Tesi all’estero e viaggi nel tempo: Intervista a Mario Palomba

di Gabriele Prosperi

Quando si pensa all’idea di studiare all’estero le prime cose che ci saltano in mente sono il progetto Erasmus o l’Overseas: un modo per “andar fuori”, ma sempre con l’idea di tornare.

Se invece l’idea è quella di esplorare davvero ciò che c’è oltre i nostri confini, a prescindere dal fine per cui lo si fa, allora la scelta deve essere più decisa… e molto meno monitorata. Una delle possibilità più allettanti è quella di svolgere ricerche per la tesi di laurea in un paese straniero; un’opportunità molto interessante, tanto che la stessa Università di Bologna da tempo mette a disposizione delle borse di studio per chi intenda effettuare soggiorni di questo tipo.

In questo blog ci occupiamo necessariamente di molti argomenti che sconfinano dal nostro paese, perciò la cosa ci interessa in prima persona. Non a caso uno dei nostri migliori blogger ha appena finito di trascorrere un periodo in Inghilterra proprio per questo motivo, e la sua tesi, già dall’argomento, sembra davvero gustosa: la serie britannica Doctor Who.

Ecco perciò una breve intervista al nostro Mario, al quale chiediamo subito la domanda più ovvia: perché Doctor Who?

(ride) E’ una domanda che mi viene fatta spesso. Tutto è nato quando dovevo pensare al tema della tesi ed essendo appassionato di serie tv, non avevo dubbi che il campo sarebbe stato quello. Ma cosa di preciso delle serie? E soprattutto quale delle tante che seguo avrei preso in considerazione? Stavo guardando un episodio di Doctor Who e ho realizzato che c’era veramente tanto da dire a riguardo, sotto tanti punti di vista diversi e quindi mi sono chiesto “perché NON Doctor Who?”.

Molti potrebbero già sapere l’argomento della propria tesi, ma magari non sanno dove andare. Come hai deciso dove iniziare le tue ricerche?

Beh essendo Doctor Who una serie inglese della BBC, mi sembrava ovvio andare alla fonte anche se ammetto che inizialmente non avevo preso in considerazione l’opportunità di andare all’estero. Poi però più cercavo notizie e libri sulla serie, più mi rendevo conto che dovevo abbandonare l’idea di utilizzare libri in italiano, poiché sono pochi e non molto utili per la mia ricerca. Inoltre molti libri in lingua originale non erano disponibili nemmeno sul mercato, o erano in vendita a prezzi esagerati. La scintilla che ha portato alla decisione di andare in Inghilterra è stata una mail da parte della mia correlatrice (e nostra caporedattrice Paola Brembilla) che mi informava che a settembre si sarebbe tenuta una conferenza su Doctor Who all’University of Hertfordshire ad Hatfield (30km a nord di Londra). Guardando i temi che sarebbero stati trattati, ho capito subito che sarebbe stato per me fondamentale partecipare, anche solo per scambiare opinioni con studiosi di tutto il mondo.

In cosa il periodo in Inghilterra si è rivelato indispensabile?

In tutto si può dire? (ride) Per una ricerca di questo genere trovarsi in un ambiente che sa cosa stai cercando e sa come aiutarti è indispensabile. Ho avuto l’opportunità di parlare con professori, studenti e scrittori che hanno vissuto la serie o che l’hanno studiata, ma soprattutto mi è stata data la possibilità di accedere alle biblioteche universitarie, alla British Library e al British Film Institute di Londra, che sono qualcosa di incredibile. E’ stato come se avessi chiesto un bicchiere d’acqua e mi avessero dato una botte da 20 litri.

Al di là della ricerca specifica, cos’altro ti ha dato quest’esperienza, tanto dal punto di vista personale quanto da quello accademico?

Ovviamente è stata un’esperienza importante per la lingua. Penso che in Italia si studi tanto l’inglese, ma metterlo in pratica è sempre difficile. Io non ritengo di avere una grande conoscenza, però in questi due mesi me la sono cavata bene e sicuramente sono migliorato molto. Poi incontrare ragazzi che affrontano un altro tipo di realtà nazionale e accademica è sempre qualcosa di importante a livello personale, ti da la possibilità di vedere il mondo con occhi diversi, ma anche di apprezzare di più alcune cose del mondo in cui hai vissuto fino a quel momento.

Avevi mai svolto dei periodi di studio all’estero?

No, era la prima volta e, a dirla tutta, era la prima volta in generale che passavo due mesi da solo fuori casa, visto che non sono un fuori sede. Diciamo che ho vissuto il tutto come se fossi stato un fuori sede… a Londra.

Consiglieresti di svolgere un periodo simile a chi deve fare ricerca per la propria tesi?

Decisamente! Non solo perché è un modo per dare ancor più valore al proprio lavoro, approfondendo in una maniera più radicale il proprio progetto, ma è anche una bella esperienza personale che ti da l’opportunità di vedere come funziona il mondo accademico (e non solo) di un altro paese. Inoltre, nel mio caso, andare in giro in Inghilterra a dire che sto scrivendo una tesi su Doctor Who, e sentirmi rispondere canticchiando la sigla iniziale, non ha prezzo. Insomma consiglio a tutti di farlo e se qualcuno fosse interessato ad andare in Inghilterra ma ha dei dubbi, può tranquillamente contattarmi per qualche consiglio.

Degli stessi autori:

R.I.P. – Rest In  Promotion: schiattare non ha mai fruttato così tanto

Next stop: Bologna: Intervista a Fabrizio Rinaldi

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