L’Ozu Film Festival: da Sassuolo al resto del mondo. Intervista a Chiara Fiorentini

di Gabriele Prosperi

Giunto alla sua ventunesima edizione, l’Ozu Film Festival si è ormai garantito un posto di rilievo tra le grandi istituzioni volte alla premiazione delle migliori novità audiovisive sul mercato. Abbiamo così deciso di dedicare questo articolo al festival emiliano, le cui giornate di proiezione si terranno tra il 15 e il 21 Novembre.

Nato nel 1993 a Sassuolo (MO), nel corso di vent’anni l’Ozu è diventato un punto di riferimento internazionale per la premiazione di cortometraggi, favorendo sempre la conoscenza e la diffusione del prodotto audiovisivo e di ciò che lo circonda. Estendendo la premiazione a nuove categorie, esondando nella musica, nella saggistica e nel fumetto, il festival si è espanso a tutto tondo intorno al prodotto audiovisivo, seguendo la linea tracciata dai nuovi testi: transmediali e dai confini sempre meno rintracciabili.

Abbiamo perciò raggiunto una delle voci organizzative principali del concorso, la Direttrice del Dipartimento Film Chiara Fiorentini, alla quale poniamo subito la domanda più importante:

qual’è il segreto di un festival di successo?

Questa è una domanda molto difficile a cui rispondere perché dipende da cosa si considera elemento di successo. Io ritengo che per fare un festival di successo in primo luogo si debba avere un programma forte e ragionato. Quindi che il successo del festival specialmente a livello internazionale si crei con un’ottima selezione. Se il tuo festival ha selezionato e scoperto film di alta qualità, avrà degli ottimi riscontri a livello internazionale, e all’estero parleranno di te positivamente. A livello locale invece la questione è diversa. Il successo quindi si basa principalmente sul numero di spettatori e accrediti distribuiti. Motivo per cui molto spesso i numeri vengono gonfiati (facile regalare accrediti a mezzo mondo e poi dire che hai avuto 40000 presenze). Ovviamente avere la sala piena è un motivo di successo, personalmente però ritengo che non sia sufficiente. Quindi a mio avviso, il segreto di un festival di successo sta nella programmazione. Il pubblico è fondamentale ovviamente, ma saperli stupire di anno in anno con film magnifici è decisamente più importante.

A giudicare dalla quantità di categorie di premiazione, che sembrano aumentare a vista d’occhio scorrendo l’indice sulle edizioni passate, è facile ipotizzare che l’attenzione da parte degli aspiranti videomaker sia grande e che la quantità di film a concorso sia enorme. Quali sono allora i numeri del festival?

I numeri sono altissimi. Sia lo scorso anno che per questa Ventunesima Edizione abbiamo selezionato più di duecento cortometraggi provenienti da tutto il mondo. Quest’anno siamo partiti da circa 2500 cortometraggi. Io personalmente ne ho visti più di 1100. Il nostro comitato di selezione è composto da tre persone, poi abbiamo degli aiutanti che ci hanno dato una mano. Lo scorso anno avevamo voluto inserire due concorsi dedicati uno all’animazione e uno al documentario. Ci tenevamo a valorizzare e a dar maggior spazio a questo tipo di film, anche perché nella originaria competizione solo a venti titoli, finivano con finire schiacciati dai cortometraggi di fiction. Il problema era che anche in questo modo restavano fuori un sacco di film magnifici. Così quest’anno abbiamo voluto creare una sorta di categoria gigantesca che potesse contenere sia film entro i venti minuti che non riuscivamo a inserire nelle tre competizioni sia quei film che eccedevano il minutaggio standard dei nostri concorsi, e abbiamo deciso di chiamare questa categoria Ozu Tatami Shot in omaggio al grande regista che da nome al nostro festival. Poi da quest’anno abbiamo pure una competizione per cortometraggi per bambini e ragazzi.

L’Ozu è cresciuto contemporaneamente al web e sicuramente la connessione che lo lega alla diffusione e alla conoscenza internazionale del festival è forte. In che modo internet ha favorito questa edizione, e come avete visto crescerne l’importanza nel corso di questi anni?

