La Bologna di celluloide: i mitici portici raccontati senza filtro

di Alessia Romano

Forse in Italia non vi è città più cinematografica di quella felsinea: mentre la Bologna assolata e quella notturna offrono le loro luci e ombre tanto ai curiosi turisti quanto ai brillanti pensatori, che in questo caso si nascondono dietro la macchina da presa, la Bologna sotterranea, quella anarchica e creativa, continua sui passi delle origini settantasettine rievocandole attraverso ogni mezzo di espressione.

Dalla cultura illegale dei graffiti al continuo rinnovarsi di ambienti in cui fare, sentire e conoscere musica, le mura di Bologna (o quel che ne resta) abbracciano calorosamente lo sviluppo di sottoculture e della vita notturna, di cui le strade di giallo illuminate, i san pietrini e i mille portici restano testimoni fedeli: per fortuna esiste la celluloide, su cui imprimere una perfetta memoria “fotografica” del dark side di Bologna dove, tra l’altro, non è neanche difficile trovare cineforum all’altezza. Da tempo immemore innamorata del cinema, la città ospita diverse iniziative di diffusione cinematografica particolarmente volte alla divulgazione di materiale introvabile o dimenticato.  È così che nel 2008 inizia l’avventura di Nuovo Cinema Inferno, cineclub bolognese che mette a disposizione dei suoi seguaci produzioni indipendenti e pellicole mai circolate in Italia per via della censura.

L’underground è ormai nelle strade bolognesi e la città diviene musa degli stessi creativi da lei adulati. In azione, ubriaca, notturna. Non necessariamente rossa, ma eternamente nascosta, Bologna sale a galla con tre opere di tre uomini che la città l’hanno osservata e raccontata: con Il Trasloco – Via Marsili, 19 (Renato De Maria, 1991), Paris, Dabar (Paolo Angelini, 2003) e Quo Vadis, Baby? (Gabriele Salvatores, 2005) percorriamo le strade cittadine attraverso tre, e mille ancora, diverse esperienze.

Nel 1991 la storia dell’appartamento di Via Marsili 19 è solo memoria, di uno dei centri del movimento del ’77 bolognese non rimangono che quattro pareti spoglie, che dal 1972 al 1991 hanno assistito a raid della polizia, alla nascita di Radio Alice, all’impegno e alla passione di una generazione in lotta per i propri diritti. In Via Marsili 19 Renato De Maria gira il documentario Il Trasloco – Via Marsili, 19 in cui sono gli abitanti di quella casa a raccontarsi e raccontare alla telecamera: durante il tempo di un trasloco, dovuto ad uno sfratto, i protagonisti snocciolano ricordi e aneddoti della loro vita in Via Marsili, culla di creatività e cuore pulsante della città. Le loro storie ricordano Radio Alice, giovane voce della sabotazione politica, matrice di subbuglio con indole guerriera: banalmente, per via di Radio Alice, qualcuno fu mandato al fresco. Ma erano gli anni ’70, n’è passata di acqua sotto i ponti, tanta che in Italia di Il Trasloco raramente se ne parla mentre all’estero sembra ben più apprezzato, come la Storia che racconta.

Più di venti anni dopo le strade bolognesi sono riprese dall’occhio indagatore di Paolo Angelini, in arte Fiore, che nel 2003 con Paris, Dabar segue e descrive con facilità le personalità dei protagonisti che durante le riprese del film, vicine al documentario, si incontrano e scontrano nelle vie popolari del Pratello: quarantaquattro amici, di cui ne conosciamo bene pochi, partecipano a una massiccia sfida alcolica alla luce del sole in quattro diversi bar.

Durante il tour “dabar”, introdotto e commentato da una voce radiofonica (quella di Radio K Centrale), ogni aspirazione o speranza dei personaggi viene raccontata da loro stessi, rappresentanti di una generazione e di una città sorprendentemente sociale in cui l’anti-allineamento è ancora all’ordine del giorno tra chi in gioventù ne ha vissuto l’epoca d’oro bolognese.

Il nostro personale tour, come quello in cui ci accompagna Angelini, si conclude col calare delle tenebre sulla città. È con esse che Giorgia Cantini (Angela Baraldi), protagonista di Quo Vadis, Baby? (dall’omonimo romanzo di Grazia Verasani) esce di casa, vivendo la notte di una Bologna che scandaglia in ogni suo angolo: investigatrice privata guidata dall’istinto è sulle tracce della sorella scomparsa, e l’intera Bologna diventa una scenografia noir sullo sfondo di una ricerca dovutamente furtiva. La città si conferma splendida protagonista, come un’attrice piena d’esperienza che, scelta tra mille, affascina misteriosa.

#Inversione a U:

Spazi urbani da riconquistare con un salto, di Olga Torrico
Blu. Dalla Bolognina al Nicaragua, di Ennio Formusa
Musica Underground bolognese: il Rap da Isola nel Kantiere ad Arena 051, di Bruna Di Giacomo
Non solo graffiti: il Cheap Festival, di Beatrice Sgaravatto
La Bologna di celluloide: i mitici portici raccontati senza filtro, di Alessia Romano

Annunci

5 thoughts on “La Bologna di celluloide: i mitici portici raccontati senza filtro

  1. Pingback: Inversione a U: l’underground bolognese – Spazi urbani da riconquistare con un salto | Fuori Corso

  2. Pingback: Blu. Dalla Bolognina al Nicaragua | Fuori Corso

  3. Pingback: Musica Underground bolognese: il Rap da Isola nel Kantiere ad Arena 051 | Fuori Corso

  4. Pingback: Non solo graffiti: il Cheap Festival | Fuori Corso

  5. Pingback: L’immortalità surrealista, continua ascesa di un mito | Fuori Corso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...