Addio Ramis, addio Egon, addio infanzia! … E addio Ghostbusters III! (ma davvero?)

di Gabriele Prosperi

Quando ho saputo questa notizia ho avuto un tuffo al cuore! Egon Spengler si è spento all’età di 69 anni, probabilmente a causa di un ectoplasma. Slimer si è pianto per ore versando tutta la sua sbobba verde sul banco da laboratorio… si è riavuto solo quando se l’è ritrovato di nuovo a fianco.

Sarà difficile catturare il suo spirito con gli zaini protonici, ma proviamoci incrociando qualche flusso.

Di solito non lo facciamo qui: se dovessimo stare a omaggiare tutti i morti di medio/grande importanza che si susseguono nel mondo del cinema non saremmo più un blog ma un gruppo di necrologisti… o una cineteca. Né vogliamo fomentare il, per citare Zerocalcare, «protocollo in caso di morte di celebrità».

Questa volta però non è morta semplicemente una persona famosa, né un grande del mondo del cinema; qua è morto un pezzo d’infanzia per migliaia – (io ci provo) forse milioni! – di persone. La tristezza è davvero grande per tanti fan, ma non è niente in confronto alla disperazione dovuta alla rivelazione che ne consegue: non avremo mai un Ghostbusters III!

Sono anni che si parla di un Ghostbusters III; l’ultima ondata di “rivelazioni” risale all’inizio dello scorso anno: Dan Aykroyd lancia la bomba di un terzo capitolo senza Bill Murray, in seguito a un lungo tira e molla con l’attore. Poi la sorpresa: Murray telefona a Ramis dicendogli «Si, OK, sono dentro!».

Tutto sembra andare per il verso giusto: torna Reitman alla regia; Etan Cohen lavora alla sceneggiatura; al telefono tutti sembrano rispondere allo stesso modo: «Who ya gonna call?» … e tu non puoi che rispondere «Ghostbusters!» lasciando dubitare gli altri sulla tua sanità mentale.

Diciamoci la verità: con Harold Ramis muore, oltre che un bravo regista, non solo un pezzo d’infanzia ma una vera e propria montagna di speranze per una generazione di persone (seh una… andatelo a dire a mio padre!) che hanno visto e rivisto questi due film in media 20 volte. Ma Ghostbusters era qualcosa di più: è stato un punto d’inizio; non si trattava semplicemente di un film, ma di una rivoluzione. Quante ore siamo passati davanti alla televisione a guardare l’omonimo cartone animato; e quanti di voi si sono impallati coi giochi tratti da questa storia: ore e ore rubate giustamente allo studio (già a partire dal sì-comincio-ad-essere-anziano Commodore 64). Un vero e proprio monumento narrativo che ancora fa sentire la sua imponenza e che ha posto le basi per quello che oggi chiamiamo transmedia storytelling .

Con Ramis poi se ne va la possibilità di avere un’originale: Ghostbusters III non potrà mai più essere il terzo capitolo reale della serie – l’ectoplasma dell’attore e i produttori non riescono ancora a trovare un compromesso su come pagare la sua prestazione; con Egon Spengler muore una grande opportunità.

È vero però che non tutto è perduto: come ho detto in passato, la morte è la pubblicità più forte che si possa utilizzare. Quindi se c’erano delle perplessità di tipo produttivo, forse adesso verranno colmate dalla certezza di un guadagno ancora più sicuro.

Sono troppo venale? E certo! Per questo ora, a nome di tutti i nerd nati negli anni ’80 e vissuti ricreando la storia ancor prima di un Michel Gondry qualsiasi, mi permetterò di essere cinico e duro, e di urlare al mondo intero: “dateci il nostro Ghostbusters III e vi faremo diventare schifosamente ricchi!”

Dello stesso autore:

The witching hour: una televisione infestata da streghe

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