Trattenete il fiato e giù nell’oceano: tesori e creature straordinarie nell’immaginario dei fondali

di Olga Torrico

C’è una domanda in Submarine che va e viene, come un’onda. E ci lascia galleggiare nel suo significato simbolico: “Quanto è profondo l’oceano?”Abbastanza da nascondere mille segreti.
Pronti a salpare. Underwaters è il sottofondo adatto per l’esplorazione. Immergiamoci nei misteri dell’immaginario acquatico, in un viaggio intrauterino.

Alcune creature marine del Codex Seraphinianus con relative e indecifrabili spiegazioni.

Dai pastelli di Luigi Serafini, il Codex Seraphinianus racchiude un mondo fantastico. Forme tentacolate e un suolo dal colore tenue ricordano lo stile del film di animazione Il Pianeta Selvaggio, illustrato da Topor qualche anno prima. Ma in fondo non serve andare a scomodare altri universi per trovare ecosistemi che lasciano a bocca aperta. Basta fare un tuffo: anche i pesci nostrani più mainstream hanno nomi strafantasiosi, da rebus: pesce gatto/palla/pagliaccio/martello. Dei trasformisti proprio.

L’oceano è il regno della fantascienza: il romanzo 20.000 Leghe Sotto i Mari è tra i grandi ispiratori del cinema steampunk. Nel sondare quei meandri sul sottomarino Nautilus, il dr Aronnax scrive nel diario di bordo: “Mi sentii come il primo uomo a mettere piede su un altro pianeta”. Siamo nell’adattamento cinematografico del 1954, quello con uno spassosissimo Kirk Douglas che canta sul pontile.

Creature straordinarie popolano i fondali oceanici. Là sotto leggi diverse governano il mondo, perché di un altro mondo si tratta. Il suono e la luce si propagano ad altre velocità, muoversi è come volare. L’aria si sostituisce con l’acqua, l’erba con le alghe, le stelle del cielo con le stelle marine.

Zoom su una stella marina in particolare: la protagonista de L’étoile de mer di Man Ray. Il suo colore sgargiante si riesce a vedere nonostante il bianco e nero della pellicola del 1928. Man Ray ha un approccio fotografico: quello dei contorni e dello sfondo che giocano a contraddirsi. Tutto è sfocato e incerto, avvolto in un alone silenzioso, vicino alla logica del sogno. È come se guardassimo il film aprendo gli occhi sott’acqua. I surrealisti erano affascinati dalle profondità marine in quanto le associavano all’inconscio. Ecco perché Jean Painlevé era il loro mito.

Painlevé e la sua cinepresa waterproof.

Painlevé è il padre del cinema scientifico, uno dei primi a usare la cinepresa sott’acqua. Bistrattato dalla comunità scientifica, il regista realizzò più di 200 film guadagnandosi la stima dei cinefili più accaniti. E non a torto, visto che Painlevé parla di cavallucci marini e piovre come di attori consapevoli, commentando le riprese con frasi del tipo: “Un’espressione di angoscia accompagna la rotazione degli occhi”. Sarebbe bello poter respirare sott’acqua per seguire da vicino le sue star.

Questo è anche il sogno di Steve Zissou, il marinaio col cappello rosso a caccia dello squalo-giaguaro. Wes Anderson equipaggia nei minimi particolari la nave Belafonte tra binocoli, ancore, t-shirt a strisce, remi, albero maestro. E perché no: tatuaggi e benda sull’occhio, come Chuck Dugan, il personaggio creato da Eric Chase Anderson, il quale tra l’altro ha una passione per le mappe. Elementi indispensabili nell’inventario di un bastimento come si deve, elementi visivi familiari nelle storie di vecchi lupi di mare.

Il protagonista del romanzo illustrato di Anderson Chuck Dugan Is AWOL</>.

L’avventura è un viaggio di scoperta interiore. È a faccia a faccia con il mare che una sfilza di eroi affronta le proprie paure. A volte però le ossessioni sono fatali. Come non ricordare Moby Dick? Ah sì: Melville non sa di avere fan più in fissa con i cetacei del capitano Achab. Nathan Loceff colleziona diligentemente tutte le citazioni sulle balene che gli capitano tra le mani nel suo bizzarro blog: The Whale Archivist.

Insomma, in mare non ci si annoia di certo. Da piccola andavo a letto solo dopo aver ascoltato mio papà leggere L’isola del tesoro, tra brutti ceffi con denti d’oro e un pappagallo sulla spalla. Magari per finire possiamo immaginare di salire All Together sullo Yellow Submarine dei Beatles. Ormai non ci stupiremmo quando davanti all’oblò passerà un pesce con un paio di braccia. Intanto vado ad aprirmi una scatola di sardine.

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