A proposito delle serie TV: le sigle – Parte I

di Roberta Micale

Una delle forme paratestuali che ruotano attorno a ogni serie è la sigla. Essa fa parte di quelle condizioni di riconoscibilità del testo seriale che svolgono, in un certo senso, una funzione di ancoraggio e presentazione dell’opera che introducono. L’opening credits, di norma, contiene nei suoi pochi minuti – o addirittura secondi – la sinossi della serie, presenta i personaggi e i luoghi in cui si svolge l’azione; in alcuni casi si limita a mostrare in un logo gigantesco il titolo e in altri contiene gli elementi fondanti della serie stessa. Per la creazione delle sigle, succede spesso che le grandi case di produzione si rivolgano a delle agenzie pubblicitarie, come è accaduto per Dexter e True Blood, realizzate entrambe dalla Digital Kitchen.

Non sempre, però, questa forma paratestuale ha avuto fortuna e talvolta la sua presenza è stata considerata addirittura superflua: è il caso di Grey’s Anatomy, in cui l’opening credit è stata eliminata a partire dalla terza stagione. In altri casi, invece, è diventata un elemento indispensabile per la fruizione di ogni episodio. “Penso che non mettere la sigla di Dexter sia da denuncia penale”: così, significativamente, un lettore commenta un post intitolato L’arte degli opening credits di ITASA Blog.

Iniziamo dal principio: Dallas. La serie televisiva (e prima ancora radiofonica) per antonomasia, insieme a Beautiful, ha cambiato sigla nel corso della sua lunga vita dal 1978 al 1991. Ma invece di avventurarci tra le edizioni delle tante stagioni, è più utile parlare di quella del nuovo prequel della serie Dallas, datato 2012. Oltre al titolo, il rimando al passato avviene soprattutto attraverso le immagini. Vengono riprese, infatti, le grandi panoramiche dei paesaggi urbani della città, affiancati da quelli di campagna (cavalli che corrono e mucche nelle praterie!). Oltre ai soggetti delle immagini, la familiarità con le sigle originali è data dalla suddivisione in tre parti dello schermo ognuno dei quali mostra un frammento di edifici della metropoli.

Le sigle, però, non sono tutte uguali e non si comportano allo stesso modo nei confronti del testo cui appartengono. Come abbiamo detto, possono svolgere anche la funzione di ancoraggio e introduzione. Durante la sigla, in questi casi, vengono mostrati gli elementi che caratterizzano la serie stessa. Un esempio per tutti è quella di Misfits. Questa si basa sulla storia di cinque ragazzi di Londra che, colpiti da un fulmine, ricevono dei superpoteri. E la sigla mette in scena esattamente quanto accade. Non solo: contestualizza i ragazzi nello spazio urbano del quartiere decaduto in cui vivono (li mostra vestiti con le tute dei servizi civili cui sono stati condannati). Ma gli elementi più caratterizzanti sono quelli riguardanti i super poteri acquisiti: dopo essere stati colpiti dal fulmine vengono presentati uno a uno, e ogni personaggio viene ritratto con il proprio potere. Nel giro di pochissimi minuti dunque, la sigla presenta personaggi, luoghi e situazione di partenza.

Alla stessa maniera è impostata la sigla di Dexter. Anche qui, le immagini presenti nella sigla simboleggiano tutti gli elementi di riconoscibilità propri di questo testo seriale. Il protagonista viene mostrato mentre si veste e si prepara la colazione. Le immagini, però, sono un chiaro riferimento semiotico alla sua identità. Tra schizzi di sangue, coltelli, lacci e carne tagliata, la sigla simboleggia egregiamente le caratteristiche del protagonista: Dexter è un serial killer che lega le proprie vittime con teli di plastica per poi farli a pezzi utilizzando il suo variegato armamentario di coltelli.

Ciò che accomuna tutte queste sigle, tuttavia, è il loro modo specifico d’introduzione al testo seriale: la funzione che svolgono è quella di presentare, in modo sempre uguale, una situazione primaria (per un approfondimento si veda Architettura dell’informazione del serial televisivo di Guglielmo Pescatore e Veronica Innocenti). Mettono cioè in scena il contesto o la condizione di partenza dei personaggi, in base alla quale essi vivono poi i differenti avvenimenti dei singoli episodi. Non sono, quindi, condizionate dagli eventi e dallo sviluppo della storia che vivono i protagonisti della serie. Propongono una realtà stilizzata e costante d’introduzione alla vicenda, e sono per questo dei micro testi chiusi e immutabili. Tuttavia, ciò non è del tutto scontato. Esiste infatti un altro genere di sigle che, invece, cambia a seconda della stagione della serie o addirittura dell’episodio.

To be continued…

Dello stesso autore:
The Pills: breve intervista

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2 thoughts on “A proposito delle serie TV: le sigle – Parte I

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