Blu. Dalla Bolognina al Nicaragua

di Ennio Formusa

Volendo approfondire l’argomento dell’underground e della street art a Bologna, non possiamo ignorare i segni lasciati, in tutti i sensi, da Blu sulla suddetta storica città metropolitana.
È qui che questo celebre writer infatti ha raggiunto la sua maturità artistica nei primi anni del nuovo millennio, ed è qui che ha dipinto la maggior parte delle sue opere sul territorio italiano.

Considerato dalla critica come uno dei migliori street artist italiani in assoluto e di consolidata fama internazionale, Blu, un marchigiano probabilmente sulla trentina che si mantiene da sempre anonimo, è partito dai classici tag nei tunnel metropolitani della sua Senigallia alla fine degli anni ’90 per arrivare ai complessi murales dipinti in Palestina o in Perù dopo il 2006.

Molti dei suoi lavori bolognesi sono ancora visibili sulle pareti di alcuni edifici adibiti a centri sociali, su alcuni muri dell’ex-quartiere Bolognina e in altre zone della periferia; durante gli anni si sono succedute numerose proteste dei bolognesi contro l’abbattimento di muri o edifici dove erano state realizzate le sue opere.

Una delle pareti esterne del centro sociale XM24, in Via Fioravanti 24 nell’attuale Quartiere Navile di Bologna.

Già dai primi anni 2000 lo stile artistico di Blu si è evoluto dal classico writing a colori con bombolette, appartenente alla cultura hip-hop, all’utilizzo dei rulli e dei pennelli con vernice principalmente bianca e nera.

Le sue opere post-2000, che lo hanno portato alla ribalta mondiale, sono meno appariscenti e più basilari dello stile classico, vertendo sul simbolismo presente nell’immagine tracciata, sull’originalità e sull’accuratezza compositiva, piuttosto che sulla bellezza formale/estetica.

Infonde sempre di più i suoi lavori con forti, crudi e diretti messaggi socio-culturali che trattano argomenti di attualità spesso controversi.

In pochi anni si afferma come uno dei primi italiani che possa rappresentare un’icona artistica mondiale per la street art.

Questo, e forse la pessima situazione legale in Italia per i writer sopratutto in quegli anni, lo porterà a decidere di intraprendere un percorso artistico mondiale che vedrà come tappe paesi quali Brasile, Venezuela, Inghilterra, Serbia, etc.

Tra le sue opere più importanti c’è il murales realizzato nel 2005 in Nicaragua con l’altrettanto celebre street artist bolognese Ericailcane, l’Hombre Banano, dipinto lungo l’Avenìda Bolivar, storica strada della città di Managua; o The Gaza Strip, una particolare versione del nastro di Möbius dipinta in occasione del Names Festival, tenutosi a Praga nel 2008.

È nel 2009 che pubblica Muto-a wall painted animation su YouTube, un video virale che in poco tempo raggiunge diverse milioni di visualizzazioni (nel 2014 più di undici milioni) e contribuisce al consolidamento definitivo della personalità artistica di Blu.

Girato a Buenos Aires, questo cortometraggio di pochi minuti è stato realizzato fotografando centinaia di disegni fatti sui muri della città, secondo la tecnica dello stop motion, ed è il più di successo di una serie che poi l’artista ha continuato con Combo (2009) o Big Bang Big Boom (2010).

Blu è sempre in attività, nell’estate del 2013 ha fatto tappa in Sicilia dove ha dipinto a Messina, sulle pareti esterne del Teatro Pinelli Occupato, e a Niscemi (provincia di Caltanissetta), in supporto alle proteste contro le installazioni MUOS.
Col passare degli anni spesso è tornato a dipingere nella sua “patria putativa”, ovvero Bologna, con la ricorrente collaborazione di Ericailcane.
Esemplare la sua versione “bolognese” del Signore degli Anelli realizzata nel 2013 sempre sulla parete esterna del centro sociale XM24.

#Inversione a U:

Spazi urbani da riconquistare con un salto, di Olga Torrico
Blu. Dalla Bolognina al Nicaragua, di Ennio Formusa
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5 thoughts on “Blu. Dalla Bolognina al Nicaragua

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