Intermedialità: il caso di Scott Pilgrim

di Laura Mugnai

La vita di Scott Pilgrim scorre tranquilla a Toronto: ha 22 anni, suona il basso in una band e si è messo da poco con una liceale cinese. A partire però dal colpo di fulmine per la misteriosa newyorkese Ramona Flowers, Scott si vede costretto a fronteggiare la lega dei suoi sette malvagi ex fidanzati per poter continuare ad uscire con la ragazza dei suoi sogni.

Scott Pilgrim nasce dalla mente (e dalla mano) del canadese Bryan Lee O’Malley, autore del fumetto da cui sono stati tratti un videogioco ed un film cui ha collaborato in sede di sceneggiatura. L’ultimo volume cartaceo è uscito in patria il 20 luglio 2010, a distanza ravvicinata quindi dall’uscita del game prima (10 agosto) e del film poi (13 agosto nelle sale statunitensi e 19 novembre per quelle italiane). Ne è stato perfino realizzato un cortometraggio animato sull’incontro tra Scott e Kim, futura batterista della band (Scott Pilgrim VS. the Animation).

Ma andiamo per ordine: il fumetto (in Italia edito da Rizzoli-Lizard in sei volumi) è una sorta di originale comic americano con aspirazioni da manga giapponese. La serie completa, pubblicata dalla casa editrice indipendente Oni Press, esce negli Stati Uniti nell’agosto 2004 e ben presto si rivela un successo di nicchia.

Scott Pilgrim VS. The World: The Game è stato prodotto e sviluppato dall’Ubisoft (casa che può vantare titoli importanti come Prince of Persia e Assassin’s Creed) per PS3 e Xbox 360. Il genere di appartenenza è quello del picchiaduro a scorrimento con modalità multiplayer. Pur adottando una grafica in HD, ogni elemento audio è stato realizzato utilizzando effetti sonori dei giochi a 8 bit proprio come gli arcade anni ’80.

È proprio The Game a porsi come un’ideale congiunzione tra il fumetto ed il film, forte della somiglianza con i disegni di O’Malley e delle immagini in movimento, primo e più importante punto di contatto con il mezzo cinematografico.

La semplicità della trama di Scott Pilgrim VS. The World: The Movie (regia di Edgar Wrighth) ha il vantaggio di essere compatibile con la testualità archetipica di un videogioco. L’intenzionale ricerca di una stretta correlazione con esso è dichiarata sin dal jingle che introduce il logo della Universal, modificato ad hoc con una musica bitpop e una soluzione grafica ispirata anch’essa agli 8 bit.

Al resto provvede l’articolata e mai noiosa struttura visuale del film: nemici sconfitti che si trasformano in monete, onomatopee di derivazione fumettistica con tanto di “VS.” in sovrimpressione e “K.O.” scanditi in perfetto stile Street Fighters. C’è perfino un flash-controfattuale che salva dal Game Over per mezzo di una vita extra.

Il tutto è stato realizzato sfidando sì le potenzialità del mezzo cinematografico sul piano sia linguistico che visivo, ma senza forzarlo mai verso dimensioni che non gli appartengono, come quella della possibilità, ma soprattutto dell’interattività.

Scott Pilgrim Vs. The World è e resta quindi essenzialmente un film, tra l’altro ingiustamente snobbato dal pubblico americano e giunto a noi in un numero esiguo di copie, per lo più destinate a multiplex (manchevolezze della distribuzione).

In un’epoca in cui i games studies sono oggetto di ricerca e d’insegnamento in ambito universitario, Scott Pilgrim Vs. The World cessa di essere un’operazione nostalgica per quanti negli anni ‘80 e ’90 hanno passato ore in sala giochi. Ulteriori riferimenti all’universo videoludico non mancano certo: Final Fantasy, Pac Man, Astroboy, The Legend Of Zelda, Yu-Gi-Oh!, etc. Tuttavia questi trascendono il mero esercizio citazionistico per videogiocatori, geeks o otaku. Come scrive Mauro Antonini su Segnocinema n°167 (gennaio/febbraio 2011): “si tratta invece di un testo che concretizza l’omni-medialità di un cinema del tutto incapace di rielaborare (…) e che s’impone nella forma di una cultura convergente dove i simboli e le semantiche proprie e specifiche di tutti gli altri media vengono appianate in un espertando di (di)vulgazione”.

L’esistenza di un medesimo titolo per fumetto, videogioco e film non è certo una novità (basti ricordare i numerosi supereroi targati Marvel), ciò che rende interessante il fenomeno Scott Pilgrim è l’equilibrio creatosi fra i tre, le contaminazioni reciproche e la coerenza di fondo.

Dello stesso autore: 

«Who was that nigger?»: Spike Vs. Quentin

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