La maggiore età dei South Park Studios

di Ennio Formusa

Era il 1995 quando Trey Parker e Matt Stone crearono uno dei primi video virali nella storia di Internet: Jesus vs. Santa.

Due anni dopo gli stessi videro andare in onda su Comedy Central l’episodio pilota del loro show in cutout animation basato proprio sull’ambientazione e i personaggi rappresentati nel cortometraggio.

Il titolo del pilota era Cartman si becca una sonda anale e lo show in questione è South Park, che nel 2013 è arrivato alla sua diciassettesima stagione, mantenendo con il passare degli anni sia uno zoccolo duro di audience affezionata che il costante aumento di nuovi fan.

I South Park Studios, che producono la serie, ad oggi hanno raggiunto sulla carta la maggiore età: la diciottesima stagione del loro show verrà mandata in onda negli Stati Uniti a fine 2014 e la programmazione è stata confermata almeno fino al 2016. Sono composti da una settantina di professionisti divisi tra California e Colorado, sotto le direttive dei creatori Parker e Stone. Quest’ultimi scrivono, dirigono e partecipano all’animazione di tutti gli episodi, prestando inoltre le voci per doppiare quasi tutti i personaggi, protagonisti compresi.

Il punto forte e differenziante di questa censuratissima serie, influenzata dal black humour in stile Bill Hicks, è la tempestività nell’affrontare in maniera dissacrante e cruda fatti di cronaca contemporanea di stagione in stagione, rappresentandoli più o meno metaforicamente nella grottesca, ipocrita e paradossalmente realistica cittadina di finzione South Park in Colorado.

Tra i tratti distintivi che caratterizzano l’originalità e il valore di South Park, quello forse più importante è la sua produzione atipica rispetto allo standard televisivo, definibile quasi “artigianale”.

A differenza della maggior parte delle serie animate, in South Park le stagioni vengono prodotte un episodio a settimana, basandosi su eventi quindi spesso ancora “scottanti” … con l’episodio completo consegnato alla distribuzione solo poche ore prima della messa in onda, di settimana in settimana. Da quasi vent’anni.

Non sembrerebbe un azzardo quindi affermare che South Park si sia sempre discostato dalle serie animate di satira che affrontano tematiche ed eventi di cronaca come appunto I Simpson o Beavis e Butthead, anche per i suoi contenuti: violenza estrema, razzismo esplicito, profanazioni religiose, critiche offensive di matrice “libertariana” dirette alla politica, alla società, alla cultura pop e no-global.

Un fotogramma da Il Natale degli animaletti del bosco (2004), un episodio speciale natalizio dai contenuti estremamente spinti; tra i più apprezzati e controversi in assoluto.

Nonostante i protagonisti siano quattro bambini che frequentano ancora la scuola elementare, non è un programma adatto alla visione di un pubblico che non riesca a interpretarne l’apparentemente superficiale rudezza.

Non è una sorpresa quindi che, ai primi tempi, la fascia di età pre-adolescente di consumatori abituata a sitcom animate meno “forti” si sia trovata di fronte a un prodotto potenzialmente al di là delle loro aspettative … scatenando così contestazioni, lamentele, etc. da parte di numerose istituzioni che hanno portato molti a condannare e censurare lo show.

Il valore di South Park viene oramai sindacato da una schiera più ristretta rispetto quella dei primi anni e sono molti i paesi e i network che hanno abbassato le barriere della censura.

La diciassettesima stagione, inedita in Italia fino alla fine del 2014, conferma infatti le qualità produttive sempre più mature con episodi recepiti molto positivamente.

Tra i più interessanti The Hobbit, dove in una scena viene rappresentato per la prima volta Papa Francesco che interagisce in una gag con il popolare rapper statunitense Kanye West.

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