Il dilemma del seriofilo

di Paola Brembilla

A un certo punto, in Don Jon, il personaggio di Joseph Gordon Levitt dice che uno dei problemi del porno contemporaneo è che ce n’è in abbondanza e uno spreca davvero troppo tempo prima di trovare quello giusto. Perdonatemi, è la deformazione della seriofila, ma io non ho potuto fare a meno di pensare che succede la stessa cosa con le serie TV.

Una rappresentazione grafica (molto ottimista) della vita del seriofilo

E in fondo sono in buona compagnia, visto che proprio lo scorso settembre il critico Tim Goodman diceva più o meno lo stesso su The Hollywood Reporter: “There is now more great television available than most people can easily consume […] This burden of luxury, this albatross of entertainment, is creating an enormous time problem. In short – we don’t have time for all the shows we want to consume. And – no facetious intent here – this notion is not taking into account all the time you spend online or with actual people – like your family – or reading books, for instance”. Poi Goodman prende come esempio Boardwalk Empire, giudicandolo ovviamente un ottimo show ma non certo uno di quelli che ti fa abbandonare in malo modo famiglia e amici pur di non perderti la prima messa in onda settimanale. Non ti fa l’effetto della semifinale di X-Factor, insomma.

Ho pensato la stessa cosa quando ho visto i primi due episodi di Mob City. Formalmente perfetto, visivamente impressionante, momenti di alta tensione. Ma, nel complesso, una lentezza a tratti esasperante. Si tratta infatti, così come per molte altre serie del filone quality (AMC, HBO, Showtime, Netflix…) di una narrazione che dice addio ai ritmi tipicamente televisivi di climax e cliffhangers vari – dettati perlopiù da esigenze commerciali come le interruzioni pubblicitarie – per assumere la forma di un romanzo.

Detto questo, una domanda mi sorge spontanea: se abbiamo un bel libro fra le mani, davvero siamo disposti a leggerne un capitoletto solo una volta a settimana? Non so voi, ma per me è una sofferenza atroce. In due mesi mi sono fatta il recuperone di cinque stagioni di Sons of Anarchy e, una volta in pari, ho iniziato a seguire settimanalmente i nuovi episodi della sesta stagione… No, l’effetto non è più lo stesso. Mad Men l’ho seguita praticamente dall’inizio, una puntata a settimana. Poi, alla fine della quinta stagione, ho deciso di prendermi un’estate e di rivedermela tutta d’un fiato: un’altra storia, un’altra serie. Infatti, il ritorno all’appuntamento settimanale con la sesta stagione è stato traumatico e, ripeto, esasperante. Per non parlare di Downton Abbey: tre stagioni in una settimana, complici quei 7-8 episodi a stagione che un seriofilo decente si butta giù come fosse una birra a Ferragosto. Non sarà un caso, poi, se una serie come Breaking Bad ha avuto il suo picco proprio sul finale: il recuperone paga.
Però, un episodio di The Big Bang TheoryModern Family o Grey’s Anatomy a settimana va più che bene.

Tutto questo bello spiegone solo per dire che ha ragione Tim Goodman: a un certo punto, che tu lo voglia o no, le ore a disposizione nella tua giornata non basteranno più e dovrai fare delle scelte. Alcune serie le potrai vedere subito, altre dovrai accantonarle e recuperarle nel momento più opportuno – weekend lunghi, vacanze di Pasqua, vacanze di Natale, estate. E c’è davvero un’alta probabilità che quelle accantonate siano le serie “romanzate”, quelle che sai per certo che ti gusterai di più se viste tutte in una volta. L’ha capito bene Netflix, in cui infatti l’unica serie che potrebbe funzionare come prodotto settimanale (Arrested Development) è anche una delle rare sitcom che, nel quadro d’insieme, si rivela invece un raffinato puzzle di dettagli ed inside jokes.

Qui poi si va nel “è nato prima l’uovo o la gallina?”. Cioè, è nato prima il consumo personalizzato o le serie “romanzate”? Probabilmente più che di vera e propria nascita possiamo parlare di evoluzioni e trend di mercato, ma una cosa è certa: l’influenza reciproca fra produzione e consumo è innegabile… In realtà comunque non c’è una vera conclusione/morale per questo articolo, così come non c’è una vera soluzione al Dilemma del seriofilo. Resta infatti il problema che ci sono troppe serie da vedere e troppo poco tempo per farlo. Come si fa?

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