Vita da festival(filia): il manuale di sopravvivenza

 di Giulia Zen

Sono sempre stata un’amante dei festival cinematografici. O meglio, più che amante, una vera e propria feticista. Analizzando il termine, il dizionario cita: “Entusiasmo fanatico per qualcuno o qualcosa”. Ed eccoci, “fanatico”, definizione perfetta della “festivalfilia”.

Ho citato i festival poiché, a mio avviso, rappresentano l’emblema del feticismo cinematografico. Analizziamo una giornata tipo dell’ospite festivaliero – il prototipo è naturalmente un misero studente, ça va sans dire – e capirete perché:

  • Mattina: occhi gonfi e violacei a causa delle proiezioni serali/notturne. Colazione bomba e poi via nel tunnel.
  • Pausa pranzo: perché, esiste una pausa pranzo? Un cracker sgranocchiato alla bell’e meglio, e via di nuovo.
  • Pomeriggio: una, due, tre, quattro proiezioni, con incluso sicuramente qualche film astruso, magari russo con sottotitoli in tedesco.
  • Cena: qualsiasi cosa lontanamente commestibile e che non faccia un fastidioso rumore in sala, se non volete beccarvi sguardi furiosi di cinefili altrettanto esauriti.
  • Postcena: ecco la proiezione serale, dove la maggior parte delle persone arriva in tiro o comunque decentemente agghindata, pulita e rilassata, mentre tu sembri stato travolto da una corazzata Potemkin incazzata, che fa pure rima.

Lasciando la giornata tipo, in cui di tipo esiste solo l’esaurimento di cui sei un rappresentante perfetto, passiamo ai preziosi incontri che si possono fare durante i festival e che sono uno dei motivi più stimolanti di questi eventi. Peccato che la maggior parte della volte in cui si conosce qualcuno (caso tipico: un regista), si è troppo strafatti di stanchezza per costruire una sintassi decente o perlomeno da misero studente Dams.

Oppure scrocchi l’alloggio di un’ex-coinquilina per poi non riuscire a filarla mai a causa delle milleduecento proiezioni giornaliere, alle quali nessuno ne può più di vedere la tua brutta faccia. Coloro che non fanno parte del mondo cinefilo si chiederanno: ma chi te lo fa fare? Domanda più che lecita, dal momento che noi stessi ci troviamo a domandarcelo spesso.

Ma continuiamo a frequentarli, non possiamo farne a meno, e la motivazione è insita proprio nella parola “feticismo”: amiamo soffrire. O meglio, amiamo a tal punto tutto ciò da soffrire. Perché? Per lo stesso motivo per cui si ama viaggiare: ogni festival è come un Paese, con la propria cultura, i propri colori, le proprie inclinazioni politiche. Come li vediamo oggi è il risultato della loro lotta per nascere, insomma, della loro Storia. Nati spesso per creare un’alternativa concorrenziale ai grandi big (Venezia e Cannes, in primis), ideati da un personaggio estroso – o molto furbo –, collocati in periodi e location ben mirati.

Dopo aver illustrato le gioie e i “dolori” della vita festivaliera, vi proponiamo dunque un breve e mirato manuale di dieci punti per uscirne vivi:

  1. Alla mattina fai un’abbondantissima colazione: probabilmente sarà l’unico pasto sostanzioso e salutare che potrai permetterti;
  2. Fai il pieno di snack anti-svenimento: la tua borsa sembrerà pronta a partire per una guerra nucleare;
  3. Arriva alle proiezioni con almeno un quarto d’ora d’anticipo. Rischio: ritrovarsi sbattuti fuori da una proiezione per la quale smaniavi;
  4. Spegni lo smartphone prima di entrare in sala: normalmente si chiamerebbe buona cortesia, ma molti spesso lo scordano e il pubblico dei festival non perdona;
  5. Evita commenti negativi ad alta voce. Come la Legge di Murphy stabilisce: è MOLTO probabile che il regista del film che hai odiato ti sieda accanto in quel momento;
  6. Abbigliamento: tralasciando il festival dei lustrini come Venezia o Cannes, puoi vestirti come cavolo ti pare, anche in ciabatte, tanto i cinefili sono famosi per non avere buon gusto. Diciamo che potresti almeno mantenere una certa dignità personale (donne in particolare);
  7. Leggi SEMPRE la sinossi del film che stai per andare a vedere. Sembra scontato, ma molte volte la fretta gioca brutti scherzi, pena il doversi sorbire il film russo con sottotitoli in tedesco di cui si è parlato pocanzi. Risultato: coma profondo o pupille dilatate;
  8. Evita l’ultima fila: normalmente è presidiata da maniaci o vecchie signore che commentano acidamente il film tutto il tempo;
  9. Applaudi sempre alla fine di ogni proiezione (in alcuni casi per reale merito, altri per ringraziare la fine di un lungo strazio);
  10. Beh, dopo tutta questa sofferenza, divertiti!

Indubbiamente qualcuno non concorderà con il suddetto elenco. Ma si tratterà sicuramente o di un docente, quindi lontano anni luce dalla vita di un misero studente, o di una qualsiasi persona che vuole promuovere il festival come qualcosa di “rilassante”. Beh, non è proprio così. Ma, diciamolo, resta sempre una gran figata!

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2 thoughts on “Vita da festival(filia): il manuale di sopravvivenza

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