Visioni italiane 2014: respirare cinema sardo nel ventennale della rassegna bolognese

di Marina Porcheddu

Ok, lo ammetto: c’è anche un po’ di me in questa edizione di Visioni italiane. Tra le 5 sezioni individuate, infatti, ce n’è una che mi riguarda da vicino e, tra le opere in concorso, un cortometraggio mi sta particolarmente a cuore: La vita adesso. Sono un po’ di parte, ma perché non dovrei sfruttare l’occasione di raccontarvi quello che vi aspetta dal 26 febbraio al 2 marzo al Cinema Lumière?

Giunta ormai alla sua ventesima edizione, la rassegna Visioni italiane si presenta al pubblico Bolognese con questi numeri: cinque sezioni, sessanta opere (di cui cinque fuori concorso e una come proiezione speciale), cinque giorni di proiezioni.

Tra le altre sezioni in concorso (Visioni italiane, Visioni DOC, Visioni Ambientali, Visioni Acquatiche) spicca Visioni Sarde. Grazie alla collaborazione con la Fasi, Federazione delle Associazioni Sarde in Italia, uno spazio sarà interamente dedicato a corto, mediometraggi e documentari realizzati da autori sardi o che abbiano come location la Sardegna.

Otto le opere selezionate per la categoria, ma con Transumanza di Salvatore Mereu (in concorso nella sezione Visioni Italiane), Io sono qui di Mario Piredda e Tutte le storie di Piera (in proiezione speciale), la Sardegna dominerà la scena al Cinema Lumière.

Scopo della Fasi è di “promuovere la scoperta di nuovi talenti sardi, di sostenerne la valorizzazione nonché di offrire loro la possibilità di farsi conoscere da un pubblico sempre più vasto” e, per favorire quest’opera di promozione, la scelta non poteva ricadere che su Visioni italiane, storicamente considerato “la migliore ribalta per i registi del futuro”.

Salvatore Mereu, che con Transumanza, commissionato dal festival del cinema di Venezia, e La vita adesso, prodotto dal Celcam di Cagliari e realizzato insieme agli studenti del corso di regia tenuto dallo stesso regista, torna nella Bologna che, tempo fa, gli portò fortuna. Nel mio piccolo, anche io ho collaborato alla realizzazione del cortometraggio La vita adesso, che tratta il delicato tema di una malattia, a tratti “imbarazzante” (per citare il critico Salvatore Pinna) qual è l’Alzheimer.

Il protagonista della storia è Luca (Laurent Gagnè), un bambino di dieci anni che vive solo con suo padre Mario (Gianfranco Cudrano) malato, appunto, di Alzheimer. Un rapporto che vede vacillare la figura del padre e che regala al bambino un ruolo ingombrante. Le giornate trascorrono tra momenti di forte complicità e altri altrettanto tesi, fino alla dura separazione.

Il percorso che ha accompagnato la realizzazione del cortometraggio è stato lungo, a tratti stancante, ma altamente formativo. Mereu, in un’insolita veste di insegnante, ci ha guidati fin dall’inizio del laboratorio a ideare soggetti che consentissero di costruire e filmare una storia low-budget. Il soggetto prescelto, e la sceneggiatura da esso ricavata, è frutto di un’idea della giovane Martina Manca. È stato chiaro fin da subito che il punto cruciale della storia verteva sulla malattia e, su idea di Mereu, si è ritenuta necessaria una fase di documentazione intensiva al fine di trovare un approccio corretto, delicato e non banale. La gestione della troupe è stata anch’essa una fase importante: a ognuno di noi è stato assegnato un ruolo preciso e la troupe di professionisti che ci è stata affiancata si è da subito resa disponibile a collaborare con umiltà e professionalità. Sul set la tensione regnava sovrana, e l’ordine era d’obbligo (ognuno aveva un ruolo preciso e anche io, per l’occasione, mi sono trasformata in fonico) ma il risultato finale è valso ogni singolo minuto di quell’esperienza.

L’aver affrontato un tema così difficile senza mai cadere nella banalità, entro la quale è piuttosto facile perdersi, ha contribuito a rendere questo piccolo film di diciassette minuti un vero gioiello. Emotivamente parlando, ammetto che mi è difficile scrivere de La vita adesso senza che mi vengano gli occhi lucidi. Sicuramente per via del tema, ma anche perché cinque mesi di lavoro a stretto contatto con persone che amano il cinema più di ogni altra cosa ti segnano.

L’invito è quello di visionare le opere in gara nella sezione Visioni Sarde, tutti lavori di grande valore artistico: 070 di Ugo D’Eramo e Alessandro Stabilini, Un atto di dolore di Joe Bastardi, Buio di Jacopo Cullin e Joe Bastardi, Dal profondo di Valentina Pedicini, Jovid di Silvia Perra, Sogno di mezza estate di Nunzio Caponio.

Le opere saranno proiettate sul grande schermo il 27 febbraio a partire dalle ore 18:30, mentre la cerimonia di premiazione, per tutte le sezioni, è prevista per la serata conclusiva della rassegna, il 2 marzo.

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