Tutta questione di pattern − tra Carnaby Street e un manuale di biologia: ecco dove la moda psichedelica prende vita

di Olga Torrico

I tessuti cellulari hanno un che di psichedelico. Colori da caleidoscopio, forme assurde, trame di una precisione stupefacente: sfogliate pure Inside the Body: Le fantastiche immagini del corpo umano e vi sembrerà di essere nell’atelier del costumista di un film della Swinging London.

Diciamocela tutta: fin dalle scuole elementari restavamo a bocca aperta sui libri di scienza a contemplare la bellezza delle figure. Globuli rossi che sembrano orecchiette pugliesi, colonie batteriche che evocano più che altro un’opera di François Morellet. La fiera delle associazioni bizzarre non finisce qui. La perfezione di questa realtà infinitamente piccola riecheggia una dimensione infinitamente grande: quella del cosmo. Ed ecco che le terminazioni nervose ricordano più che mai l’esplosione di una supernova.

A quanto pare le cellule, sorelle minori degli astri solo per la taglia, sono più groove di uno struscio in minigonna in Carnaby Street negli anni Sessanta. Il cult movie dell’epoca Wonderwall comincia proprio con uno zoom al microscopio. Un eccentrico scienziato osserva una serie di vetrini: misteriosi microrganismi danzano impazziti sul ritmo allucinato, firmato George Harrison. Non a caso una delle tracce dell’album si intitola Microbes. Sgraniamo pure gli occhi per la sorpresa, anche se già lo sappiamo. Miliardi di esserini invisibili popolano la nostra pelle e i nostri vestiti: uh!

È in questo scenario che Londra sforna icone destinate a restare cool per sempre. Jane Birkin, la lolita dalle gambe lunghe e l’eterna frangetta, esordisce con vestiti inguinali proprio in film simbolo quali The Knack, Blow-Up e Wonderwall. Marianne Faithfull, tra una scappatella con Mick Jagger, un overdose e un disco, intanto fa cinema con Godard e Kenneth Anger. E Twiggy… è semplicemente Twiggy. Ragazze alte e slanciate: tutte avvolte in tessuti rigorosamente optical. Geometrie da far girar la testa.

Ma giusto per l’appunto, la natura è il primo couturier. Il suo è un design superiore a quello delle firme più rinomate. La biologia è genio artistico oltre che ingegneristico. E poi la moda cita liberamente il manto della zebra, la pelle del pitone, gli incastri scivolosi delle squame di pesce.

E perché no, la simmetria delle farfalle: l’esordiente stilista Okiana Mikeli ha preso spunto proprio dai nostri amici lepidotteri per il suo pattern, vincitore del contest Alcantara for Who is on Next e di una precoce pubblicazione su Vogue Italia. Mikeli ha un talento spiccato per la classe e l’originalità. Nelle sue creazioni, spesso ricalca le fasce muscolari del corpo femminile, con un effetto ottico “seconda pelle” garantito. Insomma un po’ alla Barbarella. O alla Freezer di Dragon Ball, per restare in tema di navette spaziali.

Per avere un quadro più esaustivo della Swinging London, imperdibile è il documentario Tonite Let’s All Make Love in London nel quale ascoltiamo i Pink Floyd in una primitiva performance dell’epica Interstellar Overdrive. Paillettes, calze colorate e ciglia finte sbucano un po’ dappertutto. Di sicuro molti personaggi nel documentario hanno fatto shopping nello storico negozio Granny Takes a Trip.

 

QUELLA giacca di George Harrison

Anche i Beatles spesso ci facevano una capatina. A proposito, impossibile non accennare ai colorati motivi psichedelici dei loro film musicali, ricchi di influenze dalla Pop Art e dal Surrealismo: fuori di testa. Dulcis in fundo: da non dimenticare quella giacca di George Harrison. Gli illustratori di vecchi manuali di botanica gli fanno un baffo.

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2 thoughts on “Tutta questione di pattern − tra Carnaby Street e un manuale di biologia: ecco dove la moda psichedelica prende vita

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