Il curioso caso di Marfa Girl

di Daniele Marazzani

Roma. Novembre 2012. Nella capitale si tiene la settima edizione del Festival Internazionale del Film. La prima targata Marco Muller, ex direttore della Biennale di Venezia. Tra tutti i contendenti per il Marco Aurelio, a spuntarla è Marfa Girl di Larry Clark.

Marfa Girl è una pellicola che parla di turbe adolescenziali che attanagliano i ragazzi di Marfa, cittadina al confine tra USA e Messico, a causa del coprifuoco imposto dalla polizia. La vita nella cittadina è difficile e spesso i giovani sono costretti a subire punizioni corporali. Larry Clark, noto al grande pubblico per il dramma erotico Ken Park, è considerato dalla critica un regista che ama raccontare controversie e dinamiche scomode della vita reale. Anche quest’ultimo film ha suscitato scalpore; non tanto per la sua messinscena cruda e veritiera ma per la sua scelta distributiva.

Larry Clark, già prima di mostrare l’opera, aveva manifestato la volontà di distribuire la pellicola attraverso il suo sito internet ufficiale. Il cineasta statunitense ha maturato la sua decisione a causa della difficoltà, nelle sue precedenti pellicole, di trovare una buona distribuzione. Clark ritiene che il web sia il futuro: permette una distribuzione, potenzialmente vasta, ad un costo pari a zero. Inoltre ha specificato che lui appartiene a una generazione di filmmaker che preferiscono realizzare film per passione e non per soldi. Quindi la rete come mezzo distributivo per prodotti indipendenti. Una fonte di sostentamento per tutti coloro che vogliono mostrare al mondo le loro opere.

Galeotta fu la giuria del festival capitolino che decise di assegnare a Marfa Girl il premio massimo della competizione. Tale decisione provocò forti polemiche alla kermesse romana perché il vincitore ottenne un contratto di distribuzione. I festival hanno, generalmente, il compito di proporre opere poco note e/o senza distribuzione per affacciarle al mercato, per metterle in mostra e, sovente, per lanciare nuovi autori. Una vetrina preziosa che in questo caso è stata vanificata. Molti addetti ai lavori si sono chiesti come mai la giuria abbia deciso di assegnare l’onorificenza se il regista aveva già espresso la volontà di distribuire in modo alternativo. Perché non dare la possibilità a un altro di emergere?

Dare una risposta non è cosi semplice perché si tratta di una competizione e la giuria ha il compito di valutare i vari lungometraggi scegliendo il più meritevole e tralasciando elementi distributivi che implicano parametri relativi al mercato cinematografico. Ergo allo sfruttamento del prodotto vincitore per scopi di lucro. Grandi festival internazionali hanno al proprio interno delle manifestazioni collaterali legate all’acquisizione di prodotti filmici: Il Film Market. Quindi, addossare la colpa all’organizzazione romana non è cosi semplice.

Larry Clark, qualche mese dopo la vincita, ha messo in vendita il suo lungometraggio. Tuttavia le controversie rimangono. Perché non accettare la distribuzione in sala visto che ha vinto? Si tratta di un capriccio di un autore a cui è sempre stata negata una buona distribuzione e che per ripicca non accetta di piegarsi al sistema? Sicuramente il parlarne non ha fatto che alimentare la promozione di Marfa Girl e, forse, le intenzioni del cineasta sono puramente artistiche e pro-sperimentali. Forse, è solamente un’apertura a una nuova piattaforma di mercato dovuto al web. Ma, forse, non era meglio distribuire il film gratuitamente? Troppi punti interrogativi che aprono spunti di riflessione sulla diffusione delle opere via internet e su quali siano i compiti di un festival ai giorni nostri.

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