Vine.co – universale, breve, facile da ricordare e… protetto da una banda di colombiani

di Gabriele Prosperi

I video di Vine.co non sono dei video monchi, o dei film mancati. Non hanno proprio niente in meno rispetto a una qualsiasi altra forma audiovisiva. Sono semplicemente dei video che durano al massimo 6 secondi e, come ha recentemente sottolineato Robert DeNiro, «you can tell a whole story in six seconds».

Ma allora qual è il segreto del successo di questa “nuova” app per iPhone? Semplicissimo, e come al solito è lì sotto gli occhi: manca una m al dominio. Non è tanto il film a essersi accorciato ma qualcosa di molto più esteso: il .com s’è perso l’ultima lettera!

Ovviamente Vine non è un applicazione per iPhone con sede in Colombia: il dominio .com è infatti diventato (a partire dal 2010 com’è sottolineato qui) un dominio di secondo livello, seppur mantenendo l’assegnazione nazionale. In parole povere: da allora può essere usato globalmente garantendo meno restrizioni di registrazione (tanto che viene usato da Google, Twitter, Starbucks, ecc…).

Le parole con cui il “nuovo” dominio viene pubblicizzato sono generalmente queste:

  • È universale
  • È breve e facile da ricordare
  • Protegge tutti i tuoi dati in Colombia

Come accade su Twitter, dove il dominio in questione viene usato proprio per accorciare i link da inserire nei tweet e garantire maggior sicurezza (ad esempio nella formula http://t.co/xcnU6D…), anche in Vine sembra avere la stessa funzione. O meglio, dà idea della stessa funzione: accorciare il più possibile. Ma quello che si accorcia non è il film, bensì il “dominio” di questi prodotti: abbiamo a che fare con dei “film” che si diffondono in maniera totalmente nuova. Non ci vengono più forniti attraverso una formula istituzionale, lunga, unica, monolitica, che ancora nell’era del super-dominio per eccellenza (.com) si tende a mimare. No.

Il nuovo formato permette a chiunque – anche a chi non ha un iPhone e deve chiedere al coinquilino di provare (sigh) – senza la minima competenza, di costruire lì sul momento una storia audiovisiva dignitosa, dello stesso valore delle tante altre caricate dagli utenti. Non sono film che vanno a rapportarsi con il formato cinematografico da un’ora e mezza o più. Non ne hanno bisogno dato che “il dominio è differente”, è nuovo, più corto. La comparazione con il cinema può avvenire solo attraverso un artificio.

La brevità di questi video non ha nulla da invidiare, in moltissimi casi, a prodotti autoriali e autorevoli di “origine cinematografica” (permettetemelo: di origine controllata). Essa è semmai uno stimolo alla produzione, com’è evidente nella tendenza a creare dei filmati in stop motion. La tecnica infatti permette di sfruttare al meglio un breve spazio temporale: quei 6 secondi, spezzettati dal tocco del dito sul touchscreen, diventano decine e decine di momenti. Quel piccolo spazio si estende davvero a dismisura: cut e assemblaggio si fondono in un piccolissimo gesto che, semplicemente con un dito, avvia la ripresa abbassandolo e la ferma rialzandolo.

Questi Quay e Burton amatoriali spesso sviluppano in 6 secondi delle idee meravigliose: da ingegnosità formali a narrazioni davvero divertenti, fino alla costruzione di oggetti metanarrativi. Questi video devono fare i conti col brevissimo tempo a disposizione: da un lato la forma breve garantisce che il video sia ricordato facilmente, dall’altro questo “ostacolo” temporale diventa un fortissimo stimolo artistico.

Spesso sembra complesso definire “democratiche” le possibilità fornite dai nuovi media, ma in questo caso è evidente come il carattere che contraddistingue Vine sia una piacevolissima dignità. Tutti possono farlo, tutti sono degni di creare; tutti possono venir scoperti da altri, e chiunque ha la possibilità concreta di essere apprezzato (scelto) da molti.

Quindi democratico? Forse: tutto questo non esiste se non si ha un iPhone della Apple… per ora.

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3 thoughts on “Vine.co – universale, breve, facile da ricordare e… protetto da una banda di colombiani

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