C’era una volta… il fascino del male

di Denise Penna

Ricordo che quando ero bambina, l’aspetto della strega di Biancaneve della Disney mi terrorizzava. Nella più classica delle iconografie fiabesche, la cattiveria d’animo era sempre associata alla ripugnanza dell’aspetto fisico. Finché non è arrivato il cinema a cambiare le cose. Non abbiate più paura, bambini: l’epoca del “brutto e cattivo” è finita.

Nel 2012, quasi in contemporanea, due diverse Biancaneve si sono date battaglia a colpi di biglietti strappati al botteghino. Nel primo, Biancaneve diretto da Tarsem Sing, contro la semi-esordiente Lily Collins c’era la bellissima Julia Roberts. Biancaneve e il Cacciatore di Rupert Sanders è uscito nelle sale pochi mesi dopo. Kirsten Stewart ha indossato un’armatura di tutto punto ed è diventata una combattiva guerriera, al fianco del Cacciatore, Chris Hemsworth. Ma non è bastato, poiché ad oscurarla c’era una splendida Charlize Theron.

La tendenza dei belli e maledetti dell’immaginario fiabesco continua quest’anno più che mai. Nell’ultima versione di La Bella e la Bestia con la rivelazione Léa Seydeux, il sex symbol Vincent Cassel si allontana per una volta dai ruoli da bad boy ed è affascinante più che mai nelle vesti desuete del principe maledetto.

Dulcis in fundo, la splendida Angelina Joliea sta canalizzando l’attenzione degli spettatori proprio nelle ultime settimane: l’attrice è infatti Malefica, villain del classico di Perrault La Bella Addormentata. Maleficent di Robert Stromberg proviene direttamente dalla Disney ma per molti aspetti si distacca dal film animato del ’59, incentrando la storia principalmente sul personaggio della strega e gli eventi che la portarono a lanciare l’incantesimo contro la principessa Aurora (Elle Fanning). Occhi magnetici, portamento suadente, cipiglio perfidamente regale; tanto sensuale quanto spaventosa: il ruolo sembra letteralmente cucito addosso alla Jolie.

Perché allora i sex symbol sono entrati nelle favole sullo schermo?

Innanzitutto, per una mera questione di marketing, certamente. Se al fianco di una giovane attrice, un’esordiente (prendiamo il caso della Collins) non si trovi una spalla abbastanza forte, il talento in questione rischierebbe di non sbocciare, di cadere ben presto nel dimenticatoio. Se invece la stellina è già ben lanciata (Stewart, Hemsworth, Seyedeux, Fanning), bisogna solo accontentare una studiata fetta di pubblico di fan giovani, abituati a un cinema movimentato e colorato. Complici gli ultimi successi del botteghino che hanno plasmato l’immagine dei suddetti idoli nella mente degli adolescenti, come Twiligh e Thor. A questo punto basta aggiungere un po’ di luce riflessa dei colleghi più navigati ed amati e l’incasso è garantito.
Da un punto di vista più ideologico/estetico si potrebbe invece sovvertire lo stereotipo: da “brutto e cattivo” a “bello e maledetto”. Se è vero e risaputo che il cattivo ha spesso ben più fascino del personaggio positivo (vuoi per una storia difficile alle spalle, vuoi per una caratterizzazione psicologica più ambigua, profonda, affascinante) è certo che non può essere un interprete qualsiasi ad impersonarlo. Ed ecco il sex symbol più maturo, tale da far prendere vita all’eroe oscuro, capace di poter reggere questo “peso” sulle sue spalle.

Tante altre le considerazioni che si potrebbero fare a questo punto ma in effetti verrebbe spontaneo domandarsi cosa succederebbe se invece, ed il rischio è alto, la bellezza matura (estetica e professionale) eclissasse l’acerbo protagonista nonostante un radicale restyling.
Nel caso di Biancaneve di Sanders, in effetti, come potrebbe rispondere uno Specchio Magico al cospetto di Charlize Theron? C’è poco da chiedersi chi sia “la più bella del Reame” tra la Regina e Biancaneve.

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