Vita da festival(filia) – parte seconda: Il backstage

di Giulia Zen

Ci eravamo lasciati con una simpatica prospettiva dello spettatore festivalomane e con un particolare punto di vista di alcune giurate veneziane. Vi proponiamo ora un terzo e ultimo step: quello del vero e proprio lavoratore (o tirocinante, se preferite!) nei festival.
Ammettetelo. Quando pensate ad un festival cinematografico, magari griffato come quello veneziano, cosa vi sovviene realmente? Uffici, duro lavoro, scatoloni e nevrosi multiple? Naaaaa… red carpet, fotografi, duemila film che non vedete l’ora di trangugiare.

In realtà – e per fortuna – c’è molto ma molto di più. Anzi, nel momento in cui ci si tuffa dentro, è come se tutti gli elementi acclamati mediaticamente perdessero in qualche modo il loro appar(isc)ente valore e si aprissero le porte di un mondo tanto affascinante quanto surreale: il backstage del festival.

L’unico riferimento, tirocinamente parlando, a cui può aggrapparsi la sottoscritta è per l’appunto quello veneziano, o meglio, uno ancora più settoriale: quello delle Giornate degli Autori, sezione indipendente della Mostra lidense.

Innanzitutto, esiste una vera e propria ripartizione di ruoli. In particolare, il retroscena delle Giornate si suddivide in tre macrouffici: Ufficio Stampa, Ufficio Cinema e Ufficio Logistica. Direzione a parte, non c’è una sorta di gerarchia tra essi: ognuno concorre a far sì che il festival possa prendere vita.

Il primo è inerente tutta l’area delle comunicazioni stampa, ovvero si occupa delle rassegna e comunicati stampa giornalieri, e di tutto quello che riguarda le interviste e i photocall del cast. In sostanza, funge da tramite tra l’ufficio stampa del film in oggetto e i media, siano carta, web o radio.

L’Ufficio Cinema si occupa delle cosiddette “delegazioni” dei film, ossia produttori, regista, cast ecc.. Alcune della sue mansioni sono l’accompagnamento degli ospiti in sala e l’incontro postumo con il pubblico, e tutto il lato tecnico delle proiezioni. Tutto deve essere perfetto al loro ingresso.

Infine, l’Ufficio Logistica intraprende i (sudati) rapporti con gli sponsor – costanti lungo tutto il festival – si occupa degli eventi ospitati dalle Giornate (convegni, aperitivi, cene) e della loro disposizione e controllo audio, infine del trasporto e accoglienza degli ospiti della sezione.

Insomma, una bella mole di lavoro, non c’è che dire. A chi sta già pensando “Quale ufficio mi aggrada di più?” rispondo subito: è una battaglia persa. Ogni area è talmente affascinante che sceglierne una specifica risulterebbe impossibile. Anche se, come ci è stato fatto simpaticamente notare, se si vuole intraprendere un percorso lavorativo nell’ambito dell’organizzazione dei festival, prima o poi bisogna farlo!

A proposito di percorso lavorativo: avete presente la lista di qualità richieste che trovate in un qualsiasi annuncio di impiego? Ecco, concludiamo con un ipotetico profilo ideale dell’ “organizzatore di festival”:
  • ottima conoscenza della lingua anglofona, possibilmente anche di quella francese;
  • intraprendenza;
  • eccellenti doti organizzative;
  • completa disponibilità nel compiere ogni (inteso proprio OGNI) tipo di mansione;
  • ottima predisposizione alle relazioni pubbliche;
  • capacità di discrezione nello svolgere ruoli “delicati”;
  • prontezza nel risolvere soventi situazioni stressanti e/o urgenti;
  • infine: un’enorme faccia tosta nell’affrontare situazioni o persone sgradevoli (accade spesso, assicurato!).
Necessaria: età massimo 25 anni e 25 anni di esperienza tanta voglia di fare!
Le esperienze lavorative all’interno dei festival sono stupende, o almeno, così lo è stata quella presso le Giornate degli Autori. Gli stage sono utilissimi e formativi; l’importante, come ha ricordato il direttore delle Giornate Giorgio Gosetti, è non attaccarvisi troppo: “Non fatene più di due-tre: non devono diventare un alibi per voi stessi”. Credo che questa affermazione possa fungere da monito a tutti noi giovani.
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