Il Grande Gatsby vs Il Grande Jay-Z

di Alessio Merighi

Non appena sono apparsi i titoli di coda di The Great Gatsby, tutto mi è sembrato d’improvviso chiaro e cristallino. La cosa che più mi ha sconvolto del film, a parte gli effetti grafici futili e propedeutici alla versione 3D, è stata la colonna sonora. Dunque, la storia, come introduce la voce narrante, è ambientata nel 1922. Vediamo un po’ che genere musicale potesse essere in voga nella New York degli anni ’20: soprattutto Jazz, ma anche Ragtime, Gospel, Blues. Ci si aspetterebbe quindi di sentire le note proprie di questi generi a musicare il film più chiacchierato di questo maggio 2013. Invece no.

Già dai primi minuti del film, si è avvolti da sonorità totalmente anacronistiche appartenenti all’Hip hop, al R&B, al Rock e al Indie, coinvolgendo cantanti come Beyoncè, will.i.am, Fergie, Gotye e soprattutto Jay-Z. E qui torniamo ai titoli di coda. Infatti, il nome di Jay-Z appare tra quelli dei produttori esecutivi, e qui si spiega il perché di una colonna sonora così fuori epoca. Ora, la colonna sonora può piacere o non piacere a livello musicale, ma non è questo il punto.

Uno dei meriti di Scott Fitzgerald era la capacità di trasportare in modo efficace l’atmosfera dell’a New York anni Venti nei suoi romanzi. Parte rilevante di quest’atmosfera sociale e culturale era la musica Jazz, come testimonia il titolo della più famosa raccolta di racconti dello stesso Fitzgerald: Racconti dell’età del Jazz. Nel film la parola “jazz” viene frequentemente ripetuta per introdurre musiche che esulano completamente dal genere degli anni Venti. La mano di Jay-Z nel selezionare la colonna sonora appare piuttosto evidente. Tuttavia, una colonna sonora del genere, pur aumentando forse l’interesse di alcuni spettatori non abituati a sonorità di un secolo fa, è un’enorme falsificazione storica che va ad inficiare inevitabilmente il lavoro di Fitzgerald, dando un’immagine irreale della New York dell’epoca.

E’ difficile capire il perché di questa operazione, se non forse il fatto che una colonna sonora così composta potrebbe garantire una vendibilità maggiore, sfruttando la celebrità dei nomi che partecipano alla sua composizione. Comunque sia, è un altro aspetto negativo che si aggiunge ad un film che lascia moltissimi dubbi e due sole certezze, Leonardo DiCaprio e Scott Fitzgerald.

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2 thoughts on “Il Grande Gatsby vs Il Grande Jay-Z

  1. Ti dirò Alessio, a me non è dispiaciuta affatto l’operazione messa in piedi da Luhrmann. Anche perché dopo Moulin Rouge e Romeo+Juliet, nell’approcciarsi ad una sua pellicola, lo spettatore dovrebbe già mettere in preventivo certe “contemporaneizzazioni”, alla fine si tratta della sua “impronta”. Sarà che non ti piace la musica di Jay-Z? 😉 Non so, se dal punto di vista narrativo ci ho trovato qualche difetto, da quello sonoro a me ha fatto divertire un sacco, mi sarei messa a ballare in piedi sopra la poltrona. Avendo letto Fitzgerald, non l’ho neanche trovata così estranea al contesto, anzi a mio avviso si sposava perfettamente. Ma ovviamente de gustibus non disputandum est 🙂 Vorrà dire che ti trascinerò ad un concerto di Jay-Z per farti cambiare idea! ahahaha

  2. La scelta di una colonna sonora anacronistica non è la prima nè l’ultima volta. A parte il recente Django, si può ricordare Moulin Rouge dello stesso autore. Il che mi fa inquadrare questa scelta all’interno di una dinamica autoriale più che commerciale. In mezzo ai tanti limiti del film penso che questa sia stata una mossa azzeccata, perchè riesce a restituire allo spettatore moderno un’atmosfera si festa, baldoria e superficialità ben più efficace se trattata con strumenti moderni rispetto ad un jazz magari storicamente fedele, come dice lei, ma immancabilmente deleterio alla cifra stilistica del film.
    Ultima cosa: per fortuna l’autore di cinema che si ispira alla letteratura per i suoi soggetti non è affatto obbligato a rincorrerne lo stile o l’efficacia. Ha piena libertà di reinterpretazione, anzi ne ha l’obbligo se pretende ed aspira ad un’opera riuscita

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