UNICINEMA! – Al Kinodromo i lavori degli studenti DAMS e CITEM (Seconda Parte)

di Redazione

Come promesso, ecco la seconda parte dei video che verranno proiettati al Kinodromo il prossimo lunedì. E anche qui non si scherza!

A volte i laboratori universitari vengono visti come una semplice materia da superare, ma possono anche trasformarsi in qualcos’altro e raggiungere delle vette inaspettate, uscire dai confini accademici e raggiungere alcuni festival, il cuore di una città o le vetrine dei megastore Benetton. Qua entriamo in causa anche noi con questo blog, nato (e ancora vivo) come laboratorio per il corso di laurea CITEM e di cui siamo più che orgogliosi. Insomma, l’università è un’ottimo punto di partenza, ma bisogna sempre essere pronti a puntare fuori lo sguardo.

Kinodromo – 18 Novembre, ore 21:00

Bologna Crazy Machine e Love Food – Food Love (2012/2013)

Bologna Crazy Machine: a cura di Marta Martina e Piero Di Domenico; realizzato da Giovanni Azzali, Giulio Capannelli, Merve Erdem, Sophia Jakabffy, Lorenzo Latini, Tommaso Monaci, Nicolò Ometto, Andrea Spazzoli, Luigi Zambonelli; supervisione tecnica di Stefano Daniele Orro, Federico Tovani; durata 35” ca.

Love Food – Food Love: a cura di Marta Martina e Piero Di Domenico; realizzato da Greta Biolcati, Sofia Campanini, J.P. D’Avino, Paolo Mercadante, Marco Piras, Federico Pupeschi, Davide Sberna; supervisione tecnica di Stefano Daniele Orro, Federico Tovani; durata 2′ ca.

Risultato di una cooperazione tra Fabrica (il centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton) e il corso di laurea Dams, i due corti sono “andati in onda” sulle vetrine del marchio rispettivamente a Bologna e a Milano. Il primo gioca con gli status symbol della città emiliana tramite un folle e divertente percorso immaginario; il secondo è una contrapposizione ironica e riflessiva tra coloro che variano i generi alimentari secondo le stagioni e coloro che al contrario si affidano costantemente al cibo-spazzatura.

Via Petroni 1/A (2013)

a cura di Enza Negroni; realizzato da Andrea El Sabi, David Lucido, Francesco Ruzzier, Giuseppe Fara, Mimmo Fuggetti, Xiang Li; con Alessandro Salentino, Orazio Russotto, Andrea El Sabi, Xiang Li, Mimmo Fuggetti; durata 6′ ca

Tramite un tipico misunderstanding narrativo, viene costruito un simpatico gioco di cliché sulla città di Bologna, a colpi di pizza (non lasagne) e bici.

Urban Jungle e HUB (2013)

Urban Jungle: a cura di Michele Mellara e Alessandro Rossi; realizzato da Giorgio Anelli, Sara Bertuccioli, Paolo Marzocchi, Carlotta Calzolari; supervisione tecnica di Stefano Daniele Orro, Federico Tovani, Francesca Sticchi; durata 3′ ca.

HUB: a cura di Michele Mellara e Alessandro Rossi; realizzato da Adrian Amoros, Stefano Bazzano, Chiara Danisi, Mattia Mancini; durata 4′ ca

Che cos’è Bologna? Se lo sono chiesti gli autori di Urban Jungle e l’hanno chiesto anche a vari volti bolognesi e non. Gioventù, cultura e molto altro sono le caratteristiche di una città che “quando ti prende non ti molla più”. HUB, al contrario, tratta un contesto molto più piccolo e sconosciuto come quello del centro culturale “Senza Filtro”, di cui ci parla il presidente dell’associazione “Planimetrie Culturali”, Werther Albertazzi.

East of the Sun West of the Moon (2013)

realizzato da Marianna Vas e Nianxin Zhang; supervisione tecnica di Giacomo Manzoli; durata 3′ ca.

Cinque voci, una sola favola: un racconto metaforico che prende vita e assume colori attraverso i differenti accenti dei protagonisti, che come le autrici del corto sono lontani dalla terra d’origine.

Sanam (2013)

Regia e soggetto di Narges Bayat e Xue Yao; con Sanam Naderi e i partecipanti del workshop “Mapping the difference”; sceneggiatura di Xue Yao; con il sostegno di: Presidenza del consiglio dei ministri-Dipartimento della gioventù, Comune di Bologna, Flashgiovani, Centro interculturale Massimo Zonarelli, Associazione culturale iraniana, Compagnia dei rifugiati presso ITC teatro di San Lazzaro Bologna; durata: 25′ ca.

Sanam, da 9 anni a Bologna, è una ragazza iraniana che ama viaggiare. Ma appunto viaggiare significa muoversi liberamente e non essere costretta. L’unica via d’uscita è perciò lo spettacolo: trovare una propria strada che possa coincidere con l’esigenza di esprimersi e convivere con quella di sopravvivere.

Un gesto di gentilezza

scritto e diretto da Riccardo Frati; con Francesco Tozzi, Fabio Giuseppe Arcifa, Esther Florinda Bascone, durata 3′ ca.

Un gesto di gentilezza è un atto dovuto o un atto di fede? È meglio riceverlo spontaneamente o pretenderlo anche al costo di mentire a se stessi? Chissà, forse conviene non starci troppo a pensare…

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