Un nuovo “genere” cinematografico: il music concert

di Emanuela Vignudelli

Ci sono concerti da “una volta nella vita”. Concerti che cambiano il mondo, muovono una generazione e segnano la storia della musica. Concerti difficili da scordare per chi li ha vissuti in prima persona. Concerti unici, che non si possono più ripetere … oppure no?

1969: Jimi Hendrix si esibisce a Woodstock, nello show più lungo della sua carriera davanti a 200.000 persone.
1986: i Queen tengono un concerto al Nepstadium di Budapest (durante il Magic Tour), davanti a 80.000 spettatori, esibendosi per la prima volta in un paese dell’est europeo. 2007: la reunion dei Led Zeppelin alla O2 Arena di Londra ha una tale richiesta di pubblico che la band vince il Guinness dei primati per la maggior richiesta di biglietti per una singola esibizione dal vivo. Tutti questi straordinari concerti, compreso The Doors Live at the Bowl ‘68, sono diventati film e sono stati proiettati nelle sale cinematografiche nel corso del 2012. Questa infatti è la nuova tendenza che sta popolando al cinema: i music concert.

Questi “film” rimangono nelle sale qualche giorno (la maggior parte delle volte un’unica serata), spesso prevedono la visione in 3D e vengono pubblicizzati come qualcosa di assolutamente eccezionale. Sembra quasi che ormai il cinema voglia porsi come un evento, unico e irripetibile. Il cinema si fa esperienza.
Ma non è la sala cinematografica a trasformarsi in palcoscenico, è il concerto che viene adattato alle esigenze della fruizione cinematografica. Viene data all’esibizione registrata un aspetto narrativo-documentaristico, in cui è possibile vedere l’evento, conoscerne i retroscena e sapere di più dell’artista.

E’ stato Michael Jackson: This Is It di Kenny Ortega, uscito nel 2009, a dare una certa popolarità a questa tendenza. In realtà il film è un documentario che raccoglie il materiale girato mentre Jackson faceva le prove per il suo tour mondiale. Il film di Ortega cerca di raccontare l’artista e il suo mondo, non tanto l’esibizione in sé, che appunto non ebbe luogo a causa della morte di Jackson. Tuttavia questo film evento, che ha avuto un grandissimo successo in tutto il mondo, deve avere portato l’attenzione sulle possibilità che possono avere i concerti al cinema.

Naturalmente la musica italiana non è rimasta a guardare: i film concerto di Vasco Rossi (Vasco Live Kom 011) e Ligabue (Campovolo 2.011), hanno trionfato al botteghino e diffuso anche in Italia una pratica ormai consolidata.

Nonostante i grandi nomi del rock appena citati, sembrerebbe però che questo business giovi più ai cantanti pop delle nuove generazioni: Justin Bieber: Never Say Never, il docu-film in 3D sulla popstar canadese amata dalle ragazzine, ha incassato 73,013,910 dollari negli States ed è al primo posto nel botteghino americano dei music concert. Seguono: This is it, Hanna Montana/Miley Cyrus: Best of Both Worlds Concert Tour, Katy Perry: Part of Me, Jonas Brothers: The 3D Concert Experience, Glee 3D: Concert Movie. I docu-film sui grandi concerti rock sono usciti nelle sale dopo questi film concerto per teenagers (a partire dal 2009), seguendo appunto la scia di This is it. Allora viene da chiedersi: quest’ultimi sono pure operazioni commerciali mentre i film concerti delle celebrità del rock no? Non proprio, perché anche Jimi Hendrix & company sono andati bene al box office: Hungarian Rhapsody era secondo dopo Breaking Dawn e il Celebration Day dei Led Zeppelin è stato un trionfo con 48 mila spettatori nelle sale.

Appare evidente lo scarto tra i due filoni: se i cantanti pop sfruttano la piattaforma cinematografica per ampliare i loro profitti e la loro celebrità, le leggende del rock ci aggiungono forse anche la volontà di tramandare la loro gloria, che di certo non ha bisogno di essere consolidata.
Una cosa comunque è certa: il “genere” del film concerto offre ormai musica per tutti i gusti.

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