Modern Family: quando “cultura bassa” e “cultura alta” provano a dialogare

di Gabriele Prosperi

Modern Family è una di quelle cose che parti da un qualsiasi suo punto e arrivi in pochi minuti a parlare della teoria della relatività.
La serie (qui una buona descrizione) ci pone immediatamente in una condizione ben chiara: non saremo certo “noi” a dirvi che la famiglia gay o l’anziano sposato con una giovane donna colombiana sono una cosa giusta o sbagliata. Il punto è questo: la famiglia moderna è, o può essere, proprio così.

Questo dato, oggettivo più che realistico, viene confermato dallo stile a reality show. Uno stile che presto – e lo si intuisce già dalla prima puntata – lascerà le mosse a una sorta di mockumentary, seppur mantenendo caratteri tipici del reality come il confessionale e gli sguardi in macchina. Questi diventano dei “divaricatori della realtà”: espandono il luogo di riflessione e di divertimento (un po’ come i sogni di JD in Scrubs o gli sguardi di Stanlio e Ollio).

Già nella sigla della serie siamo catapultati in una dimensione dialettica, di non prevaricazione di qualcosa di giusto sullo sbagliato o viceversa. Per tutta la serie non c’è mai un momento di “verità assoluta”. È un po’ il suo punto di forza : lasciare l’opinione personale all’esterno, allo spettatore – molto più democratico di ciò che ad esempio accadeva in una serie pionieristica, ma posizionata, come fu Will & Grace .

Nella sigla appunto troviamo un confronto immediato tra tre piani – in senso formale dato che sono inquadrature/fotografie – delle tre idee di famiglia proposte dagli autori. Ma, un po’ come cerca di suggerirci la serie stessa, tutte e tre le forme infine riconducono a una medesima realtà: la famiglia è cambiata, ed è molte più cose di quanto non fosse prima. Ne abbiamo una conferma visiva proprio nell’ultima inquadratura/fotografia che vede tutte e tre le famiglie insieme. Davanti a noi, l’una accanto all’altra, ci sono tre situazioni che in realtà sono la stessa: come ci raccontano le immagini, ognuna tiene in mano l’istantanea dell’altra.
È così che la serie in sé: i suoi episodi, diventano un luogo d’incontro (che sia un match su ring o un dibattito, oppure la constatazione o lo sfatamento di luoghi comuni), una stanza intelligente di discussione e di relazione.

Questo superamento delle classiche distinzioni lo si intuisce anche in alcune storie raccontate. Un esempio l’abbiamo nell’episodio 12 della seconda stagione. Claire (madre di Alex che – da buona famiglia tipicamente americana – è la secondogenita secchiona e nerd) si sente in dovere di preferire il film “giusto” a quello “sbagliato”. Amante, come il marito, di certi film di serie B, di fronte ai genitori intellettuali di un compagno della figlia dovrà scegliere se guardare Deux jours de la vie – film francese, d’autore e sottotitolato – o Croctopus 3D – film d’azione su un improbabile mostro coccodrillo-misto-polipo.

La riflessione che questa vicenda porta avanti è esattamente quella tra cultura bassa e alta, affrontata anche nel convegno tenutosi a Bologna “Critica della critica” qualche giorno fa. Non ha senso la sottomissione a un giudizio di valore da parte di una cultura egemone su un’altra: è proprio questo che costringe Claire a sorbirsi un film palloso che la fa dormire. Ma non ha senso neanche la prevaricazione di cui si fa protagonista lei stessa, che vedendo il padre intellettuale in difficoltà con un ticket del parcheggio da convalidare, vedrà questa mancanza di praticità come una rivincita culturale.

Niente di più sbagliato: diretta verso l’uscita, non accorgendosi del vetro, Claire sbatte contro la porta! Non ci sono lezioni da imparare, morali della fiaba o una vittoria di qualcuno su qualcun altro. C’è solo il dato di fatto, la constatazione di una differenza e, alla fine, l’accettazione di due posizioni diverse che, in realtà, possono dialogare tra loro.

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3 thoughts on “Modern Family: quando “cultura bassa” e “cultura alta” provano a dialogare

  1. Ho trovato perfetta la rappresentazione del divario tra cultura “alta” e cultura “bassa” che ne dà quella puntata, perché viene dimostrato quanto sia sbagliato serrarsi prepotentemente (e ciecamente) in una o nell’altra visione. A mio avviso, esiste sempre una via di mezzo, e forse ne siamo la perfetta rappresentazione noi “nuovi” cinefili, che amiamo follemente Godard ma quando esce l’ultimo capitolo dell’Era glaciale facciamo a botte con i bambini per accaparrarci un biglietto! Adoro Modern Family!

  2. 🙂 Son d’accordo, anche se le vie di mezzo sono sempre le più complesse, che che se ne dica dei “facili” prodotti commerciali. In realtà sarebbe “davvero” tutto più facile se ci fosse qualcuno che mi dicesse: «to’, questo stock di film è ok, sono quelli giusti; tutti gli altri no.»

    … però poi dove sarebbe il divertimento? Anzi: e dove lo mettiamo il divertimento?

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