Chiamami – La web series. Intervista al regista Michele Pinto

La seguente intervista parte dal lavoro di Carolina Rorato Guarienti, Beatrice Lorenzini, Mario Palomba, Francesco Rondolini e Fabio Trotta all’interno di un progetto sulle web series sviluppato nell’ambito del corso di Forme della serialità nel cinema e negli audiovisivi. La web series in esame è Chiamamiprodotta dalla Morpheus Ego, “racconta la storia di un gruppo di amici disposti a tutto, veramente tutto, per salvare un amico afflitto da epatite tossica fulminante in seguito ad un cocktail esplosivo di droga ed alcol”.

Come nasce l’idea di Chiamami, quanto tempo è intercorso tra il concepimento della stessa e la realizzazione effettiva e che budget è stato investito per questo progetto?

In genere riesco, per qualche strano motivo, ad intravedere prima quelle che poi diventeranno dei fenomeni di costume. Già qualche anno fa ho girato un lungometraggio ispirato al mistero dei templari e questa cosa ha anticipato di gran lunga il fenomeno del Codice Da Vinci. La stessa cosa è avvenuta per Chiamami, cioè ancor prima che scoppiasse lo scandalo delle escort in Puglia. A me venne un’illuminazione: vedevo una crisi dal punto di vista occupazionale nella regione ed iniziai a pensare che molti studenti, o anche ragazzi senza lavoro, molto spesso potessero arrivare anche a prostituirsi pur di sbarcare il lunario. Al che, con il mio sceneggiatore storico Raffaele Tedeschi, abbiamo iniziato a pensare a questa storia; tuttavia non volevamo rendere l’idea di escort come qualcosa di cinico, o semplicemente messo in piedi per guadagnare denaro, ma legato  al valore dell’amicizia. Infatti nella nostra storia questi ragazzi lo diventano per salvare un amico. Partendo da questo punto di vista, siamo riusciti ad incanalare il progetto nell’ambito di un bando regionale per cui siamo stati ammessi ad un finanziamento di 25.000 euro da parte della Regione Puglia ed il Ministero delle Politiche Giovanili. Hanno valutato ottimamente la nostra idea, anche perché con questo espediente siamo riusciti a valorizzare la regione, poiché vediamo questi giovani protagonisti portare le turiste straniere a visitare la nostra terra.

Noi abbiamo scritto il progetto nell’estate 2008 e a dicembre abbiamo avuto la conferma del finanziamento, quindi, appena avuta la certezza della disponibilità di questi soldi, è iniziata tutta la fase di produzione. Le riprese sono durate diversi mesi, poiché il progetto è stato finanziato anche perché coinvolge varie fasce sociali, dunque noi avevamo il compito di far recitare anche attori non professionisti. Siamo riusciti a sceglierli attraverso dei casting che abbiamo organizzato all’interno di sagre paesane, all’interno di locali, in accordo con associazioni o con istituzioni e proprio per questo siamo stati premiati: perché il nostro progetto faceva rete, ossia coinvolgeva molte realtà territoriali. Non solo, i casting li abbiamo messi sul nostro sito provvisorio, che poi si è trasformato nel sito della fiction, ma prima che questa venisse realizzata, i casting delle persone candidate venivano votati dagli utenti. Era tutta una rete che si autoalimentava. Proprio perché avevamo scelto persone di strada, le riprese non sono andate in maniera spedita, ma alla fine nell’arco di un anno siamo riusciti a portare a casa questi 10 episodi, che poi assieme fanno due ore di girato. C’è stato solo qualche sponsor che ha dato un proprio contributo economico,  in cambio di pubblicità, anche se rispetto alla cifra principale non è neanche un decimo. Nella prossima serie (Bishonnen), ad esempio, abbiamo deciso di continuare da soli senza finanziamenti.

Dal web alla tv: la vostra serie ha avuto anche un passaggio televisivo. Ci racconta come è avvenuto?

