Smart TV: bella, non bellissima… ma ora che ci faccio?

di Giorgio Riso

La più sottile, la più aggiornata, la più tecnologica, la più desiderata ed esteticamente accattivante delle televisioni è arrivata: ecco a voi la Smart TV. Questo gioiello dell’elettronica ha immagini tanto perfette da sembrare reali e a confronto i vecchi screen lcd appaiono obsoleti. La Smart TV è la TV del futuro: è un po’ TV, un po’ computer, un po’ tablet. Per alcuni modelli, è anche possibile gestire il televisore comodamente dal divano di casa con l’uso della voce e collegare, con un solo touch, tutti i device disponibili per far fluire il blob di contenuti multimediali dei nostri archivi. In poche parole un nuovo modo di vivere l’esperienza dell’home entertainment.

Accendere la Smart TV è come accendere un computer. Le schermate di avvio, come per i televisori tradizionali, permettono di programmare i canali digitali e satellitari, ma questo avviene anche per i televisori tradizionali. Qui, la caratteristica principale è la connettività. Attraverso un cavo ethernet o una connessione wi-fi, il televisore diventerà Smart.
E l’appellativo Smart, infatti, è stato scelto per definire questo nuovo oggetto dell’alta tecnologia e dalle plurime caratteristiche: elegante, intelligente e alla moda. La diretta analogia è rintracciabile nel mondo della telefonia mobile con l’introduzione degli smartphone, cioè telefoni cellulari dotati di avanzate caratteristiche multimediali e interattive.

Con l’introduzione di una nuova tecnologia avviene un cambiamento di tendenza: il telespettatore organizza la visione dei contenuti secondo tempi e modalità ormai distanti da quelle a cui lo aveva abituato la televisione a palinsesto.
Ma adesso sorge un problema e non mancano le perplessità. Negli Stati Uniti la TV è famosa per le diverse e multiformi offerte dei broadcaster: vi è infatti un’ampia possibilità di accedere a numerosi contenuti on demand di programmi televisivi e film.

Esattamente un anno fa Gianni Rusconi, giornalista deI il Sole24ore, in un suo articolo del 17 febbraio 2012 dichiara che oltre al 3D, la funzione Smart avrebbe dovuto favorire l’acquisto di questi nuovi televisori. Ma se nel mercato internazionale la diffusione della nuova tecnologia ha avuto un discreto successo, in Italia è stallo di domanda. Un anno dopo la situazione non è cambiata. La Smart TV per vivere ha bisogno di contenuti, gratuiti o a pagamento che siano. Questi invece scarseggiano.
Sempre Gianni Rusconi, in un altro recente articolo, evidenzia un problema intrinseco alle nuove tecnologie: per sfruttare la Smart Tv è necessario avere una connessione veloce. Ma in Italia le connessioni internet sono al di sotto degli standard europei. E Rusconi appare a dir poco ottimista quando afferma che per le nuove TV: “L’unico limite è dato dalla velocità della connessione: per un film in HD possiamo aspettare anche un’ora prima di poterci sedere sul divano con i popcorn in mano”.
Se l’unico neo della Smart fosse una connessione internet lenta, sarebbe solo un problema causato dalle compagnie telefoniche italiane. Ma in realtà, nel Paese, appena si tenta ad accedere ai contenuti web disponibili sul dispositivo Smart si scopre che oltre all’App Meteo e ad alcuni giochini on line, l’on demand è davvero limitato.

La Rai lancerà prossimamente il suo servizio Rai Replay ma, allo stato attuale, ha rimandato la partenza della sua offerta per motivi ancora del tutto oscuri. Mediaset Premium Net TV è un servizio di tv “non lineare”, un gradino intermedio tra la televisione tradizionale e quella Smart. La tv di Mediaset però esclude, ancora, l’interazione con siti e applicazioni on line e per accedervi bisogna essere clienti. Sky, invece, ha creato una App da usare tramite il proprio tablet in cui è possibile fruire degli stessi canali del proprio abbonamento. La7 on Demand è l’unica offerta in modalità free.

Siamo quindi ancora lontani per poter fruire delle potenzialità tout court di una tv del genere. Le criticità riguardano, da un lato, come già accennato, la disponibilità di contenuti, e dall’altro i livelli di fruizione dei telespettatori. Il problema sembra essere tutto italiano. Per il settore della TV vale in parte il paradigma dell’editoria: il ruolo di Internet avvantaggia soprattutto le grandi piattaforme multinazionali. Meno gli operatori italiani, se questo non accettano la sfida e creano i presupposti per un mercato nazionale. Probabilmente i broadcaster nazionali appaiono preoccupati, in crisi per una difficile raccolta pubblicitaria, per le perdite di audience e per il timore di pregiudicare la profittabilità delle soluzioni pay: da qui nasce l’incertezza sui modelli di business della Smart TV e si riflette molto pesantemente, nel nostro paese, in termini di impasse dell’offerta.

Se l’Italia non si adatta alle evoluzioni e non troverà delle soluzioni proprio quando le nostre case si doteranno completamente di apparecchi potenzialmente utilizzabili, i broadcaster italiani avranno grandi difficoltà a decollare in termini di ecosistema di contenuti, di applicazioni e servizi.
Ma il rinnovamento dell’offerta non è più rinviabile. Dal momento che proprio grazie all’integrazione con tutte le nuove tecnologie dell’era digitale 2.0, l’innovazione deve e può generare nuove opportunità di business e nuovi sbocchi commerciali.

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