A proposito delle serie TV: le sigle – Parte II

di Roberta Micale

(Parte I)

Le sigle come forma paratestuale, quindi. In alcuni casi addirittura dinamiche.
Tra le serie televisive vi sono alcuni rari casi in cui la sigla non rimane immutata per tutto il corso della stagione. In questi casi, la funzione di ancoraggio e familiarità di cui ho parlato nella scorsa puntata, subisce una mutazione. Essa mantiene sempre al suo interno degli elementi di riconoscibilità che tendono, però, ad essere alterati. In effetti, nelle due serie di cui parlerò tra poco, la sigla non è più ancorata solamente alla condizione narrativa di partenza. Piuttosto, si comporta come un elemento quasi anticipatore dell’episodio che presentano. Attraverso la modifica di alcuni elementi, e necessariamente non di tutti, la sigla veicola su tali mutati fattori l’attenzione dello spettatore che inizierà la ricerca di un nesso all’interno dell’episodio. È, infatti, il fatto che la sigla non sia uguale a tutte le altre volte o che abbia sempre un elemento cangiante che attiva un altro tipo di ancoraggio e riconoscibilità, più contingente al singolo episodio che all’intera struttura narrativa.
Il cambiamento, poi, può manifestarsi in modalità differenti. Ecco i due esempi concreti: Once Upon a Time e Fringe.

La sigla di Once Upon a Time cambia per ogni episodio e ha una durata di circa 30”. In quei pochi secondi, però, gli autori della serie riescono a condensare in un singolo oggetto l’anticipazione di ogni episodio. La serie si basa sulla storia di Emma Swan, figlia di Biancaneve, cui viene chiesto aiuto dal proprio figlio per sciogliere un incantesimo della Regina Cattiva. Tale incantesimo consiste nell’aver fatto dimenticare a tutti i personaggi delle fiabe, la loro vera identità e averli costretti a vivere nel mondo contemporaneo. Si tratta di una struttura narrativa piuttosto classica, ma che avviene attraverso continui parallelismi con l’universo fiabesco cui appartengono in realtà tutti i personaggi. La serie è strutturata in modo tale che ad ogni episodio corrisponda il ritorno della memoria del personaggio protagonista “per un giorno”. Tale struttura narrativa è ciò che viene espressa in maniera efficace attraverso la sigla.

In uno sfondo blu appare il logo enorme del titolo della serie, ma ciò che dà alla sigla estrema originalità è la comparsa di una figura non ben definita sullo sfondo. Appaino, infatti, personaggi e luoghi appartenenti all’universo fiabesco. Ogni personaggio viene simboleggiato da qualcosa che durante il corso dell’episodio verrà reso come segno della sua identità e riconoscibilità.

La sigla di Fringe ha ben sei versioni, ognuna delle quali però non corrisponde al passaggio da una stagione all’altra. Si tratta di sigle differenti che anticipano gli avvenimenti del singolo episodio. La serie ha come protagonisti una strana squadra formata da un’agente dell’FBI Olivia Dunham, lo scienziato Walter Bishop e il figlio Peter. Nel corso delle cinque stagioni i tre hanno scoperto la presenza di un universo parallelo e ciò ha innescato un intreccio complicato non solo tra le due dimensioni, ma anche tra il passato e il futuro dei protagonisti. I cambiamenti della sigla avvengono in base all’universo e alla dimensione temporale “protagonista” di ogni episodio.

La sigla di partenza è realizzata attraverso immagini di cellule appartenenti ad una mano con sei dita, alla visione della quale compare il logo della serie. Tra le immagini delle cellule e delle fibre che comporranno la mano, il cui colore dominante è il blu, compaiono diverse scritte appartenenti alla sfera semantica della scienza di confine, argomento principale del telefilm.

Tale struttura rimane quasi sempre la stessa nelle sigle modificate; ciò che cambia sono soprattutto i colori dominanti delle immagini e le scritte che appaiono. La funzione di riconoscibilità della sigla quindi, viene mantenuta dalla sua struttura caratterizzante, ma vengono modificati alcuni particolari anticipatori delle dimensione in cui sarà ambientato l’episodio. Alla sigla rossa, in cui le scritte cambiano ma restano sempre inerenti alla sfera semantica della scienza di confine, corrispondono, infatti, gli episodi ambientati totalmente nell’universo parallelo; la sigla rosso/blu, intuitivamente, anticipa le puntate in cui i due universi si intrecciano. Per l’episodio ambientato negli anni ’80, sono stati modificati anche la grafica e gli strumenti della sigla e il logo del titolo riprende lo stile di quegli anni.

In queste due serie, quindi, la sigla chiama in causa l’attenzione dello spettatore. La sua funzione di forma paratestuale introduttiva viene ampliata e complicata. Notato il cambiamento, lo spettatore fruirà dell’episodio con la consapevolezza di una corrispondenza tra gli elementi modificati nella sigla e qualcosa che sarà presente nel testo narrativo del singolo episodio.
Non è sicuramente un caso che i produttori di entrambe le serie siano gli stessi. Dopo l’esperienza di Lost la struttura narrativa della dimensione parallela e le sovrapposizioni temporali tra passato, presente e futuro, hanno trovato il modo di manifestarsi in svariate maniere. Potrebbe quindi essere per questa ragione che la scelta di modificare la sigla possa rivelarsi positiva nell’orientamento dello spettatore. Nel marasma dei cambiamenti e dei salti, la sirena d’allarme e la contestualizzazione della sigla aiuta lo spettatore a non perdersi tra un universo e l’altro.

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