La valle del silicone: come coltivare una fiorente start-up italiana

di Valentina Marzola

Un nuovo fenomeno sta catturando da alcuni anni il nostro bello Stivale: la corsa alle start-up. Imprese giovani e dinamiche donano all’utente una nuova idea di cosa significhi fare business al tempo del Web 2.0.

Prendiamo la mappa delle start-up italiane dal sito StartUpPeople, “genialata” creata da Indigeni Digitali – associazione votata alla diffusione della cultura digitale – e da Intervistato.com – una sorta di piattaforma di crowdsourcing per le interviste a chiunque si desideri. Questo progetto offre la possibilità a tutte le start-up di inserirsi nella mappa e auto-pubblicizzarsi con la loro presenza, delineando così il dettagliato impianto di questi nuovi business in giro per l’Italia. Come possiamo notare, Milano è il fulcro nevralgico, la massima sorgente di start-up italiane. Non viene comunque contato chi non è registrato in questo catalogo geografico.

Osserviamo poi per un attimo i dati dell’infografica creata dagli analisti del blog Gist, che ci pongono in sesta posizione in Europa per facilitazioni nella creazione di start-up, preceduti da Germania, Francia, UK, Spagna e Russia. Solo la Turchia sembra far peggio di noi.

Ma non dobbiamo disperare. La forza giovane del nostro paese non si fa poi così sopraffare dagli eventi. Ed è così che è nata una delle startup più interessanti dell’ultimo anno. Hanno già spopolato in radio, giornali e, ebbene sì, anche alla 69° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia: Sto parlando di COPY COPY.
Nata dalle menti di due fratelli, Daniel e David Debash, il primo neolaureato a Londra e Parigi e il secondo futuro ingegnere ad Haifa, con l’aiuto dell’amico Joshua Naman, appassionato di startup e Be project, Copycopy è una favolosa invenzione, creata per dar la possibilità agli studenti di far fotocopie gratuite. Basta infatti l’iscrizione al sito copycopy.it, il ritiro della propria copycopy card al costo di 1 euro presso una qualsiasi delle copycopy station e il gioco è fatto: si potrà fotocopiare un numero illimitato di pagine. Ma qual’è la particolarità? Sul retro di ogni pagina vi sarà una pubblicità, geolocalizzata s’intende. E’ l’idea venuta a questi tre ragazzi, tutt’oggi milionari, e già rincorsi da una miriade di sponsor.

Iil progetto è partito a Roma Tor Vergata, dove ha ovviamente riscosso un notevole successo. E ben altre postazioni sono in fase di allestimento a Bari, Firenze, altre 3 a Roma e a Perugia. Qual’è il problema? I creatori vorrebbero espandere questo business all’intero sistema universitario ma i termini d’attesa anche solo per avere un cenno da parte degli organi accademici sono interminabili. Queste difficoltà stanno perciò spingendo i ragazzi a spostarsi verso l’estero, principalmente Germania e Francia, ma anche Israele, dove il feedback è stato assolutamente positivo e non vi è un iter burocratico così snervante. Quindi, con un fatturato previsto di circa 700 mila euro per il 2013 e ben pochi competitors – perché diciamocelo, nessuna pubblicità fa più effetto di una fissata per ore e ore su di un libro di studi -, i tre creatori di 25 anni ciascuno han dato vita ad una delle più fiorenti startup italiane degli ultimi tempi.

Ma è poi così semplice sopravvivere nella tana dei leoni del business? Gli analisti di commercialista.com hanno creato una interessante infografica che ci mostra quanto, in realtà, non sia poi così in discesa il percorso per attivare una start-up nel nostro paese. In Italia il 14,2% di queste nuove imprese non sopravvive al primo anno, il 26,8% al secondo e via crescendo di anno in anno. Perché? Le tasse sono opprimenti. Soffocano la novità. Invece di incentivare la creatività, la ostacolano. Perciò, unendo la lunga tempistica burocratica alla pesante tassazione, coltivare una start-up è di per sé un’impresa.

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2 thoughts on “La valle del silicone: come coltivare una fiorente start-up italiana

  1. Non sapevo che l’Europa fosse costituita solo da 7 Paesi e che quindi l’Italia, in sesta posizione per “facilitazioni nella creazione di start up”, fosse migliore solo alla Turchia. E gli altri Paesi? perché vedere ovunque il negativo e sminuire tutto? (Tipico di molti italiani). Le faccio, cara autrice, solo un esempio di “facilitazioni”: http://www.emiliaromagnastartup.it/. Ma questo è solo uno dei possibili esempi che potrei farle. L’Italia è costellata di incubatori di impresa che accompagnano le belle idee in un processo di progettazione, formazione degli startupper e lancio nel mercato. Perché non parlate di loro? E’ ovvio e naturale che alcune idee non attecchiscano, altrimenti saremo tutti imprenditori! Ma mi pare, andando sul sito di copycopy, che presto installeranno copystation in tutta Italia. Buon per loro! Per quanto riguarda la sua affermazione che il “14,2% di queste nuove imprese non sopravvive al primo anno, il 26,8% al secondo e via crescendo di anno in anno.” Ma le pare un dato del tutto negativo? Consideri le migliaia di imprese che falliscono in Italia ogni giorno, forse rivedrebbe al rialzo la sua opinione riguardo la positività di questi dati. Poi scrive: “Perché? Le tasse sono opprimenti. Soffocano la novità. Invece di incentivare la creatività, la ostacolano. Perciò, unendo la lunga tempistica burocratica alla pesante tassazione, coltivare una start-up è di per sé un’impresa.” Le rispondo che in pochissimo tempo siamo passati da zero a 200 milioni di finanziamenti l’anno per progetti di impresa e questi sono accompagnati da detrazioni fiscali che seppure ancora parziali (decreto sviluppo Passera) sono comunque un inizio. Vogliamo riconoscere almeno questo inizio? Il Paese in cui viviamo continua a vivere una situazione drammatica. Ma ogni tanto, almeno sui temi che tutto il mondo intravede come il futuro e la soluzione per uscire dalla crisi, cerchiamo di mettere in risalto anche gli aspetti positivi con obiettività. Poi mi permetta.. si parla di digitalizzazione dei libri per tutte le classi di istruzione e lei prende come esempio una start up come copycopy.. per quanti anni può sopravvivere una start up così?
    Visitate il blog placevent.wordpress.com, il blog del laboratorio di organizzazione eventi e placement della LM in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale.
    Un saluto e buon lavoro.
    Francesco.

  2. Pingback: Tentativo Good As You: come sdoganare l’universo omosessuale nel cinema? | Fuori Corso

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