Noi non ci speravamo proprio, poiché questo progetto nasce da diversi studi sociologici che avevo fatto (sono laureato in giurisprudenza con una tesi sulla libertà d’espressione e censura cinematografica, dunque ho studiato come man mano, la fruizione, soprattutto dei giovani, si stia spostando dalla tv verso internet). Quando ero più piccolo ricordo che i bambini  passavano molte ore davanti alla televisione; col tempo, queste ore sono state assorbite in parte dal web 2.0. Di conseguenza io volevo dimostrare che pian piano il web avrebbe preso piede, tant’è che alla fine, non solo siamo diventati un’alternativa alla tv, ma la stessa televisione si è innamorata del nostro progetto e siamo stati tra i primi ad esservi ospitati. Siamo stati anche notati da Antonio Stornaiolo (attore che collabora con Emilio Solfrizzi, direttore artistico di Antenna Sud),  il quale ci volle in televisione, cosa che per noi rappresentò un ulteriore successo. Inoltre siamo ospitati su webseriesnetwork e su webserieschannel, che sono due portali americani, oltre a webseriestv, che attualmente è uno dei siti più quotati, dove abbiamo tra i più alti numeri di visualizzazioni.

Avete sottotitolato la serie fin dall’inizio per cercare di accaparrarvi una fetta di mercato estero?

Esatto. Nonostante la fruizione si stia spostando verso internet, è chiaro che soprattutto per persone di una certa età la televisione fa ancora da padrona, non avendo ancora molti confidenza col web. Allora, nonostante all’inizio non avessimo la distribuzione del mezzo televisivo, ho cercato di rendere il più possibile fruibile la webseries a livello internazionale, dunque ai sottotitoli in inglese, espediente che adesso è diventato quasi un “must” in tutte le altre webseries.

La serie è un bello spot per la regione Puglia e credo faccia anche da promozione turistica. Mi confermi?

Sì. Infatti nei titoli di coda ho creato delle finestre, dei piccoli specchietti inerenti alcune tipicità della mia regione.

Pensi che in un futuro prossimo la rete riuscirà a colmare il divario di audience rispetto alla tv?

Si, assolutamente. A breve ci sarà un certo ricambio generazionale e le persone che man mano crescono useranno sempre di più internet per il fatto stesso di averlo già sullo smartphone. Sicuramente molte persone restano ancora restie, perché magari hanno una certa età, non hanno mai navigato, non hanno la disponibilità economica, ma man mano internet e televisione si fonderanno. La scelta dei programmi televisivi avverrà in una piattaforma di navigazione. Da un altro punto di vista devo dirti che speravo che i contenuti creati fossero in un certo modo migliori rispetto a quello che ci viene propinato in TV, invece stiamo assistendo ad una decadenza, anche “internettiana”, soprattutto per quanto riguarda alcune figure.

Rientro economico: in TV ci sono guadagni molto maggiori rispetto al web. Hai avuto qualche introito o solo un ritorno d’immagine?

Sicuramente innanzitutto visibilità. Non amo molto fare il commerciante, approccio l’arte in maniera differente, non guardo mai al guadagno immediato, ma penso soprattutto a costruire una rete e costruire collaborazioni future. Prima di tutto, era essenziale avere visibilità, anche perché noi stessi siamo andati a parlare in tv, e inevitabilmente la gente ti riconosce per strada. Inoltre, c’è stata una proposta commerciale da parte di Antenna sud: lavorare sulla divisione degli sponsor. Se avessimo trovato persone disposte ad acquistare la pubblicità sull’emittente pugliese nel corso delle nostre puntate, avremmo diviso le somme con loro. Il tempo tra l’inizio della ricerca degli sponsor e la messa in onda delle puntate è stato relativamente breve, circa un mese e mezzo.  La scoperta di questa serie è stata così piacevole per Antonio, che l’ha voluta proporre come evento natalizio di Antenna Sud. Noi siamo andati in riunione con lui ad ottobre e la serie è partita a fine novembre, quindi non c’è stata questa ricerca minuziosa e capillare di finanziatori privati. Siamo riusciti a portare a casa un paio di sponsor. Io penso che tutt’ora gli eventuali investitori privati siano più propensi ad acquistare spazi sulla TV rispetto che in internet, ma  senza capire il vantaggio del web, poiché la reiterazione dei passaggi non comporta ulteriori costi.

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