L’oroscopo audiovisivo di Rob Brezsny: quando le stelle ci parlano di noi

di Gabriele Prosperi

È inutile fingere di essere superiori, lo sappiamo tutti che se ti capita un oroscopo sotto mano non puoi fare a meno di buttarci un occhio. Ti capisco benissimo! È proprio così: quando lo facciamo un po’ ci vergogniamo, facciamo finta di nulla, cominciamo a fischiettare e alla fine diciamo: “Si, come no!”

Tutto questo non succede però con un oroscopo molto particolare, qui in Italia tradotto e pubblicato da Internazionale; cambia proprio quest’ultimo particolare: non c’è più niente di cui vergognarsi.

Vi chiederete: che c’entra un articolo sull’astrologo Rob Brezsny in un blog di cinema e serie tv? C’entra se il motivo del successo di questa serie di “immagini dal futuro” è lo stesso per cui hanno successo quelle di molti prodotti audiovisivi provenienti dal presente.

E allora cosa caratterizza l’oroscopo di Brezsny? Andiamo su Wikipedia:

«Brezsny è il primo colonnista di oroscopi noto per l’uso di una narrazione in prima persona nelle sue rubriche. La sua scrittura impiega un approccio più personale, ottimistico e letterario che gli oroscopi convenzionali.»

Cosa vuol dire una narrazione in prima persona? Mettiamola così: se sei del sagittario come il sottoscritto e le stelle prevedono che tu faccia delle scelte difficili che però valgano la candela, beh, per Brezsny c’è solo “un modo” per dirtelo. Scoprirai infatti che come te anche James Caan si è trovato di fronte a delle scelte difficili nella sua carriera e che, malgrado gli importanti ruoli in Il padrino, Quell’ultimo ponte e Un elfo di nome Buddy, rifiutò ruoli in film come Guerre stellari, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Blade runner e Apocalypse now. Quindi, caro sagittario, vuoi davvero fare gli stessi errori?

Questi messaggi stellari, in parole povere, mettono a proprio agio ed evitano un approccio ansiogeno, tipico negli oroscopi tradizionali. Lo scopo è ancora prevedere il futuro… ma rimanendo coi piedi ben piantati a terra, nel presente. E l’unico modo per farlo è cercare un riferimento, spesso letterario, cinematografico, ma anche nella pittura o più semplicemente in un’estesa cultura generale. Un oroscopo che non serva nel futuro, ma qui, adesso e soprattutto a me.

Non a caso è il rapporto diretto col lettore che si sfrutta in queste frasi, e che è testimone di una maggiore centralità del soggetto fruitore/consumatore. Quella stessa centralità soggettiva che ritroviamo tanto nelle nuove modalità relazionali (social network & co., si pensi al caso Vine) – che appunto sono tali e non introspettive come qualcuno, ricordiamolo, vorrebbe far passare – quanto negli sviluppi di prodotti audiovisivi di ultima generazione.

La maggior parte delle serie televisive degli ultimi dieci anni, infatti, in qualche modo finisce sempre dentro lo studio di un terapista (I Soprano, In Treatment). Anche quando per intere stagioni (stranamente) non se ne era neanche ventilata l’idea, a un certo punto ci si fa un salto dallo strizzacervelli (The Big C, Dexter); o comunque si ha tendenzialmente un approccio intimista, molto focalizzato sulla psicologia del personaggio, sul suo rapporto con l’altro e col diverso da sé (Breaking Bad, The Following).

Un soggettivismo che farebbe pensare apparentemente a una forma pratica di “egoismo generazionale” (il demone della generazione 2.0) ma che in realtà, come fa Brezsny con le sue parole, vuole creare, anzi va alla ricerca attiva e diretta di riferimenti esterni e di nuove modalità di relazione del singolo con le persone, con la cultura e con il presente che lo circonda.

Come fa Brezsny coi suoi articoli, così la “soggettiva” sfruttata dalle nostre serie preferite non serve a chiudere su se stesso ma ad aprire il personaggio a tutta una gamma di relazioni di cui è il fulcro.

Una soggettiva talmente potente da farci affermare “cavolo, è vero!” anche se quello che abbiamo appena letto è un oroscopo, cioè qualcosa che in teoria neanche è avvenuto. Ma la differenza sta proprio qui: quello che abbiamo letto non è il nostro futuro bensì il nostro presente, la nostra vita, rimediata attraverso i riferimenti che ci vengono proposti.

E se quella che leggo/vedo è la mia vita… di cosa dovrei vergognarmi?

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