Sinceramente credo che non sia del tutto vero che sia così importante. Ovviamente internet è fondamentale, ci permette di comunicare con tutto il mondo e diffondere il bando a tutte le film commission internazionali, ma credo che non sia tanto il sito web a creare un interesse verso il festival quanto l’essere presente ai grandi eventi del settore. Mi riferisco al Clermont Ferrand Film Festival, dove c’è il più grande mercato legato al cortometraggio nel mondo, o al festival di Oberhausen e a altri grandi festival. È in questi momenti di incontro tra lavoratori del settore che si creano i più forti legami che portano i migliori corti competere per entrare nella tua selezione. Internet è utile nel locale, perché è un ottimo strumento per comunicare i singoli eventi organizzati (sia tramite il sito che i social network) ma a livello internazionale non è lo strumento principale.

Molte sono le novità di questa edizione, i cui finalisti si contenderanno i vari premi nelle giornate tra il 15 e il 24 Novembre. Quali sono le principali e le più curiose?

Come vi dicevo la grande novità di quest’anno sono i due nuovi concorsi, Ozu Tatami Shot e Ozu Kidz. Oltre a questo abbiamo molti eventi che non sono necessariamente novità ma che sono magari al secondo anno di rodaggio. Mi riferisco a Ozu Short Tracks ovvero il nostro concorso di sonorizzazione filmica, che ha riscosso fin dallo scorso anno un ampio successo. L’anno scorso abbiamo poi inaugurato la sezione Corti d’Autore per mostrare i cortometraggi dei grandi autori del cinema italiano e internazionale. Quest’anno sarà dedicata durante il primo sabato del festival alla memoria di Carlo Lizzani mentre il secondo sabato proporremo i corti di Guido Chiesa, che sarà pure presidente di giuria della competizione principale.  Inoltre inizieremo con un grandissimo evento al Teatro Carani di Sassuolo che vedrà la partecipazione di Enrico Vanzina, Jerry Calà e il Dottor Alan O’Leary, (autore del libro Fenomenologia del Cinepanettone) in quanto festeggeremo il Trentesimo Anniversario di Vacanze di Natale.

Parlare di crisi del settore è ormai ridondante, ma sarebbe un errore trascurare le difficoltà che sicuramente un festival cinematografico affronta nel nostro paese. Quali sono state per questa edizione le più complesse e in che modo siete riusciti a superarle?

La crisi ha colpito pure l’Ozu Film Festival, non ne siamo stati immuni. Quest’anno abbiamo visto il nostro budget crollare notevolmente. Purtroppo la mancanza di fondi si è fatta sentire sia a livello del pubblico che del privato. Per nostra immensa fortuna, in molti e in particolar modo la Fondazione della Cassa di Risparmio di Modena e il nostro main sponsor Ceramiche MoMa, hanno confermato il loro interesse e la loro fiducia nei confronti del nostro lavoro e quindi siamo riusciti a sopravvivere. Questo però non ci ha fatto desistere, magari stamperemo meno volantini, ma la qualità del festival non risentirà di questo calo di budget e questa è la cosa più importante.

Da tre anni il festival ha inserito la sezione Corti Ma Saggi, una delle poche realtà in Italia a premiare saggi e scritti di o sul cinema; da damsiani non possiamo non fare una domanda al riguardo. Quanti lavori sono giunti e quali consigli dareste ai blogger, ai giornalisti, ai recensori e ai critici che vorrebbero partecipare?

Nel corso dei tre anni il numero dei lavori giunti è cresciuto progressivamente (così come la qualità dei saggi), purtroppo non raggiungiamo ancora numeri altissimi. Quest’anno si sono iscritti quattordici saggi. Il mio consiglio è: partecipate e non fatevi spaventare. Corti ma Saggi è un’occasione per i giovani studiosi di cinema di mettersi alla prova, di dare un ulteriore sbocco a quei lavori magari partoriti all’interno di un corso universitario sotto forma di tesine e che rivisti brevemente possono diventare degli ottimi saggi adatti al nostro concorso. Quindi, buttatevi!

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