrano un’artigianalità e un’aderenza al vero oggi sempre più dimenticate. Film come Die Hard offrivano spettacolo, ma nel contempo erano verosimili, credibili e adrenalinici. Parlando del primo capitolo, Trappola di Cristallo, non si può che considerarlo un film che ha ridisegnato il modo di concepire l’action moderno.

Un altro elemento che ci fa capire il cambiamento in atto tra due periodi totalmente diversi è la censura: negli episodi degli anni duemila, infatti, è vietata la visione ai minori di anni tredici. Una strategia che punta, quindi, ad un pubblico per lo più di ragazzi e questo è testimoniato, ad esempio, dalla scelta di “correggere” la classica parlata volgare del protagonista, John McClane, oppure nel mettere a fianco di Bruce Willis un coprotagonista giovane in ognuno dei due recenti film. Nel primo una sorta di simpatico nerd interpretato da Justin Long e nel secondo vediamo l’apparizione del figlio maschio del nostro protagonista, un agente della CIA impegnato in Russia che rappresenta tutto il contrario del personaggio di John McClane.

Scelte accompagnate da pesanti esagerazioni che distolgono l’attenzione dalla trama (ridotta sempre più all’osso), in quanto nel cinema di oggi si assiste sempre più al voler evidenziare più la parte spettacolare rispetto ad altri elementi. Quindi, in questo caso, troviamo un Bruce Willis sempre più indistruttibile che cade e sbatte ovunque senza un accenno di sangue oppure scene sempre più all’inverosimile, come nel caso di Die Hard – Vivere o Morire in cui in una scena il nostro protagonista distrugge un elicottero lanciandoci un’auto della polizia.

In sostanza ormai la trasformazione, cominciata nel 2007 con Die Hard – Vivere o Morire, è completa: la famosissima saga iniziata nel 1988 con Trappola di Cristallo si è adeguata agli standard dell’action movie voluto dal pubblico di oggi, ovvero molti effetti speciali, tante scene di azione, inseguimenti frenetici e fini a se stessi. Cose che a un appassionato dell’action puro possono non dispiacere, ma ci sono molti difetti in questa trasformazione ovvero che si è persa quell’ironia di fondo che c’era nella vecchia trilogia e quelle storie tese e adrenaliniche fino alla fine.

Qualche differenza tra la concezione di queste due scene? La prima tratta da Die Hard – Trappola di Cristallo (1988) e la seconda da Die Hard – Un Buon Giorno per Morire (2013).

Dello stesso autore:

https://fuoricorsoblog.wordpress.com/2014/03/17/lovecraft-oggi-influenze-e-temi-ricorrenti-del-signore-dellorrore/

https://fuoricorsoblog.wordpress.com/2014/06/23/mockumentary-quando-il-cinema-ci-prende-per-i-fondelli/

https://fuoricorsoblog.wordpress.com/page/3/

https://fuoricorsoblog.wordpress.com/2014/09/18/il-ritorno-del-peplum-hollywood-si-rituffa-nella-mitologia-e-nellantica-roma/

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One thought on “Die Hard: un cambiamento nell’azione, dalla sceneggiatura ai soli fuochi d’artificio

  1. Alla fine, c’è poco da fare, “plot matters” – e sono convinto che non valga solo non solo per chi ama il cinema e non si limita a una visione superficiale.

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