Oltre i confini della trash tivù… #ilbossdellecerimonie

di Bruna Di Giacomo

A volte fare zapping può rivelarsi un’attività davvero rischiosa per la salute.

Sì, sì, risparmiateci i radicalismi chic e ammettetelo: tutti conoscete il palinsesto di Real Time. È tutto un Boss di questo e un Boss di quello. Anzi no, non è vero, a dirla tutta ci sarebbero solo il Boss delle torte e l’inquietante Boss delle Cerimonie, sebbene il trend dei programmi di Real Time resti essenzialmente quello, a prescindere dal nome. Conclusosi il 7 febbraio 2014 con la sua prima stagione, Il Boss delle Cerimonie, ideato e diretto da Raffaele Brunetti, è il presunto docu-reality che ha come oggetto un certo tipo di matrimoni alla napoletana.

In realtà all’origine di questo concentrato di trash si pone la figura di Antonio Polese, proprietario dell’Hotel La Sonrisa, divenuto adesso set del programma televisivo ma considerato da sempre pacchiano teatro di feste nuziali. Andato in onda per la prima volta il 10 gennaio in seconda serata, il reality ha ripetuto per cinque venerdì di seguito la stessa degradante tiritera.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=JNdUyjaaf2Y]

Per ogni appuntamento settimanale gli spettatori hanno assistito a due episodi distinti, ognuno dei quali con protagonisti la coppia di sposi di turno. Make-up pesanti, unghie laccate, abiti volutamente eccentrici, serenate neomelodiche, buffet dalle quantità smisurate, italiano riveduto e corretto e lo squallore è servito.

Molti si sono limitati ad esiliare il programma nella sfera della tivù spazzatura. Altri hanno manifestato il proprio disgusto nel trovare una città sfaccettata e complicata come Napoli (di nuovo) alle prese con uno stupido ed ignorante cliché, che la rende prigioniera e da cui pare essere diventato sempre più difficile riscattarla.

Ad aggravare lo scenario sopra descritto e a trasformare Il Boss delle Cerimonie in qualcosa di più che un semplice caso televisivo, ci pensa lo stesso proprietario de La Sonrisa. Si può spaziare da banali e apparentemente innocui appellativi, fino ad arrivare a noti fatti di cronaca. Antonio Polese è il Don o il Boss, termine assolutamente decontestualizzato dal suo significato angloamericano e riportato invece in un’ottica di tutt’altro genere.

La Sonrisa, che fu non a caso la location di apertura del film di Matteo Garrone, Reality, è stata in passato luogo di celebrazioni matrimoniali tra membri esponenti di clan camorristici (Giuliano, Mazzarella). Inoltre pare persino che Polese avesse diretti rapporti con un boss, stavolta uno vero: il boss Cutolo.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=LzNbwEoBHfQ]

Probabilmente ai più queste sembreranno informazioni irrilevanti. Basti sapere che la stessa esistenza del programma ha dato luogo a un’interrogazione parlamentare grazie alla quale sono state dissotterrate tutte le malefatte di questo ‘signore’ adesso intento a fare la star in tivù. Anche il web si è mobilitato. Su Facebook è nato il gruppo che proponeva la chiusura del programma. Su Twitter l’hastag #ilbossdellecerimonie è entrato puntualmente tra i top trend e per contrastare l’effetto trash è stato introdotto l’hastag #raccontala, macrocategoria di tweet che riportano aneddoti che valga la pena di sapere su Napoli.

Insomma questo spaccato televisivo all’italiana non è andato a genio a nessuno, tranne forse a quelli di Real Time che hanno registrato ascolti da capogiro (circa 4% di share a puntata), costruendo la propria fortuna proprio sulle polemiche.

Il confine televisivo del trash alla Jersey Shore è stato di gran lunga oltrepassato, ma Il Boss delle Cerimonie è riuscito a portare a compimento la sua prima stagione (mentre già si parla di una seconda). È stata venduta l’idea di uno stile di vita fatto di sfarzi, di sprechi, di volgarità e come se Barbara D’Urso non bastasse, è stata concessa un’ulteriore chance a una mentalità che non smette di instillarsi a Napoli e in Italia e che addirittura prospera grazie a programmi del genere.

Prospera e induce quelli che si credono più furbi o super partes a pensare: “Ma dai, basta con tutte queste polemiche e quest’indignazione! Non sono certo questi i problemi dell’Italia”.

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2 thoughts on “Oltre i confini della trash tivù… #ilbossdellecerimonie

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