Free, radical and avant-garde: UbuWeb e l’economia del dono

di Gabriele Prosperi

Qui c’è veramente di tutto: da Pina Bausch a Fred Astaire, dalle poesie sonore alla danza contemporanea, da Beckett a Monk, da Cage a Cale, da Godard a Debord. Una lista innumerevole di video, registrazioni sonore e quant’altro di artistico vi possa venire in mente: UbuWeb è uno dei più importanti archivi d’arte presenti in rete. Ma soprattutto uno dei pochi a essere completamente gratis.

Molto prima di Facebook e Wikipedia, di YouTube e Google, nasceva nel 1996 il primo progetto avanguardistico di immagazzinamento e diffusione gratuita di prodotti culturali sul Web. Poesie sonore, video e scritti vennero per la prima volta resi disponibili con lo scopo di conseguire un’impresa utopistica: favorire l’avvento di un sistema economico basato sul dono.

Nato «come archivio di poesia visuale e concreta», UbuWeb è man mano diventato un vero e proprio sito di stoccaggio di materiali artistici, il cui scopo è semplicemente quello di “rendere disponibile agli altri” affinché questi materiali vengano riusati. Facendo propri alcuni dei principi delle avanguardie storiche (il nome Ubu non è un caso) il poeta concettuale americano Kenneth Goldsmith definì il progetto come la costituzione della poesia concreta nel mondo virtuale di Internet . Qualcosa che non separa ma unisce: la messa a disposizione dei materiali audio-visivi da parte di UbuWeb – la loro esportabilità e accessibilità – si propone come un tentativo di combinazione di più linguaggi. Qualcosa di simile (come si suggerisce qui) agli odierni tentativi per una multipiattaforma su Internet, ad Adobe o al linguaggio di programmazione Java.

Anche se non assume più tanto le forme di un’esperienza d’avanguardia – che è comunque costitutiva – bensì quelle di una tendenza generale e globale, UbuWeb mantiene il suo ruolo d’apripista.
La piattaforma si fonda sostanzialmente sul lavoro gratuito degli utenti, e su una “remunerazione” differente rispetto a quella basata sul denaro… anzi su una non-remunerazione: qualcosa che conosciamo ormai bene grazie a Wikipedia e fansubber. «UbuWeb non ha bisogno di finanziamenti. Tutto il lavoro si basa unicamente sul volontariato» e consiste quasi esclusivamente nella digitalizzazione di materiale analogico (scritto, audio, video).

Il materiale pubblicato, seppur nella maggior parte dei casi senza autorizzazione diretta da parte degli autori, gode ormai di buona reputazione. «UbuWeb funge da centro distribuzione per materiali fuori commercio, difficili da trovare o sconosciuti, rendendoli disponibili grazie alle digitalizzazioni sul web.» Per tale motivo, come sottolinea lo stesso Goldsmith, solitamente l’autore dell’opera (tra tutti cita il caso di Michael Snow) è onorato della presenza di un suo lavoro su questa utile – se non fondamentale – piattaforma. Dando poi la disponibilità esplicita, a istituti e università, di usufruire di questi materiali, in un certo senso è aumentata la reputazione del servizio, portandolo alla conoscenza di autorità e istituzioni.

Detto in altri termini: un servizio privo di qualsiasi fine di lucro basato sostanzialmente sulla reputazione e sulla generosità:

«UbuWeb relies on the generosity of others».

Nel 2011 gli artisti “ospitati” da UbuWeb raggiungevano quota 7500, con varie migliaia di opere e lavori di vario genere e in vari formati di download e streaming. Viene da chiedersi quanto il tipo di contenuti influenzi la tolleranza nei confronti di chi, per quanto i prodotti siano “fuori mercato”, va comunque contro leggi di copyright.
E allora una delle domande con cui si chiude il manifesto del progetto diventa evocativa: dopo 17 anni dalla sua nascita, e a 22 da quella del Web, «why aren’t there dozens like it?»

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4 thoughts on “Free, radical and avant-garde: UbuWeb e l’economia del dono

  1. Non lo conoscevo, è la Mecca, il Santo Graal della cultura, il Valhalla dei grandi artisti!
    Splendido articolo, grazie 😉

    • Grazie, è sempre un piacere far conoscere 🙂
      Sì c’è davvero molto materiale, ed è sempre in aumento da quel che vedo!

  2. Pingback: Il crimine è il nostro mestiere? La buona pirateria | Fuori Corso

  3. Pingback: Pillole cronologiche sull’idea del dono

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