Musica Underground bolognese: il Rap da Isola nel Kantiere ad Arena 051

di Bruna Di Giacomo

L’underground scorre nelle vene di Bologna, costituisce una sorta di appendice della città, un elemento che si ha il dovere di tenere in considerazione quando si effettua il reale tentativo di comprenderla; si respira nell’aria e influenza la maggior parte dei movimenti culturali di strada come è ovvio che sia.

Era l’estate del 1988 e Isola nel Kantiere sanciva uno dei momenti cruciali per lo sviluppo della cultura underground bolognese. Nella zona retrostante il teatro Arena del Sole in via Indipendenza, più precisamente al civico 8 di piazzetta San Giuseppe, sorgeva il centro sociale occupato in cui fu battezzato il neonato rap italiano. Da allora Isola nel Kantiere rappresentò il centro sperimentale italiano maggiormente prolifico, dove si consumavano le prime esperienze dei giovani alle prese con una sottocultura afroamericana nata ben quindici anni prima oltre oceano. Durante i tre anni di vita del centro sociale, sgomberato e chiuso nell’agosto del 1991, vennero organizzati sabato sera chiamati Ghettoblaster all’insegna dell’intreccio artistico tra le cinque discipline dell’hip-hop: MCing, DJing, B-boying, Writing (e Beatboxing).

Il movimento dell’hip-hop italiano parte tutto da qui, dove nascono e si formano artisti come Isola Posse All Stars (Deda, Speaker Dee Mo), Papa Ricky, Soul Boy, Sangue Misto, Gopher D o come quelli del calibro di Sud Sound System e Neffa, considerati veri e propri pionieri del rap italiano, nonché mentori di alcuni dei più grandi rapper della scena mainstream odierna, accusati dai cosiddetti puristi del peggioramento dell’immagine del rap.

Sembra impossibile parlare di cultura underground senza incappare nel concetto di mainstream. Questo accade semplicemente perché si tratta di due facce della stessa medaglia, di aspetti complementari di un unico fenomeno che privato di questo dualismo non avrebbe ragion d’essere.

Inoltre pare proprio che la teoria secondo cui il Rap debba rimanere confinato alle proprie radici sia un’invenzione tutta italiana, portavoce di uno scenario ideale dove i rapper, queste strane creature, dovrebbero essere costretti a perdere il fiato nel freestyle chiusi a vita in uno scantinato.

Ma per quale motivo? Perché l’entusiasmo in rima, il talento di quei ragazzi di fine anni Ottanta non avrebbe dovuto essere condiviso, perché non avrebbe dovuto puntare all’innovazione, all’apertura, al mainstream nel senso più letterale del termine? Non è che sia ben chiaro. Diventa appena intuibile quando viene introdotta l’annosa questione legata al vile denaro, ai contratti discografici. Ma il circolo diventa vizioso e si ritorna al punto di partenza. Il Rap non dovrebbe far girare i soldi, dovrebbe rimanere nell’anonimato e in povertà in modo da recuperare quell’immagine di sacralità a cui molti sono affezionati. Purtroppo però non funziona così. Il mainstream di cui si nutre il rap contemporaneo ha garantito l’effetto rimbalzo che ha spedito schiere di appassionati e curiosi direttamente alle origini, stabilendo una connessione indissolubile tra passato e presente, tra underground e mainstream appunto, imprescindibile da questo stesso discorso. Del resto se gli stessi ragazzi di INK avessero conservato un approccio chiuso e ristretto in un clima dove i centri sociali erano perlopiù laboratori dalle precise tendenze politiche, quello che cambiò la storia musicale bolognese e italiana non avrebbe mai visto la luce.

L’esperienza di INK non solo si è posta come incubatrice del fermento culturale underground di fine anni Ottanta, ma ha permesso una diffusione massiccia di progetti similari che tutelassero il rap nella sua forma più pura, garantendo allo stesso tempo un ricambio generazionale.

Arena 051 ha raccolto oggi questa eredità, tentando di coniugare vecchio e nuovo, tradizione e innovazione. Nata nel 2007 si tratta di una crew di artisti e di appassionati di hip-hop impegnati nel comune intento di regalare a pubblico e MC occasioni concrete in cui dare sfogo alla propria passione. Gli eventi organizzati da Arena 051 hanno visto partecipi i più grandi nomi della scena italiana e anche internazionale come Kurtis Blow, Redman, Kaos One & Dj Craim, DjTrix, Colle Der Fomento, Dj Gruff, Alien Army, Inoki, Salmo, Marracash, Kiave, Ensi, Bassi Maestro, Dj Shocca, Clementino, Paura, Mistaman, Ulimited Struggle/Blue Nox, Stokka e Mad Buddy, Fratelli Quintale e si potrebbe ancora andare avanti…

Inoltre sulla nostalgia del 2 The Beat, contest di freestyle un tempo ospitato proprio dalla città di Bologna, Arena 051 ha dato vita al Battle Arena dove i freestyler italiani si sfidano a colpi di punchline sopra i 4/4.

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6 thoughts on “Musica Underground bolognese: il Rap da Isola nel Kantiere ad Arena 051

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