Mockumentary – Quando il cinema ci prende per i fondelli

di Nicola Donadio, JleniaLaSaracina, Andrea Spazzoli

“Cosa succederebbe se prendessimo per vero tutto ciò che ci viene raccontato?”

Nel 1938, accendendo la radio, crederemmo a un’ invasione aliena solo per aver sentito Orson Welles reinterpretare il romanzo La Guerra dei Mondi di H.G. Wells.

“Cosa succederebbe se prendessimo per vero tutto ciò che il cinema ci racconta?”

Nel 1965 si poteva benissimo credere che la Gran Bretagna avesse subito un attacco nucleare grazie al documentario The War Game di Peter Watkins. Il film, troppo realistico e per questo ritenuto troppo terrificante per essere trasmesso in Televisione, fu bandito dalla BBC e trasmesso solo nelle sale cinematografiche. Chiaramente un falso, si aggiudicò l’Academy Award nel 1966 come miglior film documentario. Un paradosso poiché Watkins usando la finzione come sotterfugio, ha veicolato il suo pensiero pacifista dando vita ad un nuovo genere cinematografico, il mockumentary.
Da qui in poi molti famosi e non, decisero di usare a loro modo la possibilità di inganno offerta dal genere stesso.

 

Non soddisfatto, Orson Welles nel 1974 realizza F for Fake, riflettendo sul rapporto tra verità e arte, proponendo il falso come forma e come contenuto cinematografico. Ce n’è di tutte: opere d’arte vere e false e biografie su falsari esistenti e inventati; difficile venirne a capo.
Dall’arte alla politica, in Italia of course.
Colpo di Stato e Vogliamo i colonnelli, rispettivamente ad opera di Salce e Monicelli, sono già titoli indicativi, per non parlare poi di Prova d’orchestra con cui Fellini abbandona il suo mondo onirico per osservare la realtà che lo circonda: si narra di una immaginaria rivolta dei componenti di un’ orchestra nei confronti del loro direttore, il tutto documentato sotto forma di interviste televisive.

“Cosa succederebbe se prendessimo per vero qualcosa che non conosciamo, ma di cui abbiamo sentito parlare?”

È questo il caso di Cannibal Holocaust (1980) di Ruggero Deodato, probabilmente il primo film in cui i fatti che ci vengono mostrati sono legittimati come veri grazie alla tecnica del found footage. Le imprese di una troupe cinematografica impegnata nel documentare la vita di tribù dedite al cannibalismo diventano ancora più reali se nelle cassette ritrovate non si applicano tagli: si vedrà chiaramente che i responsabili della violenza mostrata sono gli stessi giornalisti. Gran parte dei fatti non sono reali, gli attori, tra cui citiamo un Luca Barbareschi ancora non proprio famoso, sono stati fatti sparire dalla circolazione proprio per alimentare il mistero sulla pellicola.
La stessa tecnica del found footage verrà applicata ventinove anni dopo nel film americano The Blair Witch Project (1999) di Myrick e Sanchez che verrà considerato un plagio dell ‘opera di Deodato anche per la sceneggiatura, quasi identica.

È curioso come il risultato al box office sia stato diverso: l’attrazione commerciale del genere (con le dovute correzioni) è stata molto più alta negli anni Duemila rispetto agli anni Ottanta. Ciò porterà alla realizzazione di numerosissimi mockumentary che esplorano la dimensione della paura.
Tiriamo le fila.
Il falso documentario nella storia del cinema, è stato scelto per raggiungere diversi fini in diversi generi pur conservando la questione di fondo:

“È vero o è falso ciò che stiamo vedendo?”

#Mockumentary:

Quando il cinema ci prende per i fondelli
Woody Allen, di Nicola Donadio (in uscita 24 giugno)
Biographic, di Jlenia LaSaracina (in uscita 25 giugno)
Horror, di Andrea Spazzoli (in uscita 26 giugno)

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4 thoughts on “Mockumentary – Quando il cinema ci prende per i fondelli

  1. Pingback: Mockumentary – Woody Allen | Fuori Corso

  2. Pingback: Mockumentary – Biographic | Fuori Corso

  3. Pingback: Mockumentary – Horror | Fuori Corso

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