Mockumentary – Horror

di Andrea Spazzoli

Cosa succederebbe se gli alieni ci rapissero durante la notte senza che noi ce ne accorgessimo? Oppure se il nostro condominio fosse invaso da infetti affamati di carne umana?

Queste ed altre domande sono alla base di numerosi film degli anni Duemila, un periodo in cui si apre la moda dei falsi documentari di genere horror poiché lo spettatore viene maggiormente attirato da queste storie passate per reali in cui viene creato un maggior senso di angoscia e di dubbio sulla realtà in cui viviamo. Specialmente il 2007 è stato un anno importante per questo genere di film, proponendo tre pellicole come Diary of the Dead, Rec e Paranormal Activity.

Oltre al celebre The Blairwitch Project del 1999, il film che ha dato inizio al filone, va sicuramente ricordato anche Diary of the Dead (2007) del grande George Romero, prima pellicola da lui girata con la tecnica del mockumentary. Qui il regista usa la tecnica in questione come critica al mondo de media contemporaneo e, inoltre, è uno dei pochi film del genere in cui viene spiegato il motivo per cui le immagini sono montate e insonorizzate pur essendo un filmino amatoriale di uno dei personaggi.

Sempre nel 2007, spostandoci in Europa e più precisamente in Spagna, troviamo una (falsa) testimonianza di una strana infezione propagatasi in un palazzo, la quale rende i condomini dei pazzi assetati di sangue umano. Questo è il caso di Rec dei due registi Paco Plaza e Jaume Balaguerò, i quali ci introducono in un claustrofobico luogo senza via d’uscita (in quanto il palazzo in questione, dopo l’ingresso della protagonista, viene posto in quarantena) e nel quale il destino dei personaggi è segnato già dall’inizio. Non a caso lo slogan promozionale del film è “la paura in diretta”.

La terza pellicola dello stesso anno (ultima in tutti i sensi, a mio parere), anche se l’uscita venne poi posticipata, è Paranormal Activity di Oren Peli che ci porta nel classico tema della casa infestata da presenze ultraterrene però con lo stile del falso documentario. Film a basso budget che però ha registrato grossi incassi al botteghino (circa 193 milioni di dollari), fatto che dimostra come il suddetto genere in chiave horror sia definitivamente entrato della produzione mainstream. Questo film però, a differenza dei due sopra citati, non ci mostra quasi nulla di mostruoso, vediamo solo oggetti che si spostano, lunghe sequenze di nulla più assoluto e quasi tutta l’azione è concentrata nel finale che tenta di stupire e sorprendere lo spettatore con una scena d’effetto dopo un intero film praticamente vuoto. Questo ci dimostra in pieno quanto l’attesa e il brivido che la campagna pubblicitaria del film ha indotto nella gente, in questo caso, sia più importante del film stesso.

“È una gran boiata, una scemenza pazzesca che non fa nemmeno paura. È stato solo un fenomeno pubblicitario.”
-Dario Argento-

Qui io aggiungerei: “Ho perso un’ora e ventisei minuti di vita a guardare oggetti che si spostano e porte che si aprono e chiudono da sole…”

Un caso particolare di mockumentary è quello di Il Quarto Tipo del 2009 di Olatunde Osunsanmi. Il film si presenta come una ricorstuzione sui recenti casi di persone scomparse nella città di Nome, in Alaska, studiati dalla dottoressa Abigail Tyler, la quale verrà a stretto contatto con i responsabili di questi rapimenti, ovvero gli alieni. Una parte della pellicola è composta da un’intervista alla vera dottoressa Tyler mentre l’altra parte sarebbe, come dichiarato subito all’inizio dalla protagonista e dal regista, la ricostruzione degli eventi in questione. Particolare, appunto, soprattutto per tutto quello che ruota attorno al film, la singolare strategia della Universal per fare passare i fatti e la storia narrata come vera, creando addirittura la vita e la carriera della fittizia dottoressa Tyler (interpretata nella fittizia intervista dalla poco conosciuta attrice Charlotte Milchard, invece nella “ricostruzione” da Milla Jovovich) e giocando sul fatto che nella città di Nome ci sono stati realmente numerosi casi di persone scomparse (che è comunque nella media in Alaska). Queste informazioni false, compreso il sito dell’Alaska Psychiatry Journal, sono costate alla Universal una multa di ventimila dollari.

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Numerosi altri casi di mockumentary di genere horror ci sono stati negli ultimi anni, oltre tutti i seguiti di Rec e Paranormal Activity si può citare L’ultimo Esorcismo, oppure ESP – Fenomeni Paranormali o il singolare Apollo 18, in cui un gruppo di astronauti è alle prese con delle minacciose e cattivissime rocce aliene (viene in mente forse Fascisti su Marte?).

Quello che è certo è la volontà di giocare sul dubbio, sui timori delle masse di spettatori di tutto il mondo e sul fatto che, solitamente, ci siamo sempre fidati di quello che il cinema e la televisione ci dice.

“Mia mamma diceva sempre che i mostri non ci sono, che non esistono i mostri, ma esistono!” -Newt (Carrie Henn) in Aliens Scontro Finale

#Mockumentary:

Quando il cinema ci prende per i fondelli
Woody Allen, di Nicola Donadio
Biographic, di Jlenia LaSaracina
Horror, di Andrea Spazzoli

Dello stesso autore:
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