Vlogger italiani. Intervista a Matioski

di Letizia Lara

Il convegno Critica della critica, tenutosi presso l’Università di Bologna, ha sicuramente aperto molti spunti di dibattito sulla critica contemporanea.
In particolare, ho trovato molto interessante l’intervento di Violetta Bellocchio, intitolato Mai visto un film più brutto. La video recensione come performance. Le sue parole, riguardanti per lo più persone/personaggi di area anglofona, mi hanno rimandato a casi più italiani, in particolare uno a me vicino: Matioski. L’ho contattato ed ecco cosa mi ha raccontato.

Come e quando hai avuto l’idea di reinventarti e far nascere Matioski? (Alter ego o semplice nome d’arte?)

Tutto è cominciato quasi tre anni fa. Yotobi, uno degli youtuber più famosi in Italia, organizzò un concorso per festeggiare il raggiungimento della quota di 3000 iscritti (cifra che, ai tempi, sembrava enorme). Decisi di partecipare, spinto dal suggerimento di un mio amico, e realizzai il mio primo video, ovvero la recensione di “Quattro Carogne a Malopasso”. Mi classificai secondo, e da allora non mi sono più fermato. E’ importante sottolineare come il panorama dell’epoca fosse completamente diverso da quello attuale; Youtube non era ancora esploso a livello di popolarità, e quindi chi caricava video non si aspettava certo di diventare famoso, o di conseguire obiettivi importanti. Era una fase più ingenua, dominata dalla sperimentazione e dalla voglia di divertirsi e divertire.

Il nick “Matioski” deriva dall’appellativo con cui mi chiamava mia madre da piccolo, e non ha un vero e proprio significato. Potrei dire che Matioski è la parte più folle della mia personalità, una valvola di sfogo. Fondamentalmente, sono un timido che cerca di essere estroverso, e nei video posso lasciarmi andare del tutto. Posso quasi dire che il videomaking abbia svolto una funzione terapeutica, visto che anche nella vita di tutti i giorni ora mi sento più “libero”. E’ stato anche un ottimo modo per migliorare la parlantina in vista degli esami universitari, per la cronaca.

Recensire film su YouTube è diventato un hobby per molte persone. Perché credi che così tanta gente segua te e i tuoi video e non quelli di altri?

Ho iniziato la mia “carriera” quando Youtube era nella sua fase iniziale di crescita. L’offerta era molto minore, e di conseguenza era molto più facile emergere. E’ divertente andare a controllare quali fossero i partecipanti del concorso di Yotobi a cui ho accennato prima; oltre a me, nella lista si troveranno molti youtubers che da allora sono cresciuti, e si trovano tutt’ora sulla cresta dell’onda. Siamo tutti “nati” più o meno in quel periodo, e con contenuti più o meno basilari: chi recensiva film, chi recensiva videogiochi, chi proponeva sketch comici… Adesso è molto più difficile farsi notare; l’unico modo per farlo è proporre format inediti e particolarmente innovativi, oppure sfruttare le mode del momento e cavalcare l’onda. Non credo quindi di avere particolari meriti, ho semplicemente cominciato a caricare video in un “momento storico” favorevole.

Come sei cambiato tu e di conseguenza la tua produzione dal primo video ad oggi?

Le differenze principali sono due: sono diventato più spigliato, e ho un taglio di capelli decente. Ah, e naturalmente c’è stato il passaggio all’HD. Per il resto, non credo che ci siano stati cambiamenti particolarmente significativi: i contenuti del mio canale rimangono umoristici (con qualche eccezione) e i video sono semplici, senza effetti visivi e/o di montaggio particolarmente elaborati.

Da dove nasce l’idea delle recensioni in pillola (della durata di un minuto)?

Mi sono reso conto, come già accennato, che proporre idee nuove è il modo migliore per avere visibilità nel panorama attuale di Youtube. Fino a quel punto mi ero specializzato in recensioni di film trash, tipologia di video che però veniva già realizzata da Yotobi. Mi sono chiesto: “perché una persona dovrebbe sentire la necessità di fermarsi sul mio canale, quando Yotobi offre la stessa tipologia di contenuti ed è molto più popolare di me?”. A quel punto, ho pensato ai vari format che hanno successo in America, e ho preso spunto da una rubrica intitolata Bum Reviews, in cui un finto barbone (interpretato da Doug Walker, conosciuto come Nostalgia Critic) riassume i film del momento, dipingendoli sempre in maniera entusiastica ed eccessiva, portando così alla luce i loro difetti. Io ho optato invece per l’esatto contrario, cercando di arrivare allo stesso risultato rimanendo però freddo e distaccato, quasi come se fossi un automa. E la riduzione della lunghezza del riassunto al “minuto standard” è sia una sfida per me, sia un modo per far presa sul pubblico, sempre più impegnato, frettoloso e con una bassa soglia dell’attenzione.

