Trailer: l’etichetta dei film a scatola (quasi) aperta

di Fix

Quando si deve scegliere cosa guardare la sera, ci si trova in uno stato di indecisione cosmica. Come quando si è al supermercato e si deve comprare la cena. Solo con l’aggravante di internet che fa diventare il reparto video infinito. E l’indeciso rischia di fare la fine dell’Asino di Buridano: perdere tempo, forse morire di fame, sicuramente di noia.

E qui ti voglio! Scegline uno…

Ma grazie al cielo l’oggetto audiovisivo è un prodotto come un altro. Ha caratteristiche, ingredienti ed il tutto è riportato alla meno peggio in un’etichetta. Tutte cose fatte per semplificare la scelta d’acquisto, o di scaricamento. Ma soprattutto per far risparmiare più tempo possibile a quella parte della vita che – da quando è stata inventata – tutti preferiscono: il tempo libero.

C’è chi dice che il prodotto audiovisivo sia una merce che si compra a scatola chiusa. Forse perché non ha mai avuto la sana abitudine di leggere le etichette. Quando lo si fa tra gli scaffali di alimentari serve un manuale di istruzioni. Al contrario quando si è al supermercato dell’intrattenimento l’etichetta è fatta apposta per esaltare l’acquirente: il Trailer.
Ecco ad esempio quello che accade con un film che ha un etichetta “autoriale”: Lincoln (Steven Spielberg, 2012)

In questo tipo di prodotti gli ingredienti variano sempre. Però ce n’è uno che rimane solido alla base: l’autore stesso. Infatti il suo nome viene solitamente appiccicato all’inizio del trailer. Segue la presentazione di una trama importante. Magari qualche indicazione sul pathos dei dialoghi o sulla magnificenza della fotografia. Questo per mostrare quanto l’oggetto sia ben confezionato. Il tutto poi termina mostrando il pedigree di tutti gli altri ingredienti – cioè il cast – tutti D.O.C. certificati dal consorzio Oscar. Niente data di scadenza perché un film non va mai a male.
Certamente l’etichetta la fa chi produce la merce con lo scopo di venderla. Quindi potrebbe essere fuorviante. Ma che importa? Basta non ingannare troppo sul contenuto a discapito della propria credibilità. Se si va a vedere un film del caro Steven, questo non ingannerà i suoi fan millantando la presenza di cifre stilistiche e narrative di qualcun altro.

“Allora c’è questo tipo che grida: ‘io non darò il mio voto per liberare quei negri figli di p*****a!’. Poi arriva Lincoln con una doppietta, gli spara in faccia e gli dice:’Io sono il Presidente degli Stati Uniti d’America investito di un potere immenso! Quindi o voti o muori s*****o!’…che ne dici, Quent?”- “Nah…non lo so Steve…secondo me non funziona.”

L’etichetta autoriale però è forse quella meno esplicita sui contenuti del proprio oggetto. Perché non è bene rovinare la sorpresa e svelare troppo. Altri prodotti invece non fanno mistero di nulla. Un esempio facile facile: I mercenari 2 (West, 2012).

Non passano nemmeno 5 secondi e già si sa il piano: cioè trama, svolgimento e non si fatica ad immaginare il possibile finale. Detto tutto subito, papale papale, alla faccia del prodotto a scatola chiusa. Segue un veloce ma esaustivo elenco degli ingredienti – ancora il cast, in questo caso elemento essenziale – e dei loro principi attivi sul prodotto: uccisioni, esplosioni e pizze in faccia. Più chiaro di così si muore. È una peculiarità del prodotto Action/”sganassa”: essere molto ben identificabile e dichiarare i contenuti fin dall’inizio. Contenuti che, se pur mischiati in maniera diversa sono sempre quelli. Senza la pretesa di sembrare nuovi. Del resto: ricetta che vince non si cambia. E chi lo sceglie lo sa. O almeno dovrebbe.

“Siamo un po’ vecchi, ma siamo ancora buoni” – “Non ho nemmeno un po’ di muffa” – “C’è ancora tempo! Voi quand’è che scadete?”

Non è un caso se tra gli orgogliosi consumatori di questo genere per definirlo si sia coniato il termine di “film onesto”. Perché sono prodotti che danno esattamente ciò per cui li si ha pagati. Se li si ha pagati. O per lo meno non deludono le aspettative. Se si è consci di cosa aspettarsi.

Ecco cosa intendono gli amanti dell’Action-Sganassa quando si parla di chiarezza.

Ci sono più indicazioni in un trailer che sull’etichetta di un prosciutto. Eppure esiste ancora qualcuno che torna deluso dal cinema perché si aspettava altro. Non si va a vedere l’ultimo film di Shwartzie aspettandosi una ballata crepuscolare sul west. Così come non si va a vedere l’ultimo film di Sokurov sperando di capire tutto a film terminato.
Per non rimanere delusi bisogna informarsi. Cioè leggere le etichette. Lo dice anche il decalogo del consumatore consapevole. È intrattenimento: una cosa seria. Perché se il tempo è denaro, quello libero vale doppio.

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