Tutte le donne (e le canzoni) di Woody Allen

di Federica Marcucci

Blue. Triste. Blue come quell’incalzante rapsodia che ci accompagnava nel celebre preludio di Manhattan. Blue come la luna della canzone amata dalla protagonista, metafora di un passato che non ci lascia, anzi ritorna quasi per stritolarci, per farci impazzire. Blue come quel nome, Jasmine, immagine di un’ipocrisia che per vie traverse porta allo sfacelo. Il personaggio che Woody Allen cuce addosso alla straordinaria Cate Blanchett raccoglie in sé tutta l’eredità di una lunga serie di donne del suo cinema.

Una figura quella di Jasmine partorita in un’età ormai matura e che brilla di luce propria, ma nella quale non possiamo fare a meno di riconoscere una serie di tratti che erano propri delle due principali muse del regista newyorkese. Da una parte la sua volontà di essere forte (pur non riuscendoci) e il suo essere sofisticata la avvicinano ai personaggi incarnati da Diane Keaton, dall’altra una certa insicurezza e instabilità emotiva, che sfocia in una nevrosi patologica, la rendono sicuramente più simile ai personaggi di Mia Farrow. Così come per Jasmine anche alle altre due donne Allen abbina, a seconda del film, una canzone che vuole essere un completamento del personaggio stesso.

In Io e Annie ricordiamo la protagonista Annie Hall cantare in un locale ben due volte, dapprima insicura e con un filo di voce, poi più matura e consapevole delle proprie doti. Non si può certo dire che il personaggio di Jasmine esca vincente dalla vicenda, anzi al contrario. Eppure la sua voglia di indipendenza e necessità di riscatto, anche se ovviamente con esiti diversi, ci fanno ripensare a quella Annie Hall in completo maschile che intonava Seems Like Old Times.

La stessa scelta del pezzo (come è noto Woody Allen è un amante dei jazz standards) “nobilita” il personaggio anche al di fuori della finzione filmica. Il film non è altro che una lettera d’amore di Allen per la Keaton, legati per molto tempo da una profonda relazione.

Diverso e intriso di umorismo, che sfocia anche nel sarcasmo, è il caso di Mia Farrow con cui Allen ha avuto un rapporto burrascoso sia dal punto di vista sentimentale che professionale. In Radio Days la Farrow interpreta una sigaraia, ingenua e con difetti di pronuncia, che fa di tutto per diventare una star radiofonica. Alla fine ci riesce ma non può fare a meno di mostrarsi ancora sciocca ed emotivamente incerta. Durante la sua grottesca gavetta la vediamo anche impegnata a registrare una pubblicità per i lassativi Relax.

Cos’è, un gioco o una sottile vendetta visto che la carriera della Farrow in quegli anni dipendeva solo da lui? Chissà. Resta il fatto che per esasperare ancora di più il confronto anche Diane Keaton compare in Radio Days con un piccolo cameo. Peccato che lei canti un classico di Cole Porter.

E Jasmine? Sicuramente il suo è un personaggio molto più complesso e profondo di quanto non appaia in superficie, ma il legame con le due anime (quella indipendente di Diane Keaton e quella tentennante di Mia Farrow) è lampante, così come una grande differenza. Woody Allen non fa cantare a Jasmine Blue Moon, la canzone della sua vita. Piuttosto che far cadere quella donna in ridicolo il regista preferisce farle ripetere ossessivamente il titolo, o al massimo canticchiare la prima strofa. Questo perché Jasmine non abbandonerà mai le sue illusioni, di conseguenza non sarà mai indipendente ma sempre ingabbiata nelle sue paure. Triste come la sua amata canzone: “…you saw me standing alone without a dream in my heart…”.

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2 thoughts on “Tutte le donne (e le canzoni) di Woody Allen

  1. Woody Allen é un uomo costantemente in bilico tra genialità e pazzia, e quindi la qualità dei suoi film dipende molto dallo stato d’ animo in cui si trova quando li scrive e quando li gira: quand’ é in forma ti spanci dalle risate, quando non é in vena i suoi film sono quasi inguardabili.
    Io sono un fan di Woody Allen piuttosto atipico, perché nel filone degli inguardabili ci metto anche alcune delle sue pellicole più amate, come “Hannah e le sue sorelle.” Mentre invece altri film bistrattati anche dai suoi fan più accaniti, come “To Rome with love”, io li ho adorati profondamente.

  2. Pingback: Bollywood: la cinematografia silenziosa | Fuori Corso

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