I Simpson e il cinema

di Giulia Zen

Il post di oggi è dedicato alla presentazione editoriale del libro I Simpson e il cinema, che si terrà Lunedì 21 ottobre ore 18 alla Libreria Trame di Bologna e, in particolare, al suo giovane autore Michele Galardini, che proviene nientedimeno che dal nostro CITEM. In occasione dell’incontro emiliano, abbiamo deciso di porgli qualche domanda.
E per chi fosse interessato ad ulteriori approfondimenti, beh, non gli resta che leggere il libro!

Da dove è nata l’idea del libro?

L’idea non è propriamente nata, ma ha vegetato nella mia testa fin quando ho iniziato a studiare cinema a Pisa. Ero già un mezzo fanatico dei Simpson ma non avevo ancora capito quanto fossero profonde e complesse le sceneggiature, i rimandi, le allusioni e tutti quegli altri elementi che l’hanno poi elevata a serie più rappresentativa dagli anni ’90 in poi. Iniziando a studiare la Storia del cinema e, di conseguenza, a guardare vagonate di film, ogni replica delle puntate delle prime 12 stagioni svelava nuovi tesori che non avevo ancora scoperto. Il passo successivo fu quello di scrivere una tesi triennale proprio sull’umorismo nei Simpson, basato sui livelli di lettura e di comico freudiano tra cui trovava posto anche la citazione cinematografica. La tesi è rimasta in un cassetto per anni, durante i quali continuavo a stupirmi ogniqualvolta trovavo nuovi riferimenti dentro puntate viste e riviste mille volte. A febbraio 2013 la Felici editore, su consiglio del prof. Lorenzo Cuccu, mi ha chiesto di riesumare la tesi e ampliarla, rendendola meno didattica e più accattivante. In pratica, come diciamo noi toscani, è stato come invitare il matto alle sassate.

Perché proprio i Simpson?

In realtà la domanda dovrebbe essere: perché qualunque altra serie animata? La verità è che nessuno prima dei Simpson aveva pensato che i cartoni, genere indirizzato ad una fascia giovane se non giovanissima di popolazione, potessero essere veicoli per descrivere parti se non l’interezza della società. Prima dei Simpson c’erano i robottoni, Ken il guerriero, Holly e Benji, più altri esperimenti autoriali rimasti purtroppo delle nicchie. Dopo i Simpson sono arrivati Futurama (sempre creato da Matt Groening), i Griffin, South Park, American Dad, più i vari spin-off. I Simpson sono stati la prima vera serie televisiva d’animazione e l’unica che a cavallo fra ’80 e ’90 è riuscita a raggiungere le masse con messaggi anti-convenzionali, che nemmeno le serie in carne e ossa avevano il coraggio di veicolare. La frase di George Bush senior “vorrei che le famiglie americane fossero più simili ai Waltons e meno ai Simpson” proferita nel 1992 durante la campagna per la rielezione, è emblematica di quanto la società americana fosse impreparata a questo uragano. Detto questo, I Simpson sono anche la serie che per prima ha utilizzato la Storia del cinema come bacino da cui pescare citazioni famose, mainstream, e altre sottili, soffuse, cinefile.

Cos’ha di diverso rispetto agli altri titoli che trattano I Simpson?

Una cosa semplicissima, cioè che è l’unico libro pubblicato che parla del rapporto fra Simpson e cinema. Sembra una castroneria tipo il tunnel di neutrini della Gelmini, ma dopo varie ricerche su siti della grande distribuzione mondiale, mi sono convinto che non sia mai stato pubblicato un testo su questo tema. Certo spero sempre che qualcuno venga a smentirmi, mi sentirei meno solo! Comunque è davvero strano che non esista una bibliografia su quello che, ad un primo impatto, è l’elemento più evidente e innovativo della serie. Esistono libri su Simpson e filosofia, tradizione culturale americana, scienza, Bibbia ecc. Nel mio piccolo spero di aver aperto una porticina.

Durante la sua stesura, hai avuto qualche rivelazione che non ti aspettavi?

Ho avuto molte rivelazioni. Quando ho iniziato a scrivere la tesi, nel 2008, credevo di avere una conoscenza abbastanza ampia della materia, cioè dei film citati nelle prime 12 stagioni. In realtà ero pressappoco al 10%. Quando ho iniziato a scrivere il libro, a inizio 2013, ero di nuovo convinto di essere finalmente approdato ad un grado superiore di conoscenza. In realtà ero poco sopra il 50%. Quello che ho scoperto, girando per siti, informandomi e riguardandomi le puntate e i film è che probabilmente non arriverò mai a scovare tutti i riferimenti inseriti nella serie. Questa consapevolezza invece che abbattermi mi ha dato forza, come scrivo nel libro, perché ha poco senso sapere che in una stagione ci sono 100 citazioni piuttosto che 150, perché in quelle 100 c’è già tutto il senso di un’operazione incredibile di riscrittura e adattamento. Oltre diventerebbe una lista che ho cercato di evitare con tutte le forze.

Come hai trovato il mondo dell’editoria cinematografica?

E’ una domanda difficile, perché Felici non fa esclusivamente edizioni cinematografiche. Posso dire che in Italia questo tipo di pubblicazioni girano molto ma su canali particolari, creandosi delle piccole nicchie di pubblico, un po’ come la musica underground italiana di questi anni. Anche se piccolo, è un mondo molto attento, curioso, che non si accontenta della superficie, che anche attraverso testi brevi riesce ancora a dire qualcosa sullo stato del cinema.

Hai trovato riscontro nel pubblico durante il tour nelle varie librerie?

Ho avuto la fortuna di trovarmi davanti un pubblico sempre stimolato dall’argomento. Non è banale, molte volte si va alle presentazioni senza interagire, aspettando che finiscano per poi dileguarsi. I Simpson sono, al contrario, un argomento che genera dibattito, curiosità, anche diatribe come quella che mi piace sempre evocare fra simpsoniani e griffiniani, due tipi di comicità molto diversi. Succede spesso che la vera presentazione cominci quando chiedo al pubblico di fare delle domande e da quel momento l’argomento diventano i Simpson a tutto tondo. La cosa difficile è riportare la conversazione su argomenti trattati nel libro perché ogni tanto, stordito dalla mia passione smisurata per la serie, mi dimentico che in fondo non sarebbe male vendere anche qualche copia! Spero che sia così anche lunedì prossimo alla libreria Trame di Bologna, insieme a Paola Brembilla, che ho costretto a partecipare in veste di moderatrice.

Dello stesso autore:
Vita da festival(filia) – parte seconda: Il backstage

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