Della resilienza di Beautiful

di Paola Brembilla

Mettiamo subito in chiaro una cosa: io guardo Beautiful da più o meno vent’anni e me ne vanto. Me ne vanto perché non è una semplice soap opera, è una pietra miliare della televisione globale, uno di quei programmi che sa resistere e adattarsi a ogni epoca e che se, dovesse venire a mancare, uno si chiederebbe: “E adesso?”. E poi dai, è divertente in modo imbarazzante.

Detto questo, oggi parliamo di resilienza. Parlando di ecosistemi narrativi, dicesi resilienza la proprietà per cui i suddetti sono in grado di adattarsi a cambiamenti sia esterni che interni – per esempio, la vera morte di un attore o uno sciopero degli sceneggiatori.
Ecco, credo che Beautiful sia lo show più resiliente di sempre.

E non è mica facile esserlo, perché uno deve essere in grado di cambiare pur restando fedele a due fattori principali: concept e target. Con il concept non c’è problema, in Beautiful il “tutti si fanno tutti e quando hanno finito si ricomincia il giro” persiste e fa scuola. Il target, invece, è la vera sfida. In onda su CBS dal 23 marzo 1987, la soap opera creata da William e Lee Bell ne ha viste di generazioni. Anzi, siamo onesti: ne ha visti di fedelissimi perdersi e riprendersi, ma anche proprio morire – insomma, quanti saranno i fedelissimi sessantenni che hanno inziato a seguirlo nel 1987 e che lo fanno ancora oggi? Quindi Beautiful, nel corso di quasi tre decenni, ha dovuto trovare stratagemmi per accalappiare pubblico da ogni dove, per avere quel ricambio che permettesse di mantenere stabile la sua media di telespettatori.

E siamo a oggi, quando Beautiful sta addirittura segnando un aumento dei ratings. Il motivo? A parte Brooke che si crede in menopausa e si ritrova gravida del cognato (Holy Ovaries!), la resilienza, appunto. Oggi più che mai Beautiful è al passo con i tempi, pur mantenendo sempre stabile quel conservatorismo (si legga, finto moralismo) di fondo che l’ha caratterizzato sin dall’inizio.

1. Sono stati introdotti dei personaggi di colore… che, grazie alla magnanimità dei Forrester che li accolgono in casa e donano loro dei parrucchieri, diventano ricchi e famosi.
2. Viene introdotto il tema dell’omosessualità…attraverso due cinquantenni grassocce che tanto non sarebbero riusciti ad accoppiare nemmeno con l’oramai ottuagenario Eric (che, btw, s’è messo con Taylor. Sai com’è, erano giusto giusto liberi entrambi per un attimo).
3. Fanno campagne di sensibilizzazione a problemi sociali come la povertà (si veda il punto 1), il cancro (l’unico che è riuscito a far fuori Stephanie), e la verginità fino al matrimonio (tranquilli, nessuno ce l’ha mai fatta davvero. Infatti Hope l’ha pagata con l’abuso di psicofarmaci [!!!]).
4. I giovani della Forrester vogliono rivoluzionare tutto… Online stores e iPad per tutti i dipendenti! Ma anche qui tranquilli, dura poco perché torna tutto in fretta nelle sacrosante mani rugose di Eric.
5. E se sempre su CBS abbiamo uno show come The Good Wife, in cui si affrontano temi come il copyright nell’era della remix culture con atteggiamento progressista, nella Los Angeles dei Forrester è partita la lotta senza quartiere alla contraffazione del marchio. Perché la pirateria di combatte anche a partire dalle strade e ogni borsa contraffatta venduta è un guadagno perso per la casa di moda – per l’ovvio principio che coloro che comprano borse contraffatte per pagare meno e coloro che possono permettersi millemila euro griffati al braccio, sono la stessa persona.

Beautiful resiste perché si evolve con il mondo esterno, ma resta sempre fedele al suo mondo interno. E così, non manca il target.

Dello stesso autore:
Il dilemma del seriofilo

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