Non solo carta: la graphic novel in Utopia e nei serial

di Erica Benedettelli

Scelte di marketing o di tendenza, poco importa, quello che ci interessa è che la graphic novel, soprattutto negli ultimi tempi, è entrata nella top ten dei materiali da avere, non tanto per la sua natura grafica, ovviamente, quanto per il suo rapporto con gli altri media che l’hanno resa il mezzo, privilegiato e alternativo, per raccontare un serie televisiva.

La televisione, infatti, sembra aver sviluppato un amore singolare per questo tipo di trattazioni che partono già dal 2007 con Buffy l’ammazzavampiri, proposto in versione grafica dallo stesso Josh Whedon, per completare l’ottava e la nona stagione della serie.

Ma non dobbiamo tornare così indietro nel tempo per vedere come, le graphic novel, siano ora diventate un supporto essenziale per gli appassionati televisivi. Tra i casi più recenti c’è sicuramente la serie Castle – Detective fra le righe, per la quale Brian Michael Bendis ha preferito riproporre il personaggio di Derrick Stom, uno dei protagonisti dei libri di Castle, in quattro graphic novel targate Marvel, di cui l’ultima prevista in uscita per il 6 maggio, e la serie di Once Upon A Time, che ha presentato il 4 settembre, prima dell’inizio della terza stagione, Once Upon A Time: Shadow of the Queen in cui la Regina Cattiva è alle prese con il Cacciatore in una puntata della prima stagione.

Di casi in cui la graphic novel è diventata il seguito, il supporto o proprio uno spin-off di un serial, ne sono piene le librerie, ma la vera novità, in termini di rapporto tra Tv e romanzo grafico, è sicuramente Utopia di Dennis Kelly.

Caso inglese del 2013, promosso da Channel 4, la serie si appresta alla sua seconda stagione e si parla già di un probabile remake americano, ma non di una sua distribuzione italiana, tanto per cambiare. Secondo me il punto di forza di questa serie, oltre alla magistrale fotografia, è sicuramente la capacità di aver integrato, incastrato e sovrapposto elementi e personaggi che sembrano, a prima vista, completamente scombinati tra loro.

L’elemento chiave che collega tutto è la graphic novelThe Utopia Experiment – parte II” che diventa il motore d’azione per ciascun protagonista, anche se inconsapevole di quello che sta accadendo. Becky, Ian, Wilson e Grant sono quattro appassionati di “The Utopia Experiment – parte I”, Benjian, un altro fanatico, li informa di avere il seguito e li contatta per leggerlo tutti insieme appassionatamente. Due cattivi e inimmaginabili serial killer, non compassionevoli come siamo abituati a vedere, cercano il manoscritto di Benjian, insieme a una tale Jessica Hyde, la cui costante ripetizione del nome istigherà voi stessi alla ricerca di quella poveretta, per disperazione. E poi c’è Michael, un malcapitato funzionario del ministero, assoldato a comprare il vaccino per l’influenza russa, pena la divulgazione della sua relazione con una prostituta, ora incinta.

Insomma, un thriller cospirativo con i fiocchi che, ammetto, mi ha particolarmente turbato, soprattutto nella prima puntata, ma che, a discapito di quanto avevo letto prima della visione, non ho trovato particolarmente cruento, anzi. In Utopia le carte in tavola cambiano continuamente, l’inganno è dietro l’angolo e solo quel manoscritto ha la chiave per risolvere la situazione.

Utopia ha riportato sugli schermi quello che per molti è una realtà esterna alla serie TV ed è riuscita nell’impresa rendendo la graphic novel non una succursale della trama, ma il centro della stessa. Del resto gli inglesi avevano già accennato a una storia grafica che muovesse, in un modo diverso me egualmente torbido, i personaggi: non vi ricordate, per caso, di una puntata della terza stagione di Misfits?

#Graphic Novel:

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