Shock Made in Italy

di Jlenia Lasaracina

Sta arrivando. Ci sta facendo aspettare e ci sta facendo agitare. Parlo di Made in Italy, progetto tutto italiano di una piccola casa di produzione: la Bad House Film.

Nel trailer “carnoso” del film, in meno di due minuti iniziamo a dubitare delle nostre orecchie e dei nostri occhi. Dai commenti sul sito ufficiale del film c’è già chi pone le prime domande: certo, capitando senza volerlo su un sito del genere, qualche dubbio può sorgere.

Ma noi no, non facciamoci trovare impreparati. Proviamo a scovare le radici del genere, lo shockumentary.

Ah, l’Italia: pizza, mandolino.. e Carne Umana!

Contestualizziamo: anni ’80, possibilità tecnologiche di ripresa dal vero, telecamere poste direttamente di fronte agli avvenimenti del mondo. Soprattutto quelli più cruenti, come piace a noi.

Come non citare Faces of Death che si apre con le riprese di un’operazione a cuore aperto, seguite dall’introduzione del Dott.Gross che personalmente provvede ad assicurare la veridicità delle immagini: macellazione di animali e visite all’obitorio, esecuzioni tramite sedia elettrica e riprese di tragici incidenti stradali e aerei.

Ma non vi preoccupate: nello scorrere dei titoli di coda, si scorge il vero nome del Dott. Gross, cioè Michael Carr – di mestiere attore. La stessa troupe, in seguito, parlerà della ricostruzione di alcune scene e delle tecniche utilizzate.

Se volete preoccuparvi invece, potrei suggerirvi The Act of Seeing With Own’s Eyes ad opera di Stan Brakhage, girato nel 1973 in un obitorio di Pittsbourg, dove si assiste alla vera pratica autoptica su corpi di sesso e dimensioni diverse. È un documentario sperimentale dove l’atto di “vedere con i propri occhi” è confermato dallo stile della stessa “messa in scena”: nessun commento parlato, neanche un accenno di musica, niente che possa influenzare l’atto di osservazione. Di fronte a una serie di immagini mediate solo dalle poche scelte di ripresa del regista si assiste solo alla preparazione di un corpo per la sepoltura.

A volte la realtà è meno divertente della finzione, oserei quasi dire.

Dello stesso autore:

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