Facce da scuola – La web series. Intervista a Nicola Conversa

di Roberta Martinelli

La seguente intervista parte dal lavoro di Roberta Martinelli, Davide Benefico, Alessia Giannoni e Mara Petrosino all’interno di un progetto sulle web series sviluppato nell’ambito del corso Forme della serialità nel cinema e negli audiovisivi. La web series presa in esame è Facce da scuola, un focus sull’ultimo anno di liceo di un gruppo di studenti sfaticati.

Il web ha favorito l’incursione di un nuovo fenomeno mediatico amatoriale, le web series, le quali si contraddistinguono per i budget ridotti. A questo proposito, come avete finanziato la web series Facce da scuola? Tramite crowdfunding o product placement?

La web series Facce Da Scuola è stata praticamente finanziata di tasca nostra. Ognuno di noi, all’occorrenza di sceneggiatura- scenografia ha messo di tasca propria il necessario. Il più delle volte abbiamo ricorso alla “famosa” tecnica : me-lo-faccio-prestare-poi-glielo-ridò.

Il budget che vi eravate prefissati è stato sforato o è rimasto nei limiti?

Siamo partiti con l’entusiasmo dei folli. Non sapevamo minimamente come si gestisse un set né che spese effettuare. Solitamente ad ogni puntata avevamo delle piccole spese da coprire. Quindi non abbiamo mai sforato, anzi abbiamo cercato di risparmiare.

Il protagonista è Nicola, che durante il suo esame orale di maturità fa rivivere allo spettatore, tramite l’uso del flashback, le avventure che gli sono successe nei mesi precedenti. Come mai avete scelto di raccontare storie di adolescenti dalle vaghe atmosfere brizziane?

Siamo esplosi con il video esami di stato 2010, gli altri video girati sul tema scuola hanno riscosso un successo insperato. Praticamente ci siamo creati un marchio di fabbrica. Abbiamo notato che se qualcuno prova a fare su Youtube video inerenti la scuola, c’è qualche commento tipo “ lasciatelo fare ai nirkiop”. Fa tanto sorridere leggere una cosa del genere, ma se vogliamo analizzare la cosa, forse siamo realmente bravi a cogliere i luoghi comuni di ogni singolo studente, essendo noi studenti. Ci sono state tante serie ambientate sui banchi di scuola, la più recente è I liceali. Il regista però, quasi cinquantenne si è scordato cosa si prova ad avere paura, cosa si prova a vivere, realmente, tra i banchi. Volevamo solo trasmettere la verità di uno studente. Grandissima a cogliere Brizzi, che salvo le ultime due pellicole, è uno degli sceneggiatori/registi preferiti di Nicola, colui che ha scritto la serie. E si sa, si “ruba” da tutti.

Quanto tempo è passato tra l’ideazione e l’inizio del girato?

All’incirca 2 mesi!

Quanto sono durate le riprese?

Le riprese erano pedisseque alla messa online. Da inesperti abbiamo girato la puntata, montata e messa subito online, ammazzandoci la vita con le scadenze, che ci imponevamo ma non riuscivamo a rispettare.

Nella serie ci sono molte citazioni inerenti al campo cinematografico (Harry Potter, The Blair Witch Project) o a quello dell serie televisive (Glee). Come mai una simile scelta?

Ognuno di noi sei (sì, siamo sei nel gruppo!) è cresciuto guardando un telefilm o un film. A turno, ciascuno ha voluto citare qualcosa…omaggiarlo, se così si può dire.

È stato difficoltoso gestire tanti personaggi in maniera corale e dare ad ognuno di essi il giusto peso all’interno della storia?

A livelli di sceneggiatura è stato difficoltoso. Tenera l’attenzione viva su sei personaggi contemporaneamente era abbastanza difficile, essendo tematiche diverse. A volte ci siamo riusciti, a volte no. Speriamo nella seconda serie.

In che modo avete pubblicizzato la web series?

Avevamo già una piccola audience sul nostro canale. Ogni video si aggirava tra le 200 e le 800 mila visualizzazioni. Però sono tutti virali, da 3 minuti. Uscire con una serie da 10 minuti e passa è stato un rischio. Tornando alla domanda, abbiamo fatto uscire il trailer e ha registrato un numero di visualizzazioni insperato, che si sono moltiplicate alla prima puntata. Poi il passaparola ha fatto da se.

Avete puntato ad un target preciso?

Secondo l’analytics di Youtube, abbiamo un target che va dai 13 ai 25 anni. Una forbice vastissima. Praticamente prendiamo le fasce dalle medie all’università. E’ un grande onore. Possiamo variare su tantissime tematiche. Il nostro sogno è crescere pedissequamente al nostro target e viceversa.

Cosa pensate della possibile distribuzione della web series su altri media?

Se la distribuzione fa in modo che il prodotto rimanga invariato a livello di sceneggiatura, gag, costruzione e soprattutto la messa in onda ANCHE su Youtube, siamo favorevoli. Siamo nati dal web, conosciuti grazie al web: perchè snaturarsi?

Facce da scuola ha oggettivamente riscosso un grande successo. Qual è stato il fattore vincente?

La semplicità di sei ragazzi, che da autodidatti hanno utilizzato come copione la vita di ogni giorno e l’hanno filmata, facendo scaturire quella frase “Mamma mia, è vero, è successo anche a me”.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Abbiamo girato un lungometraggio in attesa di produzione, La matricola, e beh.. Facce da università, il seguito di Facce da scuola.

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