Good Sushi vs Bad Sushi – Un post non vegetariano

di Jlenia Lasaracina

Cibo. Cibo ovunque. Cibo fotografato, cibo filmato, cibo spiegato. Siamo nell’era del food porn e i nostri occhi ne godono. Non solo cibo in TV ma anche cibo al cinema. Non solo cibo nostrano ma anche cibo esotico. Non solo cibo buono ma anche cibo cattivo, ma cattivo cattivo!

Parliamo di sushi, ormai a portata di bacchetta, e delle produzioni cinematografiche a esso dedicate. Unica tradizione ma due estremi: Jiro e l’Arte del Sushi, film documentario del 2011 di David Gelb e Dead Sushi, film commedia dalle tinte splatter del 2012 di Noboru Iguchi.

Due prodotti cinematografici che, già dalla locandina, paiono totalmente diversi (e lo sono senza dubbi) ma che sono accomunati da quella che è la tradizione culinaria giapponese: il sushi è arte e come tale solo chi è estremamente vicino all’artista, tanto da seguirne ogni movimento e ogni indicazione, è degno di praticarla.

Good Sushi: Jiro Ono è il più famoso e pluripremiato chef giapponese in materia. A ben ottantacinque anni è il proprietario di un piccolo ristorante nascosto dentro una stazione metropolitana di Tokyo. Ad affiancarlo nel suo lavoro è la sua esperienza: una vita passata alla continua ricerca della perfezione e alla ricerca degli ingredienti di massima qualità.

Il film, come una sinfonia, ci mostra le varie fasi di preparazione della pietanza, dalla selezione all’acquisto del pesce dai fornitori (quasi quasi, e per i più sensibili, un punto di incontro con lo splatter vero e proprio dove il pesce viene tagliato e sviscerato, un polpo vivo viene malamente imbustato, ecc..) alla preparazione preventiva delle carni (il suddetto polpo massaggiato per 40 minuti per intenerirne i tentacoli, la spiegazione di come possano esistere ben quattro tipi di carne di tonno) sino al momento della consumazione e, permettetemi, il momento dell’acquolina.

Il racconto comprende anche le interviste dei due figli di Jiro che raccontano come sia faticoso e quanta disciplina ci voglia per seguire le orme del padre.

Insomma il racconto di una vera filosofia-sushi di vita.

Bad Sushi: sin dall’ incipit di Dead Sushi, ritroviamo perfettamente quella tradizione che è ben spiegata da Jiro: Keiko, figlia di un leggendario chef di sushi, viene cacciata di casa e da lavoro a causa da quello che suo padre definisce “odore di donna” inadatto alla preparazione del sushi perfetto.

Tutto il resto, è trash!

Chiariamo subito, questo film è totalmente l’opposto del primo: a metà tra commedia e anime, effetti speciali volutamente ridicoli e divertentissimi, recitazione in qualche caso non proprio perfetta degli attori e sushi riportato in vita. Si, avete letto bene.

Keiko troverà lavoro in un rinomato ristorante. I primi ospiti, direttore e dipendenti di una casa farmaceutica, attireranno un ex socio della compagnia cacciato malamente anni prima. Oramai barbone, sarà pronto a scagliare la sua vendetta tramite un siero rivitalizzante per pesci.

Da qui in poi se ne vedranno di tutti i colori. Da seppie volanti assassine, a sciami volanti di sushi che mordono e trasformano le povere vittime in zombie sputa riso bollito: vi lascio immaginare come potrebbe finire una scena di body sushi, date le premesse.

Insomma, di sushi ce n’è per tutti i palati. Di film sul sushi, pure.

Ps: si consiglia la visione del primo film a stomaco pieno e la seconda a stomaco vuoto.

Dello stesso autore:

Annunci

One thought on “Good Sushi vs Bad Sushi – Un post non vegetariano

  1. Pingback: Shock Made in Italy | Fuori Corso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...