«Who was that nigger?»: Spike Vs. Quentin

di Laura Mugnai

Nel suo precedente film, Bastardi senza gloria, Tarantino aveva un pezzo di Seconda Guerra Mondiale e revisionismo storico (Hitler crivellato di proiettili in una sala cinematografica) in territorio francese. Stavolta, con Django Unchained, la sfida consisteva nel trattare della lotta alla schiavitù nel Sud degli Stati Uniti sfruttando le caratteristiche del Western all’italiana, genere notoriamente amato dal regista.

Pur essendo entrambi due capitoli bui del passato, a Tarantino «non interessano i cortocircuiti spazio-temporali, non interessa neanche la benchè minima verosimiglianza. Quando ci si accorge che il cinema è in grado di modificare la Storia, cosa volete sia la verosimiglianza?» (Pier Maria Bocchi, Speciale Bastardi senza gloria, “Cineforum” n° 489). Se in Django questa non è un fattore inattaccabile o inviolabile, lo stesso tuttavia non si può dire del politicamente corretto.

Almeno così sembra pensarla Spike Lee, che il 22 dicembre 2012 – a tre giorni dall’uscita ufficiale nelle sale – avvia la sua polemica su Twitter: «La schiavitù americana non è uno Spaghetti Western alla Sergio Leone. Fu un olocausto». Lee ha inoltre dichiarato alla rivista Vibe che avrebbe boicottato il film poiché «irrispettoso verso i miei antenati».
La piccola diatriba fra i due, in effetti, nasce più o meno quindici anni fa, quando in un’intervista per Daily Variety, Lee accusa Jackie Brown (1997) di blaxpotation, oltre ad usare troppe volte e con troppa disinvoltura la parola “nigger”.

Accuse che con Unchained vengono ribadite: la parola in questione viene ripetuta non meno di 109 volte, stando al periodico Variety, 127 invece per il nostrano Ciak (gennaio 2013). Anche la risposta di Tarantino non tarda ad arrivare: «Nessuno può rinfacciarmi il fatto di aver usato nel film quella parola, non più di quanto la gente facesse nel 1858». Sempre tra le pagine di Ciak il regista dichiara in un’intervista: «l’intento del film credo sia chiaro e limpido. Anzi, sono contento che quasi in contemporanea sia uscito anche Lincoln di Spielberg».

D’altra parte, il legame con il genere blaxpotation (indubbiamente presente in Jackie Brown) qui passa in secondo piano per lasciare più spazio ad un “Southern”, al registro ironico e lievemernte dissacratorio proprio dello stile di Tarantino e che pervade tutta la sua filmografia al pari delle citazioni cinefile che i fans si divertono a rintracciare.

Per tornare brevemente al confronto tra Bastardi senza gloria e Unchained, occorre notare come un importante elemento comune a entrambi sia proprio la revenge iscritta all’interno di una missione precisa (uccidere nazisti in uno, trovare e liberare Broomhilda nell’altro). Un obiettivo ben sintetizzato dalle parole che il Dottor King Schultz/Christoph Waltz rivolge al protagonista: «Quanto ti piacerebbe uccidere bianchi a pagamento?».

La storia personale di Django Freeman/Jamie Foxx è paragonabile quindi al desiderio di rivincita di Pam Grier/Jackie Brown così come quella che si prendono le tre ragazze a bordo di una Dodge Challenger del 1970 che, esattamente come lo schiavo liberato, da prede diventano predatrici (Grindhouse – A prova di morte, 2007).
Freeman è anche il nome della famiglia protagonista della serie animata The Boondocks, trasmessa in Italia su MTV. Nata come striscia a fumetti disegnata da Aaron McGruder, la serie condivide con Unchained la violenza sia fisica che verbale (altra grande collezionista di “nigger”). Una violenza rispetto al film mitigata sul piano visivo dalla natura di cartoon, ma prorompente sul piano del politicamente scorretto: The Boondocks si caratterizza infatti per lo sfruttamento costante e smodato dei più diffusi stereotipi circa la comunità afromaericana statunitense finendo ovviamente per irriderli.

Per una curiosa coincidenza Samuel L. Jackson è il doppiatore di uno dei personaggi secondari; neppure mancano occasionali citazioni (tra un Beep! e l’altro) su pellicole come Pulp Fiction.

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