Non solo graffiti: il Cheap Festival

di Beatrice Sgaravatto

“Ci immaginiamo un futuro diverso per la nostra città, che parli di partecipazione e non di repressione, di cooperazione e non di divieti.”

Il Cheap Festival è un progetto di arte pubblica che si propone di rivitalizzare le vie di Bologna tramite la street poster art. Non solo i classici graffiti quindi, bensì opere appartenenti a diverse famiglie artistiche come l’illustrazione, la grafica, la fotografia che vengono stampate su carta molto leggera e incollate ai muri, alle pareti, alle vie della città.

Cheap Festival nasce nel duemilatredici dalla collaborazione di due realtà quali Elastico e TPO, coinvolgendo artisti e associazioni, con l’idea di un progetto partecipativo che punta alla riqualificazione urbana attraverso l’azione creativa. Le idee vengono impresse su carta e poi esposte ai cittadini tutti, dalla mamma che passeggia con la carrozzina in via Indipendenza, all’universitario che corre veloce per andare a lezione.

Lo scopo è duplice: dare una voce, tramite la Open Call for Artists, a tutti quegli artisti che hanno molto da dire e poco modo per farlo e allo stesso tempo far approcciare a questo tipo di arte tanto nuova quanto stupefacente tutto il pubblico possibile. La chiave per vedere il Cheap è infatti quella di regalarsi la possibilità di meravigliarsi: da visitatori, da osservatori possiamo scoprire grandi e belle opere, ma soprattutto possiamo farlo nei momenti più inaspettati della giornata. Toh, c’è un capolavoro proprio di fianco alla mia farmacia.

Ovviamente, come nell’edizione precedente, non avremo solo esordienti, bensì una buona lista di artisti già conosciuti, le guest, i cui nomi saranno resi noti tra pochi giorni.

Possiamo essere spettatori di questo evento per tutto il mese di maggio nei quattro quartieri prescelti come vetrina, ovvero San Vitale, San Donato, Porto e Navile. Ma i passeggiatori più attenti si saranno accorti della presenza di insoliti poster già da marzo, in altre zone della città, come ad esempio via Indipendenza, via Irnerio o via Zamboni. Antecedente al Cheap vero e proprio abbiamo avuto infatti quella che è la novità di questa edizione: il Cheap Green. L’esposizione dei poster è iniziata nel periodo tra marzo e aprile sulle tabelle affissive dismesse del centro storico, con l’idea di recuperare le potenzialità comunicative di questi spazi, reinterpretandole grazie alla street poster art.

Tramite il riciclo delle tabelle affissive, il Cheap Green propone ed espone un tema attualissimo, ovvero l’ecologia. Lo scopo è quello di sensibilizzare riguardo la questione degli stili di vita sostenibili, del coabitare in uno spazio che non è solo una città in cui stare, ma è casa nostra, e va quindi vissuta, vista, amata e curata quasi come una figlia.

È una vera e propria caccia al tesoro per le vie della città. In via Indipendenza e via San Giuseppe troviamo le opere di Paper Resistance, che per l’occasione cambia il suo stile riempendolo di campiture di colore e articolando un percorso di ventisette poster caratterizzati ognuno da una parola chiave riguardante l’ecologia. In via Zamboni, via Irnerio, via San Giacomo e Porta San Donato troviamo invece le installazioni del duo poco più che ventenne SZ ZS, già attivo da un paio d’anni nel campo della street poster art e conosciuti ai più per il progetto Paper Boy. Con un viaggio fatto di cinquantadue pannelli SZ ZS ci propongono una riflessione sul tema della produzione e del riciclo della carta, scegliendo una grafica che metta come protagonisti del loro lavoro i numeri che quantificano l’impatto ambientale dei poster stessi, calcolati tramite un tool utilizzato da Greenpeace.

Da maggio poi, in concomitanza col festival, il Cheap Green si sposta con quarantatré pannelli sul muro di cinta dell’autostazione, dove vediamo le realizzazioni di Hyuro, artista argentina che vive e lavora a Valencia. Da sempre innamorata del disegno su carta, solo da pochi anni si sta dedicando alla street art e ha deciso, per le opere del Cheap, di lavorare sull’identità femminile nella società contemporanea. Altri ventuno pannelli sono visibili in zona universitaria e sono quelli dedicati alle opere, rigorosamente in bianco e nero, degli artisti vincitori della Call.

Se volete vedere una Bologna diversa quindi, una Bologna viva, che ha voglia di parlare e di ascoltare, di mischiare le voci e gli stili, di ragionare e far ragionare, di stupire e di stupirci insieme, ecco, prendete auricolari e scarpe comode, passeggiate, guardatevi attorno, il Cheap fa decisamente per voi.

#Inversione a U:

Spazi urbani da riconquistare con un salto, di Olga Torrico
Blu. Dalla Bolognina al Nicaragua, di Ennio Formusa
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Non solo graffiti: il Cheap Festival, di Beatrice Sgaravatto
La Bologna di celluloide: i mitici portici raccontati senza filtro, di Alessia Romano

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4 thoughts on “Non solo graffiti: il Cheap Festival

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