One Month – La web series. Intervista a Piergiorgio Seidita e Flavio Gismondi

di Alessia Giannoni

Vi abbiamo da poco parlato del Roma Web Fest. Tra i titoli in concorso quest’anno, c’era anche questo.
La seguente intervista parte dal lavoro di Davide Benefico, Alessia Giannoni, Roberta Martinelli e Mara Petrosino all’interno di un progetto sulle web series sviluppato nell’ambito del corso 2012/2013 di Forme della serialità nel cinema e negli audiovisivi. La web series presa in esame è One Month, ambientata alla Brenn’s Academy, accademia di Musical, stravolta da una morte inaspettata a un mese dall’esame.

 

Escludendo il budget iniziale di un caffè (come detto nell’intervista di Telefilm Central), qual è stata la reale spesa della produzione? Il budget che vi eravate fissati è stato sforato o è rimasto nei limiti?

Non avevamo previsto un budget preciso, infatti abbiamo messo del nostro. Ognuno di noi ha messo a disposizione quello che aveva ed e’ grazie a questo sforzo comune che siamo riusciti a portare a termine il lavoro. Chiaramente il fatto di non avere un budget ci ha limitati nell’avere tante cose che abbiamo potuto solo sognare, ma sicuramente i mezzi “poveri” a volte non sono male, obbligano il cervello a sbloccarsi, mettono in ballo la vera creatività.

La web series è stata interamente prodotta dalla Eternity Production o avete avuto altri sponsor/partners?

La serie e’ stata “prodotta” totalmente dall’Eternity Production, e poi da vari contatti che hanno supportato il progetto mettendo a disposizione location e mezzi.

Quanto tempo è passato tra l’ideazione e l’inizio del girato?

Un mese per soggetto, stesure di sceneggiature e piani di lavoro. Dopo quello, siamo passati direttamente alle riprese dell’episodio pilota, poi una pausa per valutare bene il girato, e dopo due mesi abbiamo ripreso a girare il resto degli episodi.

Quanto sono durate le riprese? Quanto la post-produzione?

Le riprese e la post produzione sono durate sei mesi. Per quanto riguarda le musiche, invece, ce ne sono voluti tre.

Quali sono stati i metodi di promozione scelti per pubblicizzare la serie? Quale ritenete abbia avuto maggior successo?

La promozione è avvenuta tramite blog di web series o siti di musical molto seguiti, e di radio, come ad esempio Radio Rai. Sicuramente tutta la promozione collegata direttamente al web è stata quella più produttiva.

Dal punto di vista dei contenuti la vostra serie è totalmente originale, in quanto non esistono, almeno al momento, serie tv che uniscano la musica (di brani inediti) al giallo. Personalmente però sia per quanto riguarda il ritmo serrato, per le atmosfere e per l’importanza dei segreti occultati, ho trovato alcune similitudini con la serie Twin Peaks di David Lynch. È possibile?

Ci sono tantissime citazioni nella serie, e concordo con te nel trovare tante somiglianze con altri lavori. L’importante è non copiare, quello mai. Fin dall’inizio decidemmo con Piergiorgio (Seidita, ndr) di tenere nascosta la verità circa la “bibliografia”. Il segreto che molti non sanno è che a volte. per scrivere qualcosa di semplice e innovativo, basta cambiare il punto di vista. Non possiamo partire da una storia a caso e aspettarci che non sia completamente raccontata. Quello che possiamo fare è osservare, studiare e apprendere, infine filtrare attraverso i nostri occhi il messaggio che abbiamo recepito o quello che vogliamo sottolineare. Credo che di storie da inventare ce ne siano veramente poche, al contrario esistono un’infinità di storie di cui cambiare il punto di vista.

C’è un motivo per il quale alcune canzoni sono in inglese ed altre in italiano?

Diamo anche valore all’ “internazionalità” del prodotto. Se vuoi approfondire determinate sonorità è chiaro che la scelta della lingua è importantissima. Per quanto non lo si voglia ammettere tanti sound sì, sono nostri di repertorio, ovvero nati in italia, ma tante altre sonorità appartengono a culture diverse; non bisogna snaturare un genere musicale, lo si può solo rendere più semplice e comprensibile. Quindi, la scelta dell’inglese in questo caso sottolinea e giustifica un’apertura dell’opera verso altri generi.

In questa serie le canzoni non sembrano essere legate alla parte narrativa della storia, bensì sembrano un metodo per esprimere ciò che di più emotivamente profondo provano i protagonisti. Come mai questa scelta?

È un po’ il concetto alla base di una branca del musical di Broadway. Ci sono diversi spettacoli in cui tutti i brani cantati sottolineano gli stati d’animo dei personaggi. Bloccando per un istante l’evolversi della narrazione, è come se si approfondisse il tutto. In una webseries di fatto i tempi sono molto ristretti, non si può pretendere che un giovane spettatore rimanga seduto dieci/quindici minuti a sentire qualcuno che strilla. Bisognava creare e inserire qualcosa che fosse semplice, corto, diretto e ricco di diverse sonorità, cosicché tutti potessero apprezzare.

Interessante l’idea di collegare il titolo di ogni puntata al tema del monologo finale di Jacopo (voce narrante). Da dove è nata quest’idea?

Non volevo che si perdesse la drammaticità dell’opera e che ci fosse uno spunto di riflessione in ogni monologo, in ogni episodio. Pochi hanno ascoltato attentamente quello che si è detto e ridetto, ma se facciamo attenzione, almeno l’80% della storia e’ narrata da quei monologhi. Jacopo è un po’ come la morale di turno, senza troppa retorica (come ad esempio avviene in Uccellacci e uccellini di Pasolini).

La serie ha riscosso il successo sperato?

Ha riscosso degli ottimi pareri, soprattutto all’interno dell’ambiente artistico, rispetto al web. Forse per la particolarità del genere.

Ho letto nei commenti alla prima puntata che è già stata girata la seconda serie. A quando la data d’uscita?

In realtà no. Ci sono delle buone prerogative per una seconda serie, però stiamo cercando di portare la serie a teatro, come il pubblico stesso ci ha varie volte suggerito.

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