Hooray for Wellywood: il Cinema in Nuova Zelanda

di Cesare Cioni

Un gigantesco set all’aperto con ogni tipo di ambientazione: montagne, foreste, spiagge sabbiose, ma anche metropoli e ridenti cittadine. Studi di ripresa moderni e attrezzati, laboratori in grado di approntare costumi o props di qualunque epoca, società di effetti speciali pluripremiate e all’avanguardia. Tecnici di lingua inglese in grado di ricoprire tutti i ruoli della catena produttiva. Agevolazioni fiscali. No, anche in questo caso non siamo a Hollywood. Wellywood, semmai, dalla città di Wellington, capitale della Nuova Zelanda.

Gennaio 2004: per la prima volta seguivo il Future Film Festival. Al party che precedeva la proiezione in anteprima de Il ritorno del Re mi misi a chiacchierare con un signore molto distinto che scoprii essere l’ambasciatore della Nuova Zelanda. “Siamo un Paese senza industrie, con poco inquinamento, e vorremmo restare così,” mi disse. “Stiamo investendo nel turismo e nell’industria cinematografica, che portano lavoro e non impoveriscono le nostre risorse naturali; e la trilogia de Il Signore degli Anelli è la miglior promozione che potessimo desiderare per ambedue questi settori.” Come dargli torto?

Peter Jackson è sicuramente la figura di maggior spicco del cinema neozelandese, e la sua trilogia con lo splendore e la varietà delle location ha offerto una vetrina mondiale al settore del turismo, e contemporaneamente ha contribuito a consolidare professionalità e strutture d’eccellenza per la produzione cinematografica e per gli effetti speciali.

Non è un caso se produzioni tra le più diverse come L’ultimo Samurai, Le cronache di Narnia, o l’ultimo Evil Dead, abbiano scelto di girare in Nuova Zelanda. Weta, l’azienda di effetti speciali da lui fondata, lavora per le più importanti produzioni di tutto il mondo. Persino Bollywood [link ad articolo su Bollywood dello stesso gruppo] ha usufruito delle facilities locali per Kaho Naa… Pyaar Hai, grande successo del 2000.

Ma l’industria cinematografica kiwi non è nata con Jackson. Il primo film muto venne mostrato al pubblico già nel 1896; il primo regista fu Alfred Whitehouse, che realizzò dieci film tra il 1898 e il 1900; e il primo feature film nazionale è probabilmente il perduto Hinemoa di George Tarr, del 1914 (da non confondere con l’omonimo film di Gaston Meliès, fratello di Georges, filmato l’anno precedente sempre in Nuova Zelanda).

Il cinema neozelandese cominciò a uscire dai confini del Paese solo dagli anni ‘70, dopo la creazione della New Zealand Film Commission a cui è affidato il compito di promuovere le produzioni nazionali. Unica regola vincere (Sleeping Dogs), diretto da Roger Donaldson con Sam Neil (nato in Irlanda, ma in realtà neozelandese da quattro generazioni), fu la prima pellicola realizzata esclusivamente con maestranze locali a raggiungere i circuiti esteri. E negli anni ’90 la ribalta internazionale venne conquistata con Lezioni di piano (The Piano) di Jane Campion del 1993, vincitore di tre Oscar; nel 1994 fecero seguito Once Were Warriors di Lee Tamahori, e naturalmente Creature del cielo (Heavenly Creatures), che diede la notorietà al già citato Peter Jackson:

Oggi nel paese sono attivi festival cinematografici, e un programma di incentivi per i filmmaker locali che volessero cimentarsi nella produzione di cortometraggi, lungometraggi, o film d’animazione.

Grazie alla conferma delle agevolazioni fiscali per le produzioni straniere, Steven Spielberg e Peter Jackson stanno lavorando alla produzione di un secondo Tintin da girarsi proprio in Nuova Zelanda; è di poche settimane fa la notizia che nel Paese verranno realizzati anche i tre annunciati seguiti di Avatar: e sicuramente non è finita qui. Qualche produttore locale lamenta che questo flusso di produzioni estere rende più difficile trovare competenze professionali a costi accettabili, ma allo stesso tempo attira anche professionisti di tutto il mondo in un circolo virtuoso sempre più significativo.

Un Paese da tener d’occhio, quindi, anche per crearsi una professionalità nel settore: anche per via della possibilità di ottenere una Working Holiday Visa che consente a chi va in vacanza in Nuova Zelanda di fermarsi per un anno e cercare un impiego. Io da tempo ho superato il limite di età, se no ci penserei seriamente.

E voi, siete tentati?

Categorie:

Tag: New Zealand Film Commission, Weta, Hinemoa, Alfred Whitehouse, George Tarr, Peter Jackson, Jane Campion, Roger Donaldson, Lee Tamahori , Steven Spielberg

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