Trai dei benefici da quest’hobby? Lo considereresti un lavoro?

Con la “partnership”, ovvero un contratto che Youtube (e, recentemente, alcuni network specifici) stipula con youtubers che caricano video con una certa frequenza e che ottengono un buon numero di visualizzazioni, è possibile guadagnare grazie ai banner pubblicitari. Nonostante quello che pensano molte persone, però, il ricavato è davvero minimo, talvolta ridicolo, e le persone che possono “mantenersi” con Youtube, in Italia, si contano davvero sulle dita di una mano. Non lo considero dunque un lavoro, ma piuttosto una vetrina, un’opportunità per farsi vedere. I lavori saltuari che ho ottenuto in questi anni, infatti, derivano tutti dalla mia esperienza di videomaker.

Quasi due anni fa hai partecipato al programma TV The Social King. Mi racconti un po’ com’è andata?

Tralasciando il risultato più o meno futile che ho conseguito (ho partecipato alle finali del programma, classificandomi terzo…o quarto), considero Social King un’enorme opportunità sprecata. L’idea di creare una trasmissione in cui i protagonisti fossero youtubers, o comunque persone popolari sul web (sono stati invitati anche blogger, ad esempio), era ottima, ma non è stata sfruttata a dovere; i partecipanti sarebbero potuti essere pizzaioli, tassisti o dirigenti d’azienda, e il risultato non sarebbe cambiato. La struttura a quiz spersonalizzava completamente i vari ospiti, che non avevano modo di farsi conoscere e di mostrare a dovere le abilità e i contenuti che li avevano resi popolari in Rete. Si è trattato, in definitiva, di uno specchietto per le allodole, un tentativo di traghettare il pubblico di Youtube sulla televisione…tentativo vano, visto che Social King andava in onda il sabato e la domenica mattina, ad orari decisamente non congegnali.

Ti reputi un amatore o un critico a tutti gli effetti? La tua formazione accademica ha influito sul tuo giudizio? Se sì, come?

Non mi ritengo assolutamente un critico cinematografico, anche perché nelle mie vecchie recensioni mi sono sempre occupato di film dichiaratamente orribili, cercando di spacciarli come capolavori per puro intento comico. Certo, volendo dare una lettura più profonda alla mia operazione, si potrebbe notare che, utilizzando le parole giuste, chiunque è in grado di rendere bello e meritevole d’attenzione anche uno scopino per il water. Con i nuovi video mi sto occupando di “riassumere” i blockbuster del momento, ma anche in questo caso non è presente una critica vera e propria, ma più che altro un’ironia su quelli che sono gli stereotipi del cinema moderno. La formazione accademica ha influito più che altro sul mio gusto personale, e immagino anche su ciò che scrivo come autore.

Cosa pensi della critica cinematografica oggi e che idee hai per quella del domani?

Come dice spesso il mio “collega” victorlaszlo88, ogni film dovrebbe essere valutato per quello che è. Se una persona si reca al cinema per vedere “Die Hard”, di certo non si aspetta di trovarsi davanti a una trama profonda ed a una regia raffinata. Il cinema di genere va decisamente rivalutato. Già questo sarebbe un grande passo avanti. Dall’altro lato, credo che i critici dovrebbero lasciarsi influenzare di meno dalle politiche di marketing delle grandi case di produzione. Non è possibile accogliere come “grande innovazione” e definire “commedia brillante” l’ultimo cinepanettone di Christian DeSica, solo perché mancano i peti.

Che futuro vedi per Matioski?

Oddio, domanda difficile. Sinceramente non credo che Youtube rimarrà sulla cresta dell’onda per sempre, e la sua recente politica sta già svantaggiando gli youtuber singoli, privilegiando invece i canali delle reti televisive, o comunque contenuti che hanno un esborso di capitali alle spalle. Sul lato personale, è un periodo in cui sono molto demoralizzato. Spero solo di riuscire a vivere di ciò che mi piace: scrivere, produrre contenuti audiovisivi, fare divertire le persone. In caso contrario, potrei ereditare il lavoro di mio padre, e allora mi vedrete scorrazzare per Milano a bordo di un taxi bianco.

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