A me di Sanremo piacciono soprattutto manicheismo, dualismo e schematismo

di Giacomo Di Foggia

A me del Festival di Sanremo piace tutto. Senza motivazioni particolarmente originali. Soprattutto, trovo molto divertente e appassionante che tutto si basi su una logica dialettica tra opposti identici.

Intanto però volevo raccontarvi che in questi giorni sto organizzando, come faccio tutti gli anni, una serata di visione collettiva della finale con gli amici della città in cui mi trovo. Si tratta di un gioco nel gioco: soprattutto una grande scusa per organizzare una serata da me, ma anche per gettare un’occhiata su cosa pensa il mondo che mi circonda dell’evento sanremese.

Le risposte a questo mio invito, come a quelli degli anni scorsi, sono perlopiù sorprese e sottolineano in maggioranza che i miei invitati non avrebbero altrimenti guardato Sanremo (sottolineo ulteriormente che parlo della maggioranza e non della totalità): molti – fortunatamente – accettano divertiti con messaggi come “L’idea è meravigliosa! :)”, “Hahaha! Interessante!” e “Ciao Giacomo! grazie per l’invito. Una proposta inquietante e allettante allo stesso tempo. Perchè no!” Altri, seppur molto gentilmente, rifiutano: “grazie per l’invito decisamente originale che mi tenterebbe anche non poco..se non fosse che io e sanremo non andiamo molto d’accordo 🙂 diciamo anche che rabbrividisco solo a sapere che è già passato un anno e aritorna.. 🙂 scusa ma non je la posso fa!! 🙂 un bacione grande!!!” e “ehiiiiiiiiiiiiii… grazie per l’invito ma ho una lunga tradizione di ‘sanremo persi’ e credo che deciderò programmaticamente di perderlo anche quest’anno.” Nei prossimi giorni mi farà sapere l’amico che mi risponde così: “caro! sei proprio sicuro di volermi sentire smadonnare per una sera intera e dire continuamente ‘ma che è ‘stammerda?!’, ‘ma è ‘nammerda!’ e roba simile? anyway, tendenzialmente non vedo Sanremo, se non rapidamente nel caso in cui ci sia qualche artista che mi interessa (in genere causa di ulteriore tristezza, vedi i Marlene Kuntz recentemente)…”

Accontentandovi qui di solo pochi esempi, posso descrivere che di solito le risposte che ricevo a questo invito sono di tre tipologie: 1_ Sanremo (mi) fa schifo (ma vengo volentieri), 2_ Sanremo (mi) fa schifo (e, quindi, grazie lo stesso ma non ho alcuna intenzione di iniziarlo a vedere), 3_ Sanremo l’ho sempre visto: ci sarò senz’altro! (C’è anche una quarta piccolissima ma ricorrente categoria di amici che non vengono perché sono appassionati di Sanremo tanto da volerselo vedere in pace e concentrazione da soli a casa propria.)

Una delle cose che mi piacciono di più è proprio questa caratteristica del Festival di spaccare i miei amici in categorie, di radicarne le posizioni in favorevoli e contrari, tra chi ne dice e/o ne pensa tutto il male possibile e chi invece lo segue puntualmente. Questi ultimi a loro volta, lo vedono per il gusto di criticarlo e demolirlo, mettendo in campo discorsi davvero interessanti e divertenti (che sono la principale ragione per cui organizzo “una visione collettiva.”)

Questa logica binaria è la prima tra le motivazioni per cui a me del Festival di Sanremo piace tutto. Sanremo infatti non è altro che la rappresentazione plastica di opposizioni che in realtà nulla dimostra non siano identiche tra loro: trash / non trash, Antonella Clerici / Fabio Fazio, valletta bionda / valletta bruna, valletta straniera / valletta italiana, momento comico / momento serio, intonato / stonato, (vero) previsto / (falso) imprevisto, Luca era gay / adesso sta con lei, ricambia il mio amore e sono felice / non lo ricambia e sono infelice, giuria di qualità / televoto, Anna Oxa / Rino Gaetano, Jalisse / Zucchero, Vecchioni / Tatangelo, Pippo Baudo / Mike Bongiorno… Non esiste ovviamente niente e nessuno che possa dimostrare, o anche solo spiegare, che una canzone sia meglio di un’altra, o un presentatore sia più piacevole o più elegante di un altro ecc. eppure tutti i discorsi sul e del Festival, che siano sui giornali o a voce, pregiudizievoli o postgiudizievoli, sono sempre basati su questa Distinzione. In questo caso il bipolarismo funziona.

Manicheismo, dualismo e schematismo, puramente apparenti e quindi necessariamente democratici, a Sanremo, a me piacciono.

Annunci

One thought on “A me di Sanremo piacciono soprattutto manicheismo, dualismo e schematismo

  1. Pingback: Della necessità di una critica dei film nelle diverse situazioni e condizioni di visione | Fuori Corso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...