Tentativo Good As You: come sdoganare l’universo omosessuale nel cinema?

di Valentina Marzola

Good As You – Tutti i colori dell’amore (Mariano Lamberti, 2012), presa dalla pièce teatrale di Roberto Biondi (2003), ma anche acronimo del movimento gay anni ’60, mostra un manipolo di otto giovani, quattro ragazzi e quattro ragazze. A detta del regista dovrebbero sdoganare la visibilità dell’universo omosessuale nel cinema, nella televisione e, in generale nella cultura italiana. A parte il fatto che “sembrano usciti dal più sciatto dei reality show” (Roberto Nepoti – La Repubblica), perché con quest’opera dare nuova visibilità ai gay e alle lesbiche non sarà possibile?

Partiamo dalla trama. Quattro femmine e quattro maschi, amici o amanti, si ritrovano per festeggiare insieme la notte di Capodanno, coi loro problemi d’amore, di salute (l’HIV, che a detta di molti inconsapevoli è solamente un problema degli omosessuali) e di identità. E con un salto temporale di sei mesi, nuove coppie che si formano o amori che finiscono (l’inevitabile accoppiata donna lesbica- donna etero che non manca mai ma destinata a rompere), tra feste in maschera, crisi di coppia e donne in piena fertilità, tutto si conclude con un nuovo arrivato, il bambino tanto temuto dai bigotti perbenisti. E vissero felici e contenti.

Bisogna sicuramente dar merito al regista e agli sceneggiatori di non aver dato vita all’ennesimo lungometraggio strappalacrime. Come se gay, lesbiche o trans vivessero sempre la propria vita come una tragedia shakespeariana. Concentrandosi solo sui prodotti audiovisivi commerciali, vari sono gli esempi di film drammatici che trattano di tematiche LGBTQ, vedi Viola di mare, Le fate ignoranti, Riparo, Benzina e la lista potrebbe continuare. Tuttavia solamente riguardo agli omosessuali troviamo una grande varietà di generi, che spaziano dal drama alla commedia, sebbene l’Italia non sia un fecondo produttore di film a tematica. Grazie sicuramente al celebre Ferzan Ozpetek e alla maggiore visibilità dei gay.

Per ciò che riguarda il mondo lesbico, e ancora meno per quello transessuale, i prodotti audiovisivi in merito sono relativamente pochi per le prime, quasi inesistenti per i secondi. Basti pensare che in italiano per indicare una donna omosessuale esiste solamente la parola “lesbica”. Vi sfido a trovare un’offesa. Lo è già di per sé, per la lingua e la cultura italiana. Volendo trovare esempi validi di lungometraggi sull’ambiente lesbico o trans, ma anche gay, bisogna principalmente rivolgersi all’universo dei festival (Gender Bender, Some Prefer Cake, Da Sodoma a Hollywood, Omovies), anche se la quantità di opere autoctone, rispetta a quelle internazionali, è vagamente irrilevante.

Ma torniamo a Good As You e alla famosa dichiarazione di Lamberti, di mostrare con occhio nuovo il panorama omosessuale italiano, senza mostrare le solite tragicità abbinate al personaggio gay o lesbico nei prodotti audiovisivi. Passando oltre tale dichiarazione, uno dei difetti di questo film è certamente quello di non approfondire nulla, né il carattere dei personaggi, né le problematiche, che vengono buttate come carte su un tavolo. Degli otto protagonisti, interpretati tra gli altri anche da volti noti (vedi Enrico Silvestrin) non scopriamo molto di più che poche e stereotipate caratteristiche: la rozzezza della lesbica, la timidità o l’euforia del gay, ad esempio. Tuttavia, a sentire le parole del regista in un’intervista a La6 Radio, dove il termine “stereotipo” viene non troppo scaltramente sostituito da “tipologia umana”, si afferma la sua volontà di mostrare anche l’aspetto folkloristico in alcuni personaggi. Peccato che tutti questi ragazzi lo siano. Men che meno, appunto, delle questioni come omogenitorialità, HIV o ricerca della propria identità sessuale, vien data una reale e approfondita rappresentazione. Probabilmente, sono stati messi nello stesso calderone troppi argomenti complessi.

Una considerazione importante inoltre è da farsi sul target di ricezione dell’opera. Se si vuol mostrare in modo differente l’universo omosessuale, perciò rendere Good As You un prodotto “papabile” per qualsiasi strato della popolazione, perché non aggiungervi l’elemento eterosessuale? Nel bene o nel male, per rendere accessibile un’opera bisogna che al suo interno vi siano diverse componenti e diversi personaggi che creino empatia con lo spettatore. A mio parere, mancando tale componente, vicina anche allo spettatore etero, manca quel punto di contatto con l’intero pubblico italiano. Purtroppo bisogna fare dei compromessi.

Tutto sommato, l’opera che davvero sdoganerà l’universo omosessuale nel cinema e nella televisione italiana deve ancora arrivare. O probabilmente bisogna partire dagli stereotipi per entrare più efficacemente nell’immaginario comune? Obiettivamente, Good As You non è un’opera eccelsa, ma diamo il merito al regista e a quelli che verranno di mettersi in gioco con queste tematiche. Speriamo solo che prima o poi si inizi ad avvicinarsi a una rappresentazione dell’ambiente omosessuale allegra – ci auguriamo – ma obiettiva e non come ad un carrozzone di subrette e machi